250 km di corsa a piedi da completare in sette giorni in autosufficienza alimentare, tra le Ande, con temperature tra i -7 ed i +12 gradi centigradi. E’ la difficile ma affascinante sfida della RacingThePlanet: Patagonia, decima edizione della Roving Race che si correrà dal 12 novembre con partenza da Bariloche.
Sarà dunque la parte argentina della vasta regione sudamericana ad ospitare quest’anno i circa 350 partecipanti alla corsa che dal 2008 si è aggiunta ai quattro appuntamenti fissi della 4Desert che, a partire dal 2003, vengono sempre disputati nel deserto di Atacama in Cile, nel deserto di Gobi in Cina, nel Sahara egiziano e in Antartide.
La sempre diversa RacingThePlanet Ultramarathon arriva nella affascinante Patagonia dopo aver toccato Vietnam (2008), Namibia (2009), Australia (2010), Nepal (2011), Giordania (2012), Islanda (2013), Madagascar (2014), Ecuador (2015) e Sri Lanka (2016).
Ad attendere gli atleti in questa durissima sfida saranno steppe aride, praterie, deserti, laghi e fiumi, insieme ad una enorme varietà di fauna selvatica che comprende tra l’altro cervi, armadilli, volpi e puma. Un contesto ambientale tra i più variegati ed impegnativi al mondo, con tappe di varia lunghezza (la più impegnativa, la quinta, sarà di circa 80 km) e su altimetrie diverse.
All’interno della corsa l’unico aiuto (oltre ovviamente all’equipe medica sempre pronta ad intervenire) consisterà nei punti di rifornimento d’acqua ogni circa 10 km. Fondamentale sarà quindi il contenuto dello zaino che ciascun atleta potrà portare con sé: inevitabile chiedere cosa ci sarà dentro ad uno dei soli dieci italiani che parteciperanno alla gara, Simone Zahami.
Personal trainer piacentino di 49 anni, Zahami ha pluriennali esperienze nell’atletica leggera, nel nuoto e nelle arti marziali ed ha al suo attivo ben tre partecipazioni alla Marathon des Sables che si corre nel Sahara marocchino.
“Lo zaino per la corsa – spiega il runner – peserà 9/10 kg. In primis conterrà cibo liofilizzato: alla pasta, personalmente, aggiungerò crunch di farro, frumento e semi, prosciutto crudo sottovuoto, un po’ di Parmigiano e biscotti fatti in casa. Ci sarà poi l’equipaggiamento necessario, dai cambi alla bussola al sacco a pelo personale per la notte, che ciascun partecipante userà nelle tende che saranno dislocate alla conclusione di ogni tappa. Dall’organizzazione avremo invece ogni giorno un road book delle tappe”.
L’allenamento di Simone Zahami è stato naturalmente specifico, tra sedute di corsa e lavoro in palestra con l’obiettivo numero uno di finire la gara: “Perché lo faccio? Perché, anche come personal trainer, cerco di trasmettere le qualità positive dello sport e il concetto che occorre sempre porsi nuovi obiettivi, anche difficili, per migliorarsi e per stare bene. E poi, senza peccare di presunzione, bisogna fornire ai giovani esempi positivi: la vita propone sempre ostacoli, e lo sport è un buon supporto per imparare a superarli”