Parole di Christian Perrino

Ci dividono poche ore alla sfida di Coppa Davis tra Giappone e Italia, sul cemento indoor di Morioka gli azzurri di capitan Barazzutti e del suo vice Giorgio Galimberti si giocano la chance di accedere ai quarti.

Alla vigilia del primo match, che vedrà scendere in campo sul veloce della “Morioka Takaya Arena” Fabio Fognini, Sport Tribune ha avuto il piacere di intervistare Giorgio Galimberti. Non solo la Davis nella nostra chiacchierata: siamo partiti dalle vittorie del passato, attraverso il presente del tennista diviso tra la nazionale e la San Marino Tennis Academy, fino ad arrivare alle ambizioni future…con un sogno da realizzare.

Galimberti a tutto tondo, un personaggio unico, a nostro avviso potrebbe intraprendere la carriera da attore vista la verve e il fascino di cui gode, eventualità che probabilmente non ha mai preso in considerazione, il ‘Galimba’ non sogna Hollywood ma la fascia da capitano.

Iniziamo facendo qualche passo indietro, tornando alla tua carriera da giocatore, quante soddisfazioni?

“Di soddisfazioni ne ho vissute tante, sono stato best ranking 115 in singolo, 65 in doppio e titolare per sei anni della squadra di Coppa Davis, traguardi che hanno reso la mia carriera ricca di emozioni. Sicuramente sono molto legato alla nazionale, giocare con la maglia azzurra quindici incontri è qualcosa di estremamente importante. Ricordo con piacere la vittoria con Corretja al Pietrangeli e quella nei confronti di Verkerk all’ATP di Amsterdam, nell’anno che disputò la finale al Roland Garros. E poi c’è la vittoria di Torre del Greco nel doppio contro Nadal e Lopez, il pubblico fu eccezionale, un tifo caldo, quasi calcistico”.

E qualche rimpianto?

“Sicuramente avrei potuto gestire meglio alcune scelte, ma non ci penso troppo, in fondo tutti abbiamo qualche rimpianto, le cose si possono sempre fare meglio. Gli errori fatti in passato mi servono per il presente e saranno preziosi per il futuro, mi aiutano nella gestione della mia accademia e come tecnico di Coppa Davis. Spero che le mie esperienze di vita possano ripercuotersi positivamente nei confronti delle persone che mi sono intorno”.

Tanti match tra singolo e doppio, qual è la disciplina che preferisci?

“Ho sempre preferito il singolo, sono nato come singolarista e sono stato numero 2 Junior al mondo. Ho raggiunto i migliori risultati in doppio però, ho vinto 27 challenger in coppia e solo 3 in singolo. Ero un doppista fortissimo ma facevo fatica ad identificarmi come tale, mi sembrava quasi di sminuire la mia carriera”.

La disciplina si decide autonomamente oppure è il corso degli eventi che indirizza il tennista in una determinata direzione?

“Si inizia sempre da singolaristi, soltanto in un secondo momento, con il passare degli anni, può venir voglia di sperimentare il doppio. Ci si avvicina alla disciplina in due casi: quando sei già un forte tennista e ti accorgi che giocare in coppia ti regala comunque soddisfazioni e non ti usura troppo fisicamente, oppure se percepisci che ti mancano delle qualità ed eccelli in altre che possono essere utili avendo al tuo fianco un compagno”.

Galimberti e la maglia azzurra, una bellissima storia d’amore…

“Nel 2001 passai l’intera estate ad allenarmi con la speranza che Barazzutti mi convocasse per la sfida contro la Croazia, ancora adesso mi emoziono pensando alla sua chiamata, è stata la realizzazione della mia carriera. Per me, che sono legatissimo alla mia nazione, poter rappresentare l’Italia in Coppa Davis era il massimo, e diedi tutto me stesso per riuscirci. Sono stato costantemente in squadra fino al 2006, anno nel quale disputai l’ultimo incontro. Dal 2012 sono assistant coach della nazionale, possiamo dire che sono il secondo di Corrado anche se non godo di potere decisionale. Non ti nascondo poi, che ovviamente gioco le mie carte per poter diventare capitano”.

Ecco svelato il tuo sogno nel cassetto.

“Inutile negarlo, diventare capitano di Coppa Davis sarebbe il top. Nello stesso tempo ho intenzione di portare avanti il mio percorso imprenditoriale, l’Accademia di San Marino e la costruzione del nuovo centro di Cattolica che sarà pronto per la primavera del 2019”.

Tra poche ore scenderete in campo per gli ottavi di finale contro il Giappone, un passaggio del turno sulla carta possibile. La condizione fisica degli azzurri sembra delle migliori, ti senti fiducioso? Sarà importante l’assenza di Nishikori?

“Nishikori fa la differenza questo è ovvio, sarà comunque un impegno da prendere con le pinze. Giochiamo in trasferta in condizioni ottimali per i padroni di casa. Barazzutti è sempre bravo nel mantenere alta la concentrazione anche quando gli incontri sembrano agevoli sulla carta. Seppi e Fognini si sono comportati benissimo a Melbourne, Lorenzi è carico e Bolelli per il doppio è fondamentale. Siamo una squadra competitiva, la cosa essenziale è che il team sia affiatato”.

Il ricambio generazionale è ormai alle porte, secondo te quali sono i tennisti che succederanno a Federer, Djokovic e Nadal?

“Sembrerebbe scontato dirti Chung, ultimamente sta giocando da paura. Tre giocatori che si prenderanno la scena, diventando assoluti top player, saranno Kyrgios, Zverev e Dimitrov, il bulgaro è più grande rispetto agli altri due ma ha ancora un ampio margine di crescita”.

E i giovani italiani?

“In Italia ci sono tanti giovani interessanti, un’ottima annata è quella dei ’98, un gruppo importante con un considerevole potenziale. L’under 16 Musetti è già tra i primi 100 ITF, l’età media del tennis si è alzata, si deve dare tempo ai ragazzi, bisogna avere pazienza e formarli fino ai 21/22 anni”.

Possiamo dormire sonni tranquilli, a coltivare i talenti nostrani ci pensa anche il ‘Galimba’ con la sua Academy.

“L’Academy è una realtà che lavora davvero bene, siamo tra i leader in Italia. I risultati stanno arrivando, contiamo numerose vittorie internazionali e siamo stati campioni italiani U16 per 2 anni di fila. Ottimi numeri si riscontrano anche nel percorso Over 18, sono convinto che l’attività privata porterà tante soddisfazioni alla Federazione Italiana Tennis”.