Dietro alle 16 vittorie di fila dei Boston Celtics, oltre alla grande coesione di un gruppo affiatato, spiccano le convincenti prestazioni dei singoli (e giovani) giocatori. Una di queste sorprese è il sophomore Jaylen Brown.

La morte del migliore amico

Jaylen Brown con il suo amico appena scomparso.

17 novembre 20117. I Boston Celtics, dopo le due sconfitte iniziali, sono a quota 13 vittorie di fila e ospitano al TD Garden i campioni NBA in carica, i Golden State Warriors. Poche ore prima della partita, il numero 7 Jaylen Brown riceve la scioccante notizia: il suo migliore amico Trevor è morto.
I due avevano fatto conoscenza alla Wheeler High School, con Jaylen che – appena trasferito – faticava a socializzare. Un giorno, a pranzo, Trevor – vedendolo solo – si era seduto con lui: da quel momento erano diventati inseparabili.
Le prime sensazioni, sentito quanto accaduto all’amico fraterno, sono negative: Brown non si sente in grado di scendere sul parquet. Poi la svolta. Una chiamata della madre di Trevor lo scuote e lo convince a giocare per onorare la memoria del proprio amico. Jaylen accetta e i Celtics, pur toccando anche 22 punti di svantaggio, non mollano e riprendono i Warriors. Il finale è punto a punto, e quella sera più che mai, gli dei del basket spingono dalla parte di Jaylen. Risultato: 92-88 per i biancoverdi e Brown top-scorer della squadra di casa con 22 punti a referto, conditi da 7 assist.
Nel post-partita, ai microfoni, spiegherà come il sostegno della famiglia di Trevor gli sia stato di forte ispirazione.

Il dominio in high school e i guai con la giustizia

Jaylen Brown nasce il 24 ottobre 1996 a Marietta, Georgia. I suoi primi passi da giocatore professionista li muove vicino casa, nella Joseph Wheeler High School. Nel suo anno da Senior trascina, con prestazioni di altissimo livello, i compagni di squadra ad un record di 30 vittorie e 3 sconfitte, concludendo la stagione con 28 punti e 12 rimbalzi di media a partita. Queste cifre non passano in sordina, e attirano l’attenzione delle numerose agenzie americane di college sports recruiting. ESPN, Rivals, 247 Sports e Scout.com, valutando la sua futuribilità, gli assegnano il punteggio massimo (5 stelle su 5) proiettandolo in quarta posizione; dietro a Ben Simmons, Skal Labissiere e Brandon Ingram, nella classifica dei prospetti del suo anno.
Nel marzo 2015, la settimana prima del McDonald’s All American Game, per cui è convocato, viene fermato alla guida e accusato di duplice infrazione al codice stradale. Colpevole, secondo gli agenti, di aver ignorato due cartelli di Stop e multato per una somma di 1300 dollari. Inoltre, a sua insaputa, la licenza di guida con cui gira è sospesa. Una grande incomprensione, visto che i suoi genitori si sono appena trasferiti e quindi la lettera di notifica è a far muffa nella vecchia cassetta della posta.
Tutto si conclude nel migliore dei modi e Jaylen scende, regolarmente, in campo mettendo a referto 9 punti, 6 rimbalzi e 2 assist.

L’arrivo in California e il suo impatto da freshman

Jaylen Brown con la maglia dei California Golden Bears

I numeri fatti registrare in High School rendono Jaylen un boccone appetibile per dozzine di college americani. L’interesse di piazze storiche come North Carolina, UCLA, Kentucky e Kansas si va a sommare a quello di altre realtà come Georgia Tech e California. La scelta, dopo aver rifiutato le allettanti avance di Michigan, ricade proprio sull’University of California. Nel suo anno da freshman, Brown, parte subito titolare nel ruolo di ala piccola e termina la stagione con 14.6 punti, 5.4 rimbalzi e 2 assist di media. Nominato nel first team del “All Pac-12” (premio annuale di conference), vince il Pac-12 Freshman of the year. California chiude la regular season con un record di 23 vinte e 10 perse e ottiene l’invito alla fase finale della Basketball Championship, comunemente conosciuta come “March Madness”. Nonostante l’ottimo quarto posto di partenza, nel bracket South Regional, la strada verso le Final Four s’interrompe prematuramente, al primo turno, contro Hawaii e Jaylen saluta la California con una pessima prestazione, 7 palle perse e fuori dopo 17 minuti di gioco per somma di falli. Eleggibile al draft del 2016, viene chiamato alla terza scelta dai Boston Celtics.

Il suo ingresso in NBA: la chiamata dei Celtics

La terza chiamata al Draft 2016 con il commissioner Adam Silver.

Brown, una volta scelto dai Celtics, ha la fortuna di essere immediatamente inserito in un sistema di gioco ben oliato, capeggiato da Brad Stevens. Guadagnata fiducia, il suo minutaggio aumenta, di partita in partita, come le sue prestazioni. Chiude l’annata con 6.6 punti e 2.8 rimbalzi a partita, numeri discreti per un rookie facente parte della second unit.
La svolta, però, arriva all’inizio della stagione corrente. Dopo 5 minuti e 10 secondi di gioco, durante la partita d’esordio, sul parquet dei Cleveland Cavaliers, Gordon Hayward salta per concretizzare un alley-oop alzato dal compagno. Colpito in volo perde l’equilibrio e nella caduta tutto il peso del corpo si localizza sulla gamba sinistra. Le conseguenze sono visibili immediatamente ad occhio nudo: Hayward subisce la frattura della tibia e la dislocazione della caviglia sinistra, infortunio che molto probabilmente lo terrà fuori per tutta la regular season. Una perdita pesante per il roster dei Celtics che, con un giocatore in meno nelle rotazioni, raddoppiano il minutaggio riservato a Brown.
Jaylen, da subito, risponde presente e si migliora partita dopo partita. 16,6 punti, 6,7 rimbalzi e 1 assist di media in questo inizio di stagione. A questi numeri si somma una eccezionale attitudine difensiva: 4° posto per defensive rating (almeno 250 minuti) in tutta la NBA. Statistica che nella top 10 vede un vero e proprio monopolio Celtics, con ben 6 giocatori. Ulteriore segnale di come 16 vittorie di fila siano frutto di un lavoro collettivo indirizzato verso un obiettivo comune: le Finals NBA.