Parole di Luca Talotta

Si apprestano a chiudere una carriera strepitosa, con le Olimpiadi di Pyeongchang e poi i Mondiali all’ombra della “Madunina”. È il momento dell’ora o mai più.

Chiudere con un titolo Mondiale in quella Milano che si prepara ad accogliere, dal 21 al 25 marzo prossimi, la rassegna intercontinentale. Un appuntamento che rende onore al capoluogo lombardo ma che permetterebbe alla milanese Valentina Marchei, assieme al suo compagno sportivo Ondrej Hotarek, di concludere un percorso sportivo di altissimo livello.

Mondiale a Milano: vi piace l’idea? «Sì – ammette Valentina –, perché l’unica volta che abbiamo potuto esibirci di fronte al pubblico italiano risale a Torino 2010, assurdo:

abbiamo pattinato gli ultimi 30 secondi sugli applausi senza sentire la musica. Aspettiamo che anche a Milano la gente sia così coinvolta». Gli fa eco Ondrej, ragazzotto ceco ormai italiano d’adozione: «Il nostro obiettivo è far sì che lo stadio cada. L’allenatrice non voleva farci fare “Tu vuo’ fa’ l’americano”. Subito dopo gli scorsi Mondiali avevamo un’esibizione a Firenze. Dentro lo scheletro di un programma vecchio inserimmo la musica nuova, per vedere la reazione. Gli ultimi 30 secondi il pubblico batteva le mani e urlava: lo stadio impazzì. Lì tornammo, video alla mano, dicendo: questo è quello che dobbiamo fare». A Milano manifestazioni di pattinaggio di gura man- cano dallo Skate Awards… «Le gare ufficiali dal 1999, ma l’ultima grande manifestazione è proprio quella del 2008 – precisa ancora Valentina Marchei – la cosa bellissima del Forum è che gli spalti sono abbastanza ripidi, quindi il pubblico è molto vicino. Grandi numeri li fai in Giappone, dove trovi 10-15mila persone. Ma gli stadi, così piatti, impediscono di sentire il calore del pubblico. Il Forum sembra uno stadio da tennis, vedi tutto e quello sarà la chiave del successo del Mondiale. Chiudere con un anno pazzesco e forse la carriera sarebbe il top». Il magone. Perché la principessa italiana del ghiaccio Valentina Marchei, cinque volte campionessa italiana in singolo (2004, 2008, 2010, 2012 e 2014), un quarto posto agli europei del 2013 e un ottavo posto ai mondiali del 2012, potrebbe dire basta. Lei che, dal 2014, gareggia in coppia con Ondřej Hotárek, insieme al quale ha vinto il campionato italiano 2015. Lei che, glia di quel Marco Marchei maratoneta che ha rappresentato l’Italia sia alle Olimpiadi di Mosca nel 1980 che alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, nelle gare a cinque cerchi ha portato l’Italia a uno storico quarto posto a Sochi 2014 nel libero del pattinaggio di gura a squadre: «Adesso facciamo questa stagione, poi una pausa,ci si carica e vedremo…».

A gennaio spazio agli Europei, poi febbraio con le Olim- piadi a Peyongchang e marzo con i Mondiali. È il momento. Ora o mai più? «Abbiamo talmente poco tempo che è sempre un’ora o mai più’ per noi – precisa Hotarek, marito di quella Anna Cappellini che invece gareggia assieme a un altro atleta azzurro di punta, Luca Lanotte – il nostro è un percorso bellissimo, di conoscenza, esplorazione e milioni di idee…». Allora sarebbe un peccato finire…

«Sì, ma anche l’età conta. L’anno olimpico e soprattutto l’Olimpiade vuoi farla bene perché è una gara totalmente a sé. Ma se arrivi pronto, costante nel percorso che ti porta all’evento, sai quello che devi fare. Cambia solo che ci sono cinque cerchi sul ghiaccio – dice Valentina, che poi precisa – è l’apoteosi della tua carriera, ma non la de nisce. All’Olimpiade arrivi preparato, incontri l’atmo- sfera, te la godi perché non la troverai più da nessun’altra parte». La segue a ruota Ondrej: «Abbiamo sensazioni differenti. È veramente una cosa a sé. Arrivi lì per svolgere il tuo compito. Il Mondiale lo sperimentiamo l’intero anno. Il fattore in più è che gareggi in casa e ti vengono i brividi solo al pensiero del boato che sentirai quando entri». Organizzare un Mondiale a Milano cosa può rappresentare per la città? «Portare alla conoscenza del grande pubblico questo sport, perché ha una squadra nazionale molto forte ed è giusto dargli importanza – ci tiene Ondrej – e andiamo avanti da tantissimi anni, ormai siamo una grande famiglia. È bello che l’Italia veda del vero pattinaggio con bravi professionisti. Abbiamo un paio di giovani che rappresentano il futuro». Qualche nome? «Matteo Rizzo. Il Mondiale a Milano permetterà alle nuove leve di farsi conoscere. Trampolino di lancio anche per la città perché le strutture mancano – conclude mestamente Valentina – noi, aiutati dalla signora Pesenti, presidente di IceLab, ci siamo dovuti trasferire a Bergamo per allenarci al meglio».

I TEDOFORI ITALIANI A PYEONGCHANG

L’atleta paralimpica Giusy Versace e Paola Gianotti, che ha fatto il giro del mondo in bicicletta; il bronzo olimpico di lotta libera Frank Chamizo e l’esploratore Danilo Callegari; ma anche l’in uencer Tess Masazza, il travel blogger Nicolò Balini o lo scrittore ed ex tedoforo a Londra 2012 Vittorio Brandi. Sono alcuni dei 20 tedofori italiani dell’Olimpiade invernale di PyeongChang. “Reclutati” da Samsung Italia hanno percorso alcune tappe dei 2.018 chilometri attraverso la Corea del Sud che la accola olimpica sta coprendo: partita da Incheon il 1° novembre concluderà il suo viaggio il 9 febbraio, giorno della cerimonia d’apertura.