Max è il pilota più giovane ad aver mai vinto un GP di Formula 1 e, dopo una stagione altalenante, si candida per il 2018 a diventare anche il più giovane vincitore di un campionato del mondo.

“È stata una delle gare più facili di tutta la carriera”, ha dichiarato con la sfacciataggine tipica dei più giovani Max Verstappen dopo la vittoria nel Gran Premio del Messico – la seconda del 2017, dopo quella ottenuta in Malesia, e la terza in carriera – favorito anche dallo scontro al via tra Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, i due pretendenti al mondiale.
Ma non solo, perché il ventenne pilota della Red Bull è riuscito comunque a gestire la corsa con velocità e freddezza, rifilando circa venti secondi alla Mercedes di Valtteri Bottas, giunto secondo, e quasi un minuto alla Ferrari di Kimi Raikkonen, poi terzo sul podio (con il neocampione del mondo Hamilton addirittura doppiato).

Una stagione a due facce
Nel giro di un mese, a partire dalla vittoria in Malesia dell’1 ottobre, l’olandese ha così raddrizzato una stagione fino ad allora negativa, e non sempre per colpa sua (nonostante ormai sia diventato una sorta di capro espiatorio, ogni volta che si ritrova coinvolto in un incidente). Dopo un terzo posto ad aprile, nella seconda corsa della stagione in Cina, Max aveva infatti archiviato ben 7 ritiri nelle successive 12 gare, a causa di una Red Bull motorizzata Renault piuttosto fragile.
Il 17 settembre, al via del Gran Premio di Singapore, è stato invece uno spettacolare incidente con le due Ferrari di Vettel e Raikkonen a metterlo fuori gioco. Nonostante sia stato liquidato dai giudici di gara come semplice “racing incident” (un incidente di gara senza alcun colpevole), Verstappen è partito subito all’attacco: “Vettel ha iniziato a stringere verso sinistra, ma io lì avevo Raikkonen che a sua volta ha stretto a destra. Ho iniziato a frenare, ma ero in un sandwich e potevo fare nulla, ero passeggero. Per me non è un incidente di gara, la dinamica è chiara”, ha dichiarato dopo la corsa.

Bruciare le tappe
D’altronde, in queste sue prime stagioni in Formula 1, Max si è messo in evidenza proprio per il suo carattere tutt’altro che accomodante, accompagnato da una grinta in pista che l’ha portato spesso a strafare. Tanto che, a un certo punto, si era già trovato a una svolta importante della sua pur breve carriera: le promesse sembravano essersi disperse tra ritiri e incidenti, e davanti a lui si era materializzato lo spettro di Juan Pablo Montoya, arrivato in F1 nel 2001 con grandi clamori e un piede molto veloce ma limitato da un carattere eccessivamente arrembante.
Figlio d’arte – suo papà Jos ha corso in Formula 1 tra 1994 e il 2003, con due terzi posti come miglior risultato – Max ha esordito praticamente da bambino nei kart, prima di partecipare a 17 anni al campionato europeo di Formula 3. Nel 2014 è entrato nel Red Bull Junior Team, che di lì a poco l’ha portato a esordire in Formula 1, prima come terzo pilota e poi come titolare di una Toro Rosso.
Dopo sole 23 gare con la scuderia satellite della Red Bull, è stato promosso in “prima squadra” per sostituire il russo Daniil Kvyat, e alla prima corsa – nel Gran Premio di Spagna del 2016 – ha subito ottenuto la prima vittoria in carriera, strappando inoltre a Vettel il record di pilota più giovane ad aver mai vinto un Gran Premio, a soli 18 anni, 7 mesi e 15 giorni.
Del resto, la precocità è una delle caratteristiche di Verstappen, da tutti considerato il talento più promettente della Formula 1 attuale. Per la stagione 2018 – forte anche di un fresco rinnovo contrattuale con la Red Bull fino al 2020 – l’obiettivo di Max sarà uno soltanto: privare Vettel anche del record di pilota più giovane in grado di vincere un campionato del mondo. Nella speranza che Adrian Newey e gli altri tecnici della Red Bull riescano a offrirgli una monoposto fin da subito all’altezza di Mercedes e Ferrari.