Un modo per celebrare un grande campione sportivo è quello di ritirare il numero che indossava sulla casacca, o sulla carena. Spesso il numero è un segno di riconoscimento molto forte che segue la carriera di un campione e ne diventa una sua rappresentazione, e negli ultimi anni anche un brand da cui trarre profitto. Infatti sempre più sportivi utilizzano sigle che contengono le iniziali del proprio nome, cognome e il numero di maglia. Celebre è l’esempio di Cristiano Ronaldo con il suo CR7, oppure Valentino Rossi e il suo marchio VR46 oppure quello dello storico capitano della Juventus Alessandro Del Piero che con il suo ADP10 racchiude tutte le sue attività commerciali. Lasciando da parte la numerologia e la cabala, è indubbio che i numeri siano legati in maniera inequivocabile al nome del campione che lo ha indossato. Il 23 di Michael Jordan nei Chicago Bulls, il 10 di Diego Armando Maradona nel Napoli, il 34 di Kevin Schwantz nel motociclismo. Sport diversi ma stesso onore riservato. Quel numero non potrà essere più indossato da nessun altro. Kobe Bryant si è ritirato lo scorso anno, il 13 aprile contro gli Utah Jazz mettendo a segno 60 punti e dando l’addio al basket nel migliore dei modi possibili.
“Difficile credere che fosse l’ultima volta”, aggiunse a fine partita e tutti gli amanti del basket, a prescindere da tutto, con un misto di perplessità, tristezza e nostalgia fecero lo stesso commento.
La ciliegina sulla torta di una carriera unica, di un’ossessione impressionante per diventare il migliore. Con la maglia dei Los Angeles Lakers il campione americano cresciuto in Italia ha indossato due numeri. All’inizio l’8 e poi successivamente il 24. Il secondo ha iniziato a usarlo dal 2006 e ci sono diverse ipotesi, mai chiarite sul perché abbia deciso di cambiare.
Le opzioni sostanzialmente sono tre. La prima è quella che lo abbia fatto solamente come operazione commerciale legata al profitto della vendita delle sue magliette, qualcuno opta per una sorta di sfida al re Michael Jordan aggiungendo una cifra al 23 indossato da MJ e espletando quello che pensava: Sono meglio di te.
Invece, quella più romantica e amata dai tifosi, è che abbia deciso di indossare il 24 per indicare le ore della giornata da dedicare all’impegno e dedizione per diventare il più forte e grande di sempre. Un’ossessione, appunto. (E per leggere molte altre curiosità e sulla sua carriera c’è l’interessante libro di illustrato di Francesco Poroli dal titolo “Like Kobe. Il Mamba spiegato ai miei figli”) I Los Angeles Lakers hanno deciso di ritirare entrambe le maglie indossate dal Black Mamba, che è il soprannome di Kobe.
È la prima volta nella storia dell’Nba che vengono ritirate due maglie dello stesso giocatore. Un onore incredibile che, però, Kobe Bryant ha guadagnato sul campo, diventando uno di quei pochissimi sportivi conosciuti a livello globale e trasversale. Anche chi non segue o ama il basket sa chi sia Kobe Bryant. Nella ventennale carriera con la casacca gialla dei Lakers ha riempito una mano intera di anelli, infatti ha vinto 5 volte il titolo Nba e infranto una serie infinità di record, alzando l’asticella di questo sport ancora più in alto.
Mesi prima del suo addio ufficiale Bryant aveva scritto una toccante lettera, pubblicata da
The Players Tribune, che iniziava con “Caro basket” e terminava con “Ti amerò per sempre”. In mezzo c’era tutto il suo mondo e quel puro sentimento per lo sport che ha rappresentato e celebrato con le sue giocate. Un do ut des da cui entrambi hanno guadagnato qualcosa. Il basket andrà avanti anche senza Kobe, ma nessuno potrò ripetere quello che ha rappresentato e rifare quello che ha fatto.
Caro Kobe, grazie di tutto.

Articolo di Claudio Marinaccio