“Molla il divano!” o “Fai un po’ di sport!” sono sollecitazioni alle quali gli appassionati di videogiochi potranno ora facilmente ribattere con argomenti piuttosto solidi. Basterà infatti ricordare che il Comitato internazionale olimpico ha sentenziato che “Gli e-sports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva” perché “i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali”. Una vera e propria bomba, per il mondo dello sport, che potrebbe dispiegare i suoi effetti giá alle Olimpiadi estive del 2024 a Parigi.
Ovviamente il pronunciamento del CIO ha creato un putiferio, dividendo tutti – sportivi, appassionati e osservatori – in due fazioni: gli scandalizzati “conservatori”, al momento l’ampia maggioranza, e gli esultanti “progressisti”, una minoranza destinata però a crescere.
Numeri a parte, nella sostanza chi ha ragione?
Ci sono buoni argomenti che sono stati portati da accusa e difesa rispetto alla clamorosa apertura dell’ente che sovrintende al pianeta olimpico, è giusto confrontarli.

L’ACCUSA
I critici più accesi accatastano la nozione comune di sport e le definizioni più diffuse nei dizionari di ogni lingua: secondo il dizionario Treccani, ad esempio, lo sport è “attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche“, nonchè “il complesso degli esercizi e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui si realizza”.
Una definizione che sicuramente convince chi del Cio è al vertice, ossia il presidente Thomas Bach già esplicitamente contrario a qualcosa che “ha ben poco a a che fare con l’attività fisica e col concetto di sport”.
Per chi identifica lo sport con il sudore e l’impresa fisica non si possono altresì ignorare le origini marziali dell’attività sportiva, che non a caso nel tempo ha mutuato dai racconti di battaglie e guerre tantissima parte del proprio gergo. Dalla personalità del capitano allo scontro in campo, dal duello tra campioni alla battaglia per la vittoria fino alle cannonate del bomber è da sempre impensabile, anche per il lessico, che lo sport sia esente da vera fatica, da scintille e magari da orgogliosamente esibite cicatrici.

LA DIFESA
Per chi è d’accordo con il Cio, lo sport non può essere confinato negli ormai anacronistici confini dell’attività motoria. A sostegno di questa tesi si può anche citare la definizione di sport del più celebre testo di diritto dello sport, Sports Law di Michael Beloff, Tim Kerr e Marie Demetriou, secondo cui si tratta di “un’attività, umana o animale, in cui due o più giocatori, uomini o animali, competono l’uno contro l’altro secondo regole predeterminate in cui qualcuno vince”.
Regole e competizione, insomma, sono condizione necessaria e sufficiente per parlare di sport, senza bisogno di chissà quali erculee fatiche.
E se i videogiochi di tipo sportivo saranno nel programma dei Giochi Asiatici del prossimo anno in Indonesia, e che di una loro eventuale presenza alle Olimpiadi avevano esplicitamente fatto cenno gli stessi organizzatori di Parigi 2024 perfino prima dell’assegnazione ufficiale dei Giochi, perchè opporsi alla forza della novità?

LA SENTENZA
La lasciamo ovviamente a chi legge, aggiungendo però tre spunti di diversa natura.
Il primo è di cronaca.
La notizia sugli e-sports è curiosamente arrivata a poche ore di distanza dalla sentenza della Corte di giustizia dell’UE che ha negato l’esenzione dall’Iva per le iscrizioni alle gare di bridge, in quanto non considerato sport ai sensi della direttiva europea sul sistema comune d’imposta sul valore aggiunto. All’opposto sul tema la vede però il Coni, per il quale il bridge agonistico è da tempo ed a tutti gli effetti uno sport.
Sempre per citare i testi più autorevoli, l’Enciclopedia dello Sport edita dalla Treccani recita testualmente: “Il bridge è un gioco di carte, diventato progressivamente uno sport, che si gioca in quattro, a coppie contrapposte” e ricorda che “Negli anni Novanta la Federazione italiana bridge, con la nuova denominazione Federazione italiana gioco bridge (FIGB), fu riconosciuta dal CONI in qualità di disciplina associata, così come la WBF fu riconosciuta dal Comitato olimpico internazionale”. Perfino sul bridge agonistico, insomma, divergono pareri autorevoli: da una parte la UE, dall’altra Treccani e Coni. Lo stesso Coni, per inciso, riconosce tra le discipline sportive anche giochi tradizionali come la lippa, la morra e il lancio del formaggio..
Il secondo spunto è nell’etimologia del vocabolo sport.

Pattinaggio su ghiaccio davanti alla porta di San Giorgio – Pieter Bruegel

Per farla breve, risale al latino deportare: de (che introduce il movimento di moto da luogo) più portare, ossia cioè portarsi fuori dalle mura della città per dedicarsi ad attività ricreative (ça va sans dire, nel tempo il termine deportare ha purtroppo assunto connotati orribili). Legato al senso latino è il termine disport che nasce nel XIV secolo in Inghilterra; due secoli dopo diventa sport, che arriva nella lingua italiana solo nel XIX secolo. Non é però un caso che ancora oggi in italiano diporto significhi (nautica a parte) divertimento, svago, diletto, ricreazione. Che ciò richieda incremento della massa muscolare, ovviamente, non appare del tutto necessario. E se è vero che perfino i significati delle parole mutano nel tempo, il legittimo parere di ciascuno discenderà sempre dalla definizione che allo sport si attribuirà, e quindi da una posizione “di valore”.
E’ però verosimile, terzo e ultimo spunto, che – follow the money – i valori che hanno maggiormente inciso sull’apertura del CIO siano di natura socio-economica. Gli appassionati di videogiochi sono soprattutto giovani under 30, e si parla di circa 320 milioni di persone nel mondo, mentre l’industria dei videogiochi ha un fatturato che supera i 90 miliardi di dollari a livello mondiale. Un mercato gigantesco e in crescita, con eventi seguitissimi dal vivo e virtualmente in ogni parte del globo.
Anche se probabilmente il barone De Coubertin non apprezzerebbe, mai come in questo caso quel che conta é partecipare. Agli utili.