Neanche cinque partite di Regular Season e Giannis Antetokounmpo ha già dimostrato di aver cambiato marcia.

Mettere le cose in chiaro

Prima partita, prima vittoria. Celtics battuti.

Milwaukee, nonostante la prolungata assenza di Jabari Parker, è partita subito forte. 3 vittorie e una sola sconfitta (contro i Cavs), superando ottime squadre come i Celtics e i Blazers, autori di un avvio scattante. Gran parte del merito va, sicuramente, a Giannis Antetokounmpo. La stella dei Bucks ha offerto prestazioni da leader. 36,8 punti, 10,8 rimbalzi e 5,3 assist di media a partita. Sono numeri esaltanti, considerando che Giannis tira con il 65,9% dal campo. Rimane la pecca di un tiro da tre punti ampiamente inaffidabile (solo 7 tiri tentati, uno segnato). Tutto questo in una Eastern Conference cominciata con prestazioni altalenanti da parte di tutte le squadre.

La grande fuga

Uno dei fenomeni più diffusi durante questo mercato estivo è stata la migrazione di numerose All-Star, in cerca di una squadra in grado di lottare per il titolo. George, Anthony, Hayward, Paul: queste partenze, collegate tra loro al bisogno di unirsi ad una compagine già affermata, possono essere un punto a favore per Giannis. Mi spiego meglio, prendendo come esempio gli Oklahoma City Thunder. Westbrook ha concluso la scorsa stagione con 42 triple doppie in 82 partite, frantumando il record legato al numero di triple doppie in una singola stagione (detenuto da Oscar Robertson) e aggiudicandosi, meritatamente, il premio di MVP. Con l’aggiunta di Anthony e George il gioco di Oklahoma muterà, così come cambieranno le responsabilità di Westbrook, non più chiamato a giocare con il piede perennemente sull’acceleratore per portare a casa la vittoria. Stesso numero di responsabilità ma divise su più spalle. Potenzialmente più vittorie in Regular Season, ma senza un vero trascinatore. Questo influirà sulle statistiche del singolo giocatore nella corsa all’MVP.

Le origini

Un giovane Giannis Antetokounmpo

La famiglia Adetokunbo (cognome originale) arriva in Grecia nel 1992. I genitori di Giannis, Charles e Veronica entrambi di origini Nigeriane, una volta sbarcati, lavorano in clandestinità, cercando di racimolare abbastanza denaro per tirare avanti. Giannis nascerà due anni dopo, il 6 dicembre 1994 a Sepolia (Atene). Terzogenito di cinque fratelli, aiuterà la famiglia con un lavoro da ambulante, con il costante rischio di essere fermato dalla polizia ed essere espulso dal paese. La svolta arriverà con la chiamata del Filathlitikos, società di seconda serie ellenica che gli offrirà il suo primo contratto da professionista. Anche il fratello maggiore Thanasis si metterà in mostra con le proprie prestazioni (attualmente al Panathinaikos) guadagnandosi la 51esima scelta nel Draft NBA del 2014.

Non solo rose e fiori

L’arrivo in NBA non è dei più semplici. Emblematico un episodio avvenuto durante la sua stagione da Rookie. Appena ricevuta la visita dei genitori a Milwaukee, Giannis chiama un taxi per riportare i propri cari in aeroporto, occupandosi in prima persona della spesa. Una volta salutata la famiglia si rende conto che gli rimangono talmente pochi dollari che non è in grado di prendere un taxi per recarsi all’Harris Bradley Center. Un breve riscaldamento e una stanga di 211 cm e 98 kg attraversa di corsa tutta la città, per arrivare in orario alla partita. La cosa non passa inosservata e un paio di  tifosi lo fermano, riconoscendolo come “il rookie dei Bucks” e offrendogli un passaggio. Ricordiamo, inoltre, che Giannis ha trascorso la maggior parte della propria vita senza una cittadinanza. Né quelle Nigeriana (paese mai visitato), né quella ellenica, arrivata solo in un secondo momento, il 9 maggio 2013, per meriti di rappresentanza sportiva. Notizia dell’ultimo mese la prematura scomparsa del padre Charles, 54 anni, colpito da un arresto cardiaco rivelatosi fatale.

La dedica, nel giorno del suo career high, al defunto padre.

Tutto sulle spalle di Giannis

L’esponenziale crescita di Giannis Antetokounmpo

L’assenza di Jabari Parker obbliga Giannis a prendersi molte responsabilità in fase d’attacco, sopratutto nella voce dei punti segnati. Abbiamo visto come il roster dei Bucks pecca di quantità in quella statistica. Brogdon, Monroe, Snell, Henson, sono tutti solidi giocatori ma con pochi canestri nelle mani. Un concreto aiuto, invece, sta arrivando da Khris Middleton. Giocatore uscito dalla Texas A&M University, autore di un buon inizio di regular season e maggiormente responsabilizzato in fase offensiva. Il fatto di avere un collettivo di medio livello, che nei momenti di difficoltà si affida ad occhi chiusi alla propria stella, è un’arma importante per Antetokounmpo.
Nelle ultime stagioni abbiamo visto come concorrano diversi fattori per la corsa al titolo di giocatore dell’anno. In primis, è necessario un valido record di squadra, in una Eastern Conference equilibrata verso il basso, la compagine di Jason Kidd non dovrebbe faticare a trovare la propria identità. Altro punto è come Giannis, nemico pubblico numero uno delle difese avversarie, userà questo scotto per migliorare i propri compagni. Al di là della mera statistica degli assist, sarà interessante vedere il suo comportamento nei momenti di difficoltà. Se sarà in grado di compiere un passo indietro nelle partite storte e mettere in fiducia i compagni. Passa anche da questo la metamorfosi di un campione. Le premesse, e i numeri, per una stagione da MVP ci sono tutte, complice una risonanza mediatica di tutto rispetto. Il futuro, ora più che mai, è in mano alla divinità greca.