“Il mio entusiasmo per lo sport e poi per il triathlon è venuto da solo. Fin da bambino mi incuriosivano gli allenamenti di mio padre per la maratona, così ho voluto unirmi. A dodici anni ero in gruppo con lui sulla strada ed ho imparato ad amare lo sport. Senza costrizione e senza stress”. Così il neocampione del mondo di triathlon Patrick Lange racconta sul proprio sito personale, con grande semplicità, i primi passi della lunga corsa verso il tetto del mondo.
Un traguardo raggiunto, bandiera tedesca in mano all’arrivo, con la strepitosa vittoria dell’Ironman 2017 di Kona, nelle Hawaii: ciò che – come ha ammesso lo stesso campione tedesco – era un sogno è diventato realtà. Condita, per di più, da una performance pazzesca: Lange ha nuotato 3.800 metri in 48’45”, ha pedalato per 180 km in 4h28’53” ed ha corso a piedi i 42km della maratona in 2h39’59”, per un totale di 8h01’40” (migliorato il record del 2011 di 8h03’56” di Craig Alexander) che lo ha avvicinato all’abbattimento del muro delle 8 ore.
Vittoria dopo vittoria, Lange (nato nel 1986 a Bad Wildungen) è ad oggi uno sportivo famoso ed un atleta di riferimento da tutti i punti di vista (non a caso, ad esempio ha provato in anteprima un il nuovo casco Koina di Ekoï, che sarà lanciato ufficialmente sul mercato a dicembre 2017), ma non ha dimenticato gli amici di sempre. “Si può pensare – racconta sempre lui via web – che il tempo separi, ma la connessione attraverso la passione per gli sport è più forte ed è rimasta intatta”, tanto che alcuni di loro sono gli ex adolescenti che Lange incrociava al club di atletica o alle prime gare in mountain bike, sport in cui – a 14 anni – ha vinto il campionato tedesco MTB U15.
Non si diventa davvero forti, però, senza aver imparato a superare duri ostacoli, e Lange lo ha imparato dopo una pesante caduta che l’ha costretto ad una pausa: “Un tempo che ho usato per riorientarmi”, fino a che “Attraverso una fortunata coincidenza, sono entrato in contatto con Martin Zülch, che per la prima volta ha creato un piano di formazione per me che mi ha accompagnato nella mia vita sportiva”.
Era, quello, un piano di formazione per i triathleti: comprendere il potenziale in quello sport è stato un passaggio fondamentale per Lange, che tra un cambio di trainer e l’altro ha inanellato cinque titoli di campione tedesco.
I due podi (bronzo 2016 e oro 2017) all’Ironman che Lange aveva comunque da tempo in mente, sono legati ad un evento del 2015: il fondamentale passaggio “come allenatore totale” a Faris Al-Sultan. Padre iraniano e madre tedesca, Faris Al-Sultan è a sua volta una leggenda del triathlon: nato a Monaco di Baviera nel 1978, ha dovuto abbandonare gli studi di Lingua, letteratura e storia medio-orientali solo per gli impellenti impegni con il triathlon che l’hanno però portato a vincere un oro e due bronzi ai mondiai di Ironman corsi tra 2004 e 2006. Il tutto partendo dall’ammirazione per un altro mito del triathlon Thomas Hellriegel, soprannominato “Hell on Wheels”, che vinse a sua volta l’Ironman 1997 salendo sul podio altre tre volte tra 1995 e 2001.
In una sorta di passaggio del testimone tra grandissimi, in questi anni Lange ha preso il volo: “Ora – racconta sempre lui sul proprio sito – ho un intero team di allenatori, fisioterapisti personali e consulenti selezionati”. Questa squadra lo ha accompagnato al vertice della sua disciplina, con una precisa idea di quello che fa: “Il Triathlon – spiega Lange – non è nuotare, andare in bicicletta o correre. Il Triathlon è uno sport di resistenza che porta sempre gli atleti ai propri limiti. Non solo fisicamente, ma anche mentalmente”. Ecco perchè bisogna “Esercitarsi regolarmente – spesso soli – sotto il sole, la pioggia o la neve, e non abbandonare mai… Anche se il corpo ‘si ferma!'”.