Il 4 febbraio 2001 i campi del Milano Indoor, vecchio torneo International del quale non ci resta che il ricordo, salutavano la prima vittoria di Federer nel circuito Atp. Fu l’inizio di un’epoca che cambiò il tennis portandolo a un livello mai visto prima. Ora, più di 15 anni dopo, mentre Roger continua a vincere, Milano si prepara ad ospitare una nuova rivoluzione, che potrebbe segnare il corso di questo sport molto più di quanto abbia fatto lo svizzero. Nella cornice delle Next Gen ATP Finals, prima edizione di un torneo al via il 7 novembre in Fiera, nel quale si sfideranno i sette migliori under 21 del mondo(più una wild card italiana), debutterà un pacchetto di nuove regole, che rappresentano la proposta di rinnovamento più profonda che questo sport abbia mai visto.
I ragazzi si scontreranno al meglio dei 5 set, come in uno Slam, ma per aggiudicarsi un set basteranno 4 game (con tie-break sul 3-3). Addio al Let: se la palla toccherà il nastro in battuta sarà considerata giocabile come in ogni altro frangente dell’incontro. Altro addio, questa volta ai vantaggi. Sul 40 pari punto secco; con l’atleta in battuta che potrà scegliere da che lato servire. Su ogni campo ci sarà un orologio che scandirà in maniera sistematica i tempi di gioco (i 25 secondi del servizio ad esempio) rafforzando una regola che esiste già ma che raramente viene applicata alla lettera dai giudici. I giocatori potranno richiedere l’intervento del medico solo un volta per incontro e, se vorranno, avranno a disposizione il coaching. Un’altra novità sarà l’Hawk Eye permanente, con la conseguente eliminazione dei giudici di linea. Se un colpo sia buono o no lo decideranno le telecamere, che segnaleranno con un suono e una luce a chi è assegnato il punto.
Detto ciò, serve una precisazione. Tutte queste novità sono, per dirla così, in prova. L’ATP ha intenzione di eseguire solo un test alle Next Gen Finals, ciò significa che l’applicazione automatica di una o più regole l’anno prossimo per ora non è ancora a tema. Si dovranno vagliare vari aspetti (il gradimento dei tennisti, del pubblico, il buon funzionamento delle tecnologie) prima che anche solo una delle novità venga accettata. E’ anche vero che queste innovazioni hanno sollevato obiezioni da parte degli addetti ai lavori e dei semplici appassionati.

Denis Shapovalov

Qualche dubbio è venuto anche a noi e abbiamo chiesto a Piero Valesio, direttore di Supertennis, quali sono le sue impressioni su tutte queste novità
Direttore quali sono le ragioni di fondo che hanno spinto l’Atp ad organizzare questo nuovo torneo? Colmare un vuoto con una competizione dedicata agli U-21 o magari testare una nuova formula per un tennis che attiri più pubblico?
“Penso sia un insieme di tutto questo. L’Atp ha deciso di concedere una grande vetrina internazionale a tutta la cosiddetta Next Gen. Loro sono i tennisti che non solo in futuro vinceranno tornei, cosa che peraltro già avviene, ma catalizzeranno l’attenzione dei vecchi appassionati e delle nuove generazioni. D’altro canto è anche l’occasione di testare una formula di tennis diversa ma non antitetica rispetto al tennis tradizionale”
In molti però, tra semplici appassionati o addetti ai lavori, hanno il timore che con queste nuove regole il tennis ne esca snaturato. Il No-let ad esempio sembra piacere davvero a pochi.
“Iniziamo col dire che siamo ancora alla fase del test, non siamo in presenza di una sostituzione ma di una prova all’interno di un torneo ufficiale che non sarà affatto un’esibizione. Sul No-let sono anni che se ne parla, credo sia il momento di testare questa regola. Io sono tradizionalista -ride- e resto affezionato alle regole classiche ma capisco bene che nulla è immutabile al mondo, nemmeno uno sport tradizionale come il nostro”
Quindi l’attenzione dell’ATP è rivolta alle nuove generazioni di possibili appassionati?
“Bisogna capire come queste novità saranno recepite da chi il tennis lo ama e lo guarda. Un bilancio finale potrà essere fatto solo alla fine. L’intento generale è quello di accorciare i tempi morti e rendere l’incontro più veloce. Le Next Gen ATP Finals daranno vita ad un taglio tennistico completamente nuovo e questa nuova formula potrebbe piacere a tutta una nuova generazione che si sta avvicinando a questo mondo”
Con la formula dei Set brevi, nei quali i punti di break sono ovviamente molto più determinanti, non si favoriscono i giocatori più esperti e più abituati a farsi trovare pronti nei momenti decisivi rispetto alle nuove generazioni? Inoltre un incontro più breve aiuta i tennisti con qualche anno in più sulla carta d’identità.
“E’ un’osservazione corretta, ma ha un rovescio della medaglia. Le nuove generazioni sono molto più abituate a chiudere lo scambio entro pochi colpi, due o tre direi. Il vincente da ogni posizione si cerca molto di più rispetto a prima. Il tipo di tennis a cui sono abituati li porta a prendere decisioni importanti in un arco di tempo molto ridotto; penso se la caveranno molto bene”.
Quindi questa Next Gen riuscirà a togliere il posto ai Fab Four o farà la fine della generazione successiva, che ha raccolto solo le briciole lasciate dai veterani?
“Direi proprio di si. Il ritorno di alcuni atleti di vertice che quest’anno hanno reso al di sotto le aspettative, a partire da Murray o Djokovic toglierà un po’ di spazio ai giovanissimi, ma questi ultimi sono decisamente più agguerriti dei loro compagni con qualche anno in più e che non hanno mai battuto i Fab Four. Per loro le lancette del tempo corrono più velocemente”.

Abbiamo detto che un posto tra i migliori 8 giovani al mondo è garantito all’Italia grazie ad una Wild Card. La Federazione ha deciso di assegnarla al vincitore di un torneo organizzato allo Sporting Milano 3 in programma dal 3 al 5 novembre.
Alla conferenza stampa abbiamo avuto modo di rivolgere qualche domanda a Sergio Palmieri, direttore delle Next Gen ATP Finals.
Ecco il video.