Irene Saderini, brillante giornalista Mediaset apprezzatissima per i suoi contributi dal mondo della Superbike, è in prima linea su tutti i fronti più caldi della galassia degli sport motoristici.
Con lei abbiamo fatto una panoramica dell’attualità partendo, com’era inevitabile, dall’ultimo GP di Formula 1.
Ma che succede alla Ferrari?
“Succede che si sono persi l’occasione di vincere il mondiale, purtroppo. Da italiana spero che la matematica possa essere più di una sottrazione in cui sperare, ma la realtà è che la Mercedes è tornata prima del previsto e la sfortuna ha voltato la faccia a Maranello”

“Quando provo a essere femminile il camionista che è in me piange”: è il commento di Irene Saderini a questa sua foto postata su Twitter

In Superbike, quest’anno, sui podi quasi solo bandiere del Regno Unito: e gli italiani?
“Gli italiani, infatti, boh! C’è una casa italiana – la Ducati – che ha un pilota come Chaz Davies che quest’anno forse era un po’ costretto a guidare al limite per rimanere vicino a Johnny Rea e la sua Kawasaki. Ma è in arrivo un cuore nuovo a 4 cilindri per la casa di Borgo Panigale, magari è la volta buona, incrociamo le dita.
Sento parlare di eventuali norme che introdurrebbe Dorna per rendere meno prestazionale Kawasaki: sono contraria. Sono contraria anche all’inversione della griglia la domenica. Se da pilota ho conquistato la pole è giusto che io parta per primo; se ho costruito la moto migliore, perché rallentarla?”
Superbike e MotoGP: escludendo gli aspetti tecnici, quali sono gli altri risvolti dei due “mondi” che ti piacciono di più e di meno? E in MotoGP vincerà Marquez?
“C’è un paddock, ci sono i box e c’è una griglia di partenza: molte persone che lavorano in SBK, prima erano in MotoGP, e viceversa. Sicuramente in SBK l’atmosfera è più rilassata, ma per il resto i piloti sia di qua che di la sono ragazzi disponibili in ogni momento. Certo in SBK metto la parrucche in testa a Rea e i braccioli a Davies per Ferragosto, ma sono sicura che senza il filtro dell’ufficio stampa lo farebbero volentieri anche Rossi e Marquez.
Il Mondiale? Con Valentino infortunato e Vinales discontinuo, spero che possa vincere Andrea Dovizioso”.
Tu e i social, dove hai decine di migliaia di fans e followers: ti… cade mai la catena, tra impegni professionali e vantaggi e svantaggi della notorietà?
“I social sono qualcosa di divertente, non credo che bisognerebbe prendersi troppo sul serio. Dicono che essere famosi su Instagram sia come essere ricchi a Monopoli, no?
Per il resto: a me fa piacere quando le persone mi fermano per una foto o per un saluto, sono quasi sempre appassionati di moto e spesso mi danno anche ottimi consigli”.
Ti mancano mai gli anni da inviata di guerra?
“Sì, mi mancano molto; sono cresciuta professionalmente pensando che “fare il giornalista” significasse fare l’inviato di guerra: ho sempre creduto che ci volesse una buona dose di senso di responsabilità.
Ho un progetto che tengo nel cassetto da qualche tempo, chissà, magari presto tornerò da quelle parti”
Un’ultima curiosità da fan della musica: cosa stai ascoltando in questo periodo?
“Dipende molto dal momento: nelle ultime playlist ho messo Solomun e tanta deep house. Guido molto e spesso ascolto lo ska e il punk di quando ero molto giovane, mi fa sorridere e mi fa ricordare un sacco di birre.
Quando non mi vede nessuno, però, canto a squarciagola le canzoni italiane degli anni Sessanta che mi ha insegnato mia mamma”.