Omar Pedrini sarà tra le firme di prestigio di Sport Tribune Magazine, il cui primo numero sarà in edicola a novembre (http://sportribune.it/2017/10/03/nasce-sport-tribune-il-magazine-che-lo-sport-merita-uscira-con-soccer/) insieme a Soccer Illustrated. “Sono molto curioso – esordisce Pedrini – di collaborare con Sport Tribune, perché lo sport mi piace praticamente tutto”.
Tre interventi al cuore dopo, Pedrini ha dovuto rinunciare allo sport “agonistico” (era uno dei pilastri della Nazionale Cantanti) ma è molto carico, come si nota anche nei video dei brani del suo recente album ‘Come se non ci fosse un domani’. Lo Zio Rock ha infatti avuto il definitivo permesso dal cardiologo per tornare a cantare in tour dopo diversi anni di pausa forzata. “E’ stata la notizia più bella del mondo! Mi ha detto di non esagerare – confessa Omar – ma gli ho risposto che sarebbe come dire a Schumacher, al suo risveglio, che potrà di nuovo mettersi al volante purchè vada piano”.
Passione inesauribile e spirito indomito, Pedrini  – che al rock della sua carriera solista, e prima dei Timoria, ha aggiunto negli anni numerose altre esperienze importanti tra poesia, tv, cinema, radio e docenze universitarie – ci apre volentieri la pagina pressoché inedita del suo rapporto con lo sport. “Fin da bambino  – ricorda – sono sempre stato molto sportivo, e giocavo soprattutto a calcio. In quarta ginnasio, siccome ero già 1,90, ho iniziato a giocare anche nella squadra di rugby della scuola e ho scoperto i valori di un grande sport”.
Cosa ti piace del rubgy?
“Praticamente tutto. Il senso della squadra, dove non ci sono primedonne. Il rispetto delle regole e il fatto che non si simula, come succede troppo spesso nel calcio, tanto che se uno lo fa sono gli stessi compagni a stopparlo subito: è l’anticorpo che ci vuole. Il rispetto degli avversari: non ci sono nemici, ci si batte lealmente per tutta la partita ma poi ci si ritrova insieme per il terzo tempo, come dovrebbe essere sempre. E poi la palla ovale rimbalza in maniera imprecisa, un po’ come nella vita: giocare da ragazzo seconda linea, nel pacchetto di mischia, probabilmente mi ha preparato per quello che ho dovuto sopportare poi…”
Molto lo racconti nella tua biografia, “Cane Sciolto”. Perché farla uscire proprio ora?
“Ho resistito alle prime proposte, soprattutto negli anni scorsi, perché la curiosità era troppo concentrata sul passato con i Timoria. Compiuti i 50 anni, però, ho ceduto: così per altri 30 anni sono a posto!
A parlare di me però io non riesco: se l’avessi scritta da solo sarei stato o troppo severo o troppo indulgente con me stesso, e allora è nata con Federico Scarioni”.
Com’è andata?
“E’ stato un bellissimo percorso. Ci siamo divisi la lettura di una quarantina di biografie, e ne è uscita una che ha il taglio di un romanzo e uno stile crudo, quasi cronachistico. Alla fine avevamo scelto come modello ‘Open’, di Andre Agassi”.
E così torniamo ad un altro sport che ami.
“Sì, il tennis mi piace e ci ho giocato molto. Non trovo invece rock il golf, ma a parecchi che fanno rock piace molto e tanti big mondiali, quando sono in tour, esigono di avere un green a disposizione. Compresi i Metallica, ti ripeto: i Metallica! Non a caso Bono degli U2, quando introdusse Bruce Springsteen nella Rock ‘n Roll Hall of Fame, disse anche che il Boss è una delle ultime rockstar che non abbia mai giocato a golf”.
Gli ultimi Gran Premi, invece, hanno cambiato il destino del Mondiale di Formula 1.
“Una beffa. Le Ferrari di quest’anno erano pari o superiori alla Mercedes, un vero peccato! Comunque se quel bimbominkia (il riferimento è a Verstappen, ndr) va addosso soltanto alle Rosse fa sorgere un sospetto: non è che tra un po’ ce lo ritroveremo in Mercedes?”.
Non resta che aspettare. Quanto dovremo attendere, invece, per rivedere in A il “tuo” Brescia?
“Mia moglie – scherza Pedrini – lo sa, il più grande amore della mia vita è… Roberto Baggio. Sono ancora fermo agli anni con Roby e con Pirlo. Già che ci sono, siccome ho letto che si ritira, ne approfitto per lanciare un appello a Pirlo. Quando torni dagli States, Andrea, ti va di dare una mano a Cellino per riportare in alto il Brescia?”.
Tornando a Baggio: è del 1967, come te.
“Classe di ferro, eh?! Ma quello è stato un anno speciale: quello della Summer of love e di Sgt. Pepper dei Beatles”.