Sei titoli mondiali – già quattro dei quali in MotoGP – a soli 24 anni costituiscono un dato che non consente molte obiezioni, ma al di là delle vittorie Marc Marquez conquista sempre più tifosi (soprattutto tra i più giovani) perché emoziona per determinazione, coraggio che a volte sembra ai confini dell’incoscienza e naturale entusiasmo.
Vince molto, a volte cade ma rischia comunque spesso di farlo: non annoia mai. Per certi versi ricorda il protagonista di Vado al massimo di Vasco Rossi, ma è proprio per questo che continua ad attirare nuovi sostenitori sia tra coloro che seguono molto sia tra coloro che seguono poco il motociclismo.
Le osservazioni sono quasi sempre le stesse: di Marc piacciono soprattutto il talento e il fatto che apra quasi sempre il gas senza troppi tatticismi, come in un continuo all in a due ruote, e ciò lo rende il campione con il mix perfetto per spopolare a livello mediatico tanto oggi quanto domani.
Non che questo significhi trascurare i suoi grandi avversari, beninteso, soprattutto se sono italiani. Lo strabiliante Andrea Dovizioso versione 2017 lo ha battuto più di una volta, quest’anno: è vero. Il mito di Valentino Rossi, in Italia e nel mondo, è immenso e destinato a restare per sempre: è vero.
Il crescente pubblico globale del motociclismo, però, era in cerca di un nuovo re destinato a segnare anche il prossimo futuro della classe regina… E lo ha trovato.
L’impatto del cabroncito che una volta per spiegare come intendeva resuscitare la sua moto ha citato Gaudì (“Lui spezzava le pietre e poi costruiva ricomponendo i pezzi. Così sto facendo io con la mia Honda: non andava, sto provando a ricomporla”) sembra analogo a quello di altri fenomeni emersi negli ultimi anni anche in altri sport, in termini di dominio quasi monarchico. Per rendersene conto basta spulciare i social o sbirciare tra le chat di appassionati. Ad esclusione dello zoccolo duro dei tifosi dell’uno o dell’altro pilota, per tutti gli altri le passate intemperanze contano relativamente, ormai, rispetto al talento e alla voglia di spingere che l’asso spagnolo esibisce in ogni occasione, in primis sulle sue tre piste favorite Austin, Phillip Island e Aragon.
Resta forte il ricordo del biscotto spagnolo di cui è stato accusato nel 2015: gli vale ancora riserve su una scarsa sportività, ma il tempo passa e – anche senza biscotti – Marquez inanella vittorie e titoli mondiali.
Gioia per tv, siti e sponsor, poi, la spontaneità con cui ha raccontato gli episodi di… quasi-caduta che avrebbero potuto costargli il titolo perfino nell’emozionante gara che ha deciso questo mondiale.
Non è forse (anche) un remuneratissimo intrattenimento televisivo, la MotoGp?
Quando le telecamere si spengono, il 24enne campione catalano conferma anche via social la sua grande passione per Cervera, la piccola città d’arte dell’altipiano centrale catalano dove è nato e che lui stesso consiglia di visitare durante la Settimana Santa, per la partecipatissima Passió de Cervera, o alla fine di agosto, quando si celebra l’Aquelarre che riempie le vie del centro storico tra musica, danze, spettacoli ed esoterismo.
Anche in un’area dove la passione per le moto è ai massimi livelli, tanto che lui stesso ci si allena con l’amatissimo motocross che agli esordi stava per preferire all’attuale carriera, tra i suoi poco più di 9mila concittadini Marquez ritrova tranquillità e capacità di staccare. Forse anche grazie alla nebbia che spesso avvolge la città natale nei mesi invernali, gli stessi nei quali la stagione agonistica va in stand-by.
Nebbia o meno, aveva visto lungo Emilio Alzamora. L’ex campione del mondo nella 125 iniziò a seguirlo come manager quando aveva 12 anni, perchè intuì che MM sarebbe stato un crack: “Aveva già una maturità che non era normale, per un bambino”.
Maturità diversa dalla comune accezione della parola stessa, se coincide con lo sfiorare spesso il limite, ma il pubblico apprezza e i fatti – 6 titoli mondiali, 73 pole position, 61 vittorie e 53 giri veloci in 168 gare nelle tre classi – e i record – più giovane pilota in pole, più giovane vincitore di una gara, più giovane campione del mondo nella classe regina, eccetera eccetera – hanno sempre una testa piuttosto dura.