C’è una ricca città di circa un milione di abitanti a trenta chilometri da Seul, il suo nome è Suwon. Fino ad oggi era famosa meta turistica (è l’ultima città fortificata della Corea del Sud) e culturale (sede di più di dieci università). Da ora in poi però sarà più famigliare anche agli appassionati del tennis, visto che ventuno anni fa qua nasceva Hyeon Chung, primo vincitore delle neonate Next Gen Atp Finals.
Hyeon nasce con la passione del tennis già in casa (suo padre è maestro) e fin da piccolo sfida il fratello maggiore, che diventerà anch’egli tennista. Giocavano a fare i Federer e Nadal davanti a casa, senza saper bene che uno dei due un giorno avrebbe anche potuto giocarci contro. Il suo tratto distintivo sono sicuramente gli occhiali, che deve portare per una miopia congenita che lo affligge fin da giovanissimo. Pare che i medici avessero consigliato come parziale rimedio di praticare uno sport come il tennis, che grazie alla sua velocità, avrebbe aiutato la vista a rafforzarsi; quando si dice il destino…
Come i migliori predestinati Chung non resta molto tempo in patria e a tredici anni si trasferisce alla corte di Nick Bollettieri in Florida (Per chi non lo sapesse dalla sua accademia son passati Agassi, Courier, Seles, le sorelle Williams e tanti altri). Crescendo migliora sempre di più fino a raggiungere la finale junior di Wimbledon nel 2013, che però perde contro il nostro Quinzi, con il quale ha però potuto rifarsi proprio a Milano.
Da qui in poi è costantemente cresciuto, magari un po’ in sordina, lontano dai riflettori, puntati su coetanei ben più esuberanti e televisivamente attrattivi. Sicuramente Hyeon non ha l’aria da sex symbol, non sembra nemmeno un bad-boy o un eroe sportivo. A vederlo con i cuffioni del coaching sembra più che altro un pro-gamer o un nerd, con il suo sorriso metallico. Sta di fatto che a vederlo giocare in questi giorni a tutto si pensa tranne che a un ragazzino inerme.
Nella finale con Rublev sembrava un muro di gomma, con una solidità impressionante. Il suo stile, si parva licet, ricorda forse quello di Djokovic, sua personale fonte d’ispirazione; certo è che la personalità in campo non gli manca e tutto sommato nemmeno una certa malizia.
A causa della sua età l’anno prossimo non potrà difendere il titolo conquistato a Milano, ma gli rimarranno sempre le Finals dei grandi. Forse si azzarda troppo dicendo che riuscirà a qualificarsi, ma in fondo sognare è sempre gratis e nessuno, non più di una settimana fa, avrebbe scommesso su Chung vincente a Milano.