«Il basket mi è entrato nel sangue. Un amore, per tutta la vita».

A parlare così non è un atleta qualsiasi, ma Alice Sabatini che dopo anni passati a calcare il parquet ha sostituito (temporaneamente) le scarpe da ginnastica con i tacchi per le passerelle dell’alta moda.

Fino a diventare Miss Italia nel 2015, un’esperienza che con il basket ha poco a che vedere, almeno all’apparenza. E invece Alice, che collaborerà con Sport Tribune in edicola da novembre, ci ha anticipato come si conciliano nella sua vita due attività così distanti con alcune considerazioni che sicuramente non appaiono scontate. Che riguardano il senso di squadra, l’adrenalina, il raggiungimento di un obiettivo. Tutti elementi che solo lo sport può insegnare.

 Alice, intanto cosa rappresenta per te il basket?

«E’ entrato per caso nella mia vita. Una scoperta, che fin da subito mi ha dato emozione. Non avevo mai preso una palla da basket in mano, ma da subito mi ha insegnato il senso di squadra. E poi è diventato uno stile di vita. Nonostante tutti gli impegni che ho, a volte non riesco neppure ad allenarmi, però vado a giocare anche se stanca morta piuttosto di esserci. Il basket mi è entrato nel sangue. E’ diventato un amore, per tutta la vita».

 Cosa ti piace del basket?

«L’adrenalina prima della partita. E poi il riuscire a capirmi con le mie compagne solo con uno sguardo. Creare un legame che è possibile soltanto durante l’allenamento».

Poi il grande salto nel mondo dello spettacolo con Miss Italia. Com’è cambiata la tua vita?

«Un elemento che mi manca nel mondo dello spettacolo è il senso di squadra. Lavoro da sola, senza l’appoggio delle compagne. Mentre un aspetto che ritrovo è il raggiungere un obiettivo. La determinazione, la costanza e la gavetta che sono necessari. Per anni nelle giovanili mi allenavo e stavo anche in panchina. Così nello spettacolo bisogna crescere piano piano a livello professionale per raggiungere certi traguardi. Questo senso del sacrificio poteva insegnarmelo solo lo sport».

 Hai uno sportivo al quale ti ispiri?

«Sicuramente Michael Jordan, che ho anche tatuato addosso. Poteva sembrare egoista, ma dava tutto. Era focalizzato a sentirsi bene giocando bene. Dava il massimo e il suo pensiero era totalizzante. Si sentiva superiore agli altri ma perché lo era, dedicandosi completamente al basket. Poi ha giocato anche a baseball e ora a golf, sempre cercando di essere il migliore. Nonostante le sconfitte è la mentalità che ti caratterizza».

 Com’è stato tornare al basket con Santa Marinella dopo la “sbornia” di Miss Italia. Hai avuto qualche problema, magari con le avversarie?

«Avevo dei timori, soprattutto le prime partite, essendo percepita come personaggio. In particolare per paura che qualche giocatrice mi rifilasse un cazzotto sotto canestro a rimbalzo spaccandomi il naso o il labro. Ma in realtà non c’è stato nessun problema».

 Immagino che comunque non sia facile conciliare le passerelle con il parquet?

«Spesso dopo le partite o gli allenamenti torno acciaccata. Come quando ho avuto una distorsione alla caviglia e il giorno dopo dovevo presentarmi a un evento dove sarei dovuta rimanere tutto il giorno con i tacchi. Mi sono detta: e adesso come faccio? Mi sono presentata comunque e ho sofferto in silenzio. Dopo ore, quando mi hanno detto: ok, andiamo a cena, è stata una liberazione. Certo, li ho implorati di darmi del ghiaccio. Ma per il basket sono pronta a questo e altro».