Il centro dei New York Knicks, protagonista di una prestazione superlativa da 31 punti e 22 rimbalzi nella partita di Natale contro i Philadelphia 76ers, porta avanti da quasi un anno uno scontro personale contro il presidente turco Erdogan. Ripercorriamone i momenti salienti.

Il clinic in Indonesia e la fuga alle 2.30 di notte

Kanter ad un camp organizzato dalla sua fondazione.

L’odissea di Enes Kanter comincia lo scorso maggio, a margine di un viaggio in Indonesia con la sua fondazione la: “Enes Kanter Light Foundation”. Enes viene svegliato nel mezzo della notte dal suo manager, con poche parole, ma che hanno immediato effetto sulla vita del cestista turco: “la polizia ti sta cercando”. Le autorità turche infatti, ritengono Kanter una “persona pericolosa” in quanto nemico di Erdogan e simpatizzante di Fethullah Gulen storico oppositore del presidente turco e accusato di essere la mente dietro al fallito colpo di stato del luglio 2016. Messo alle strette dalla polizia indonesiana, Kanter è preoccupato per la sua incolumità e decide di lasciare immediatamente l’Indonesia. Un’ora dopo è in cabina, su un volo diretto a Bucarest.

L’atterraggio a Bucarest e il passaporto stracciato

Kanter scherza con le autorità turche.

La situazione si complica quando il suo aereo atterra a Bucarest. Nella capitale rumena riceve la terribile notizia: il suo passaporto è stato cancellato. Inoltre è obbligato a trascorrere il sabato del suo venticinquesimo compleanno al terminal, sorvegliato dalle autorità turche. Da quel momento intervengono la NBPA (National Basketball Players Association), il dipartimento di stato americano ed il sindacato giocatori, per riportarlo negli Stati Uniti. La situazione si sblocca grazie alla sua “green card”, il permesso di soggiorno necessario per il ritorno negli States.

La situazione familiare

Kanter, al suo ritorno negli U.S.A, convoca una conferenza stampa per chiarire la situazione in cui versa la sua famiglia e il suo popolo. “Ricevo minacce di morte quotidiane, soprattutto via social, e temo che i miei genitori che sono ancora in Turchia verrebbero arrestati se solo provassi a contattarli: non parlo con loro da oltre un anno, sono certo che il governo controlla i loro telefoni e computer. Mio fratello mi ha raccontato che a mio padre hanno sputato in faccia al supermercato. Voglio essere la voce di tutti quei turchi innocenti che sono stati imprigionati per motivi politici”. Inoltre, in un video presente su Twitter, non usa mezzi termini e definisce Erdogan come “l’Hitler del nostro secolo”.

La richiesta di carcere ed il sogno playoff

La battaglia dello scorso maggio, culminata con l’annullamento del passaporto, sembrava essersi conclusa con il ritorno di Kanter negli Stati Uniti. La partita però è ancora aperta, e la procura turca non molla l’osso. Negli ultimi giorni si è mossa ed ha chiesto quattro anni di carcere per il cestista, colpevole per dei tweet postati contro Erdogan, tra maggio e giugno 2016.
Non si è fatta attendere la risposta di Enes: “il mio obiettivo è solo giocare a pallacanestro, divertirmi coi miei compagni e vincere. E pensare ai playoff. Onestamente non mi interessa quello che fanno. Possono fare quello che vogliono. Se facessimo i playoff, questo farebbe impazzire Erdogan. E sono concentrato su questo. Arrivare ai playoff e farlo uscire di senno”. L’impressione è che lo scontro non finirà presto.