Sono arrivato al PalaRuffini con un po’ d’anticipo. Fuori la temperatura era molto fredda e camminando velocemente cercavo di scaldarmi come fanno gli atleti prima della partita. Appena arrivato davanti al palazzetto un enorme striscione mi dava il benvenuto. “Quando vinci sei di tutti, quando perdi sei solo mia”. Una frase poetica nata da una degli sport in cui riusciamo sempre a qualificarci per il Mondiale: Salire sul carro dei vincitori. Senza spareggi, senza bisogno di ripescaggi. Per festeggiare con i vincenti ci siamo sempre. La Fiat Auxilium Torino sta passando un momento delicato. Perde con una certa frequenza e sempre essersi persa in una grotta senza luce. Si è impantanata dentro le sabbie mobili sportive, quelle che più ti agiti e più ti fanno affondare velocemente. Si vede negli occhi dei giocatori che faticano a fare le cose con semplicità, la palla sembra maledetta e non vuole entrare mai a canestro mentre quella degli avversari sembra fatata ed entra sempre con estrema facilità. Sono solo percezioni, ma le percezioni a volte diventano realtà e pesano come un macigno legato al collo di questi giocatori che non molto tempo fa giocavano un basket spumeggiante e vincente, grintoso ed efficace. Molti dicono che il giocattolo si sia rotto. Che le dimissioni di Banchi abbiamo distrutto l’olio su tela che si stava creando ma è cambiato il pittore e i colori sono sempre gli stessi. Per quanto Banchi potesse essere bravo e preparato non era un mago. Non era Panoramix, il druido di Asterix e Obelix, che con la pozione magica trasformava Poeta in un essere dotato di una forza sovraumana. I giocatori sono sempre gli stessi, solo più appannati e confusi, meno incisivi, ma capaci di sprazzi di basket di altissimo livello. Questa lunga digressione, questa analisi è una sorta di lunga prefazione alla cronaca di una sconfitta amara. Lo stesso sapore che provi quando mangi un bel mandarino ma il suo sapore non è buono. Avellino ha giocato a basket, serenamente. È andata in vantaggio di 10 punti, 10 a zero all’inizio. E poi per tutta la partita ha continuato il suo bel gioco rapido. Scambi veloci, scambi ultrasonici che facevano viaggiare la palla per tutto il campo e poi finivano dentro il canestro. Alcuni giocatori dell’Auxilium hanno tentato di risalire la china, sono rimasti a suonare come i violinisti del Titanic mentre il transatlantico affondava inesorabilmente. Washington, Vujacic e Garret hanno, a sprazzi, tentato di riaccendere la fiammella di speranza. Non è bastato. Hanno rischiato e sbagliato tanto ma solo chi non rischia non sbaglia. La fetta di pubblico dell’Avellino canta festosa e fa bene a farlo. Onore ai vincitori. La tifoseria di Torino abbandona il palazzetto con largo anticipo. Ci saranno stati motivi specifici per tale gesto ma vedere una pelata che si espande a vista d’occhio non è stato un bello spettacolo. Mi è tornato in mente lo striscione che avevo visto ad inizio partita . “Quando vinci sei di tutti, quando perdi sei solo mia”. E oggi io sono rimasto fino alla fine, fino all’ultimo decimo di secondo. Oggi Torino era solo mia.

FIAT Torino – Sidigas Avellino 59-77
PARZIALI: 9-19 / 22-40 / 44-60 / 59-77

TORINO: Garrett 16, Vujacic 13, Poeta 5, Stephens ne, Washington 12, Okeke, Jones, Mazzola 2, Tourè ne, Mbakwe 11, Iannuzzi. – All. Carlo Recalcati
AVELLINO: Zerini, Wells 10, Fitipaldo 5, De Meo, Leunen 8, Scrubb 10, Filloy 15, D’Ercole 8, Rich 3, Fesenko 15, Ndiaye 3, Parlato ne. – All. Stefano Sacripanti