Sono già volate due settimane dall’inizio di un’altra stagione NBA.
Alcuni giocatori ed alcune squadre si sono distinte con una partenza a razzo. Altre, per ora, hanno deluso le aspettative.

Le tre sorprese:

Andre Drummond

Andre Drummond, mai così costante dalla lunetta.

Il centro dei Detroit Pistons durante l’estate ha lavorato duramente per risolvere l’annoso problema dei tiri liberi. La scorsa stagione, infatti, era stato facile bersaglio di un Hack-a-Shaq, strategia studiata a tavolino dagli allenatori avversari per commettere fallo, contro di lui, e mandarlo in lunetta. Questo 38,4% dalla linea della carità è sempre stato un limite per la carriera di Andre. Animato dallo spirito di rivalsa il giocatore prodotto dell’Università del Connecticut ha invertito la tendenza: 28/36 dalla lunetta e Detroit Pistons secondi ad Est. Non male come inizio.

Victor Oladipo – Domantas Sabonis

Victor Oladipo e Domantas Sabonis

Non possiamo che metterli in coppia. Arrivati a braccetto nella trade che ha portato Paul George ad Oklahoma i due, sin da subito, hanno cambiato passo trascinando in classifica i Pacers. Essere compagni di squadra di Russell Westbrook non è sicuramente semplice, questa può essere una spiegazione al poco rendimento dei due ai Thunder, che, ora, ad Indiana sembrano essersi sbloccati, sopratutto dal punto di vista mentale. Oladipo, mai così produttivo offensivamente, si è preso con forza i punti lasciati vacanti dal partente Paul George.

Kyle Kuzma

Kyle Kuzma: la steal del draft.

La vera sorpresa dei Lakers è lui. Gli sono servite meno di 10 partite per dimostrare di valere più di una 27esima scelta al draft e approfittare dell’assenza di Larry Nance Jr. per sostituirlo nel quintetto base. Percentuali alte al tiro, presenza a rimbalzo ed un pregiato fiuto offensivo, dote, quest’ultima, che gli permette di essere pericoloso in qualsiasi zona del campo. Avvio diametralmente opposto rispetto a quello di un altro rookie presente sul suolo losangelino, (Lonzo Ball) giocatore di cui parleremo nel corso di questo articolo.

Le tre delusioni:

Dwyane Wade

Dwyane Wade

Il discorso Cavs è molto più ampio di quanto sembri e trascende la dimensione dei singoli giocatori, questo, però, non giustifica le prestazioni sottotono di Dwyane Wade. Il ritorno a fianco dell’amico, e del fedele compagno di battaglie, Lebron James, non sta dando i risultati previsti. Record negativo (4-6) e Tyronn Lue sulla graticola, inevitabile capro espiatorio di una squadra con chiari problemi difensivi. L’infortunio di Isaiah Thomas e l’utilizzo con il contagocce di Derrick Rose obbligano agli straordinari un Lebron James che alla 15esima stagione NBA sembra tutt’altro che sazio.

Lonzo Ball

Disastrose percentuali al tiro, punto più basso i 0 punti contro i Blazers.

Fortemente voluto da Magic Johnson per la ricostruzione dei Lakers, la sua chiamata al draft ha innescato il valzer dei cambi, dando vita alla cessione di D’Angelo Russell, finito ai Brooklyn Nets. Lonzo è un giocatore dalle straordinarie capacità di playmaking, che, unite ad una visione di gioco oltre la media, lo rendono un’appetibile cestista. O meglio, al college (UCLA) e in Summer League era così. Per ora, in NBA, le prestazioni sono sottotono. Un unico acuto: i 29 punti messi a segno contro i Suns. Il punto più basso sono stati sicuramente gli 0 punti in 28 minuti contro i Blazers, e la frecciatina di Shaquille O’Neal: “Se sei un Laker non puoi giocare 28 minuti senza segnare un punto”. Attorno a lui il clima non è dei migliori, i giocatori avversari, forti delle sue difficoltà, lo sfidano al tiro e l’assenza di compagni dall’estro offensivo è un altro peso sulle spalle di Lonzo.

Dallas Mavericks

Wesley Matthews vs Rodney Hood

Il deserto texano si sta dimostrando più arido del previsto: 10 sconfitte, ed un solitario ultimo posto ad ovest. La stella ormai in ascesa, Dirk Nowitzki, in estate ha rinnovato per altri due anni con la franchigia di Dallas. I compagni, dalla loro, non stanno regalando una stagione indimenticabile a Wunder Dirk che starà guardando con nostalgia all’annata 2010-11, conclusasi con l’anello vinto contro i Miami Heat. Il quintetto non è così malvagio: Barnes, Smith Jr, Matthews, Nowitzki e Devin Harris. Con Smith Jr. che sta stupendo nella sua stagione di esordio: tanto atletismo e discrete percentuali al tiro, nonostante un ambiente non proprio collaborativo. I problemi arrivano con la second unit: Ferrell, Kleber, Barea Powell e Noel. Una cinquina che non riesce a stare al ritmo imposto dagli avversari e che, inevitabilmente, ha la peggio con quasi tutta la lega.