Flirt, copertine, fashion e glamour non traggano in inganno: Lewis Hamilton lavora duro ogni giorno per esaltare una passione nata fin da bambino, e vince tanto perchè – oltre ad una Mercedes praticamente perfetta – ci mette quel quid di unico, di suo, che lo sta portando al livello dei migliori piloti di Formula 1 di sempre.

Usain Bolt e Lewis Hamilton

Certo dev’essere un bel boost per l’ego avere Usain Bolt e Bill Clinton sul podio a festeggiare la vittoria che ti consegna di fatto, anche se non ancora matematicamente, il quarto titolo mondiale piloti.
Certo dev’essere molto piacevole la compagnia di donne bellissime (“amiche” le definisce quasi sempre Lewis, la cui unica relazione “ufficiale” è stata quella con Nicole Scherzinger) tra un weekend di gara e l’altro, Certo dev’essere gratificante l’attenzione dei fotografi, dei fans, dei follower e dei munifici sponsor che cancellano i problemi dei comuni mortali. Ma non è tutto lì.
Non è tutto lì perchè, altrimenti, il campione inglese (che non è perfetto: qualche scivolone, via media, lo ha collezionato) avrebbe probabilmente perso da tempo almeno parte della grinta che lo contraddistingue, e non avrebbe anzi limato, gara dopo gara, quei pochi difetti che a volte lo mettevano in crisi nei (rari) momenti di difficoltà.
Hamilton in questa stagione è andato spesso vicino alla perfezione. Velocissimo in qualifica, battagliero e tenace in gara, freddo nei momenti decisivi… E fortunato quando è servito. Ha dato l’impressione, a volte, di essere in controllo della vettura come probabilmente era riuscito ad ottenere solo con la prima macchinetta radiocomandata regalatagli dal papà a sei anni. E sembra divertirsi come ai tempi dei kart, quando – giovanissimo – era già così bravo da attirare l’attenzione di Ron Dennis.
L’Hamilton versione 2017, perso il titolo 2016 a vantaggio dell’ora “pensionato” Nico Rosberg, si è ripreso lo scettro e ha domato anche la rediviva Ferrari capitanata da Sebastian Vettel, un altro che quattro titoli mondiali li ha messi in bacheca prima del rivale. Non era scontato, soprattutto in una certa fase della stagione con il Cavallino arrembante e convinto di farcela per la gioia del popolo ferrarista.
Dev’essere quindi vero quanto raccontava tempo fa la fisioterapista neozelandese Angela Cullen, secondo la quale l’immagine di festaiolo del pilota al quale fa da performance coach non racconta per niente la sostanza di Hamilton, che potrà anche indossare magliette sgargianti e bere qualche drink con l’amico Neymar, ma durante la stagione è dedito al lavoro come pochi.
E quando talento e applicazione si alleano, è facile volare alto. Forse aveva capito tutto l’amico Jam che lo chiamava “occhi d’aquila”, perchè notava che Lewis vedeva tutto e notava tutto. Quel rilievo si è trasformato nel tatuaggio preferito del quasi campione del mondo di Formula 1 2017: un’aquila, rapace che vola dove nessuno è in grado di volare.