C’è il Festival di Sanremo e al PalaRuffini si canta per incitare una squadra che sta vivendo un momento molto difficile e complicato. Il pubblico si è preso l’onere di sostenere la maglia. Sostenerla con un amore incondizionato. Bello il palazzetto che canta. Che senza bisogno di strumenti, a parte i tamburi, fa musica con le mani, gli applausi, le grida e i fischi dedicati agli avversari.
Sempre parlando di musica mi viene in mente un verso di “Discoteca labirinto” del gruppo torinese Subsonica in questa canzone supportata anche dai Bluvertigo. “Quasi quasi esagero
Se mi sopravvaluto”. E ammetto che alla fine dei primi due quarti mi ero illuso che l’Auxilium ce la potesse fare, che potesse vincere con uno scarto di punti necessari per proseguire l’avventura europea. Quel sogno di dare una svolta a questo momento in cui la nebbia gestionale sta coprendo tutto rendendo difficile vedere un orizzonte chiaro. Vedere un pezzetto di futuro chiaro. Charlie Recalcati ha abbandonato la nave che stava affondando facendo attenzione a non bagnarsi troppo. D’altronde l’età e l’umidità non vanno d’accordo. Sulla panchina molto calda della Fiat si siede Galbiati al suo debutto. Anche se non starà mai seduto. Grida, si arrabbia, chiama gli schemi, incita la squadra, carica i giocatori. È un concentrato di energia che, nei primi due quarti, sembra funzionare come la pozione magica del druido Panoramix. Nei primi due quarti la Fiat Torino domina una partita da squadra vera contro uno Zenit che sembra essere la vittima sacrificale per un ritorno alla vittoria. Ma la partita non dura solo due quarti e la seconda metà della partita sarà una discesa verso una sconfitta che sembrava lontana. Lo Zenit arrivato dalla fredda e bellissima San Pietroburgo che lo scrittore Aleksandr Sergeevic Puskin definisce la città così: “Il crepuscolo pensoso delle notti illuni.”
E lo Zenit non ha mai perso la pazienza. Ha saputo aspettare il crollo di Torino che è inciampata su vecchi problemi, anche quando vinceva aveva momenti di black out, ma, rispetto alle ultime partite, ha dimostrato di non voler affondare senza far nulla. I giocatori hanno cercato di gettare l’acqua fuori dalla nave e cercato di riparare i buchi. Purtroppo è arrivata un’altra sconfitta. Ma una sconfitta diversa dalle ultime. La ferita non è ancora rimarginata ma arginata. Si sta curando. Qualche punto di sutura si è incominciato a cucire. La strada sembra essere quella giusta e speriamo che non si perda la rotta.

Nota a margine. Nell’intervallo lungo un bambino affetto da una malattia che gli permette di camminare a fatica, arriva sotto canestro claudicante e mette a segno un bel tiro. Poi si è messo a sorridere felice e ha ricevuto da Mbakwe una sciarpa dell’Auxilium firmata da tutta la squadra. Mi sono commosso. Basterebbe questo per capire cosa può regalare il basket. Il resto sono solo cazzate.
FIAT TORINO- ZENIT SAN PIETROBURGO: 73-87
FIAT: Garrett 21, Vujacic 4, Poeta 2, Stephens, Patterson 17, Washington 13, Okeke 3, Jones, Mazzola 3, Mbakwe 2, Iannuzzi 8.
All. Galbiati.

ZENIT SAN PIETROBURGO: Reynolds, Karasev 17, Barinov, Vikhrov 2, Voronov 12, Simonovic 14, Whittington 6, Harper 5, Griffin 4, Kuric 13, Valiev 6, Gordon 6. All. V. Karasev.