Primo atto della stagione Nba 2017/18 e primi momenti da fissare nella memoria. La stretta di mano di LeBron James a Gordon Hayward, attonito e sofferente in barella dopo la tremenda frattura alla tibia che potrebbe costargli un’intera stagione, aggiunge un motivo a quelli elencati dal magazine GQ per indicare la superstar dei Cavs come il numero uno dei “50 greatest living athletes”.
Ci sono le rivalità, anche fiere come tra Cleveland Cavaliers e Boston Celtics, ma certi episodi – per qualche lunghissimo minuto – riportano tutti al loro lato più umano. E anche se poi i giocatori delle due squadre hanno dato vita ad un vibrante e combattutissimo match (per la cronaca vinto dai Cavs 102-99, con James su tutti), è facile immaginare che non se ne andrà così presto la sensazione che si intuiva sulle facce degli atleti mentre si rendevano conto di quanto era appena accaduto ad un loro collega. Che, esattamente come loro, dedica tempo e fatica all’obiettivo di essere ogni sera importante nella Lega più competitiva del mondo.
Ecco allora perchè la didattica sportività del gesto di James (come di altri suoi compagni), l’abbraccio fatto di applausi dell’intera arena dei Cavs e il fatto che James abbia anche brevemente raggiunto Hayward in sala medica in un successivo break vanno schedati nella mente e non solo sui social. Dove è peraltro bene che vengano citati in loop, specialmente pensando ad altri contesti dove perfino vergognose urla di scherno accompagnano gli infortuni degli avversari.
Ovvio l’augurio ad Hayward di riprendersi in fretta, anche se le primissime diagnosi dicono che non sarà facile, e non solo per il bene suo e dei Celtics, In fondo, infatti, gli stessi Cavs sanno di aver bisogno anche della più forte avversaria di Eastern Conference per tenere sempre viva e scalciante la carica che occorre per tornare a vincere le Finals.