Parole di Gianmarco Aimi

Partiamo da un episodio curioso: “Mi historia entre tus dedos” è cantata dai tifosi dell’Argentinos Junior nello stadio che vide esordire 15enne il Pibe de Oro. Non è da tutti.

«È una soddisfazione. Considero Maradona il più grande calciatore di tutti i tempi. È Dio. E se esiste viene dalla terra. Lui arriva dalla strada, ha passato di tutto e lo capisco anche per le sue intemperanze. Un genio totale. “La mia storia tra le dita” in spagnolo ha venduto milioni di copie. Credo dipenda dall’essere un bolero, cioè per i sudamericani un evergreen. Non ho mai conosciuto Maradona però mi piacerebbe. Sono ancora in tempo».

Grignani-TribuneIl tuo rapporto con il calcio?

«Sono tifoso ma gioco male. Non ho la visione. Sono un tennista, uno sciatore e uno scalatore. Un solista, insomma. L’unica cosa che faccio bene in gruppo è suonare. Non è vero che i neri sono migliori dei bianchi in musica, ma sanno suonare insieme. Io quando suono con gli altri mi sento nero, perché so ascoltare. Sono legato anche al pugilato. L’ho praticato. Poi ho visto una classica dei più rissosi in Italia e io ero al terzo posto. Mi sono un po’ spaventato. Avevo un nonno musicista, romagnolo, sarmonicita nelle orchestre. Ha fatto pugilato e dicono che gli somiglio molto. Mi faceva vedere gli incontri alla tv di notte. Il pugilato è simile al tennis. Clerici e Tommasi paragonavano spesso tennis e boxe. A calcio devi essere cattivo, ma gratis. Il mio individualismo prevale. Una volta con la Nazionale cantanti Eros Ramazzotti mi disse: “Questa è la mia area, tu non devi entrare”. Queste cose per me non esistono. Amo il calcio ma non vado allo stadio sennò mi aizzo. Sono interista, mi piace il Genoa e simpatizzo Roma. Mi spiace per la Lazio, perché va troppo bene».

In quale atleta rivedi il tuo modo di essere?

«Oltre a Maradona, che è un rocker inarrivabile, in John McEnroe che ho conosciuto. Mi ha detto: “So che giochi a tennis” e io: “So che suoni la chitarra”. Mi ha risposto: “Sì, ma non bene come te”. Ho replicato: “Neanch’io gioco a tennis come te”. Così ha scherzato: “Allora siamo sulla stessa barca”».

Dopo la musica, lo sport sembra essere la tua prima passione.

«Sì, pensa che il mio cane l’ho chiamato Jimbo. Il soprannome del tennista Jimmy Connors. McEnroe mi somiglia, dalle sue nevrosi ha tirato fuori il massimo. Forse da lui dovrei imparare a capitalizzare di più, oltre al grande talento. Ho visto giocare anche Maradona ai Mondiali ’90 in Italia. In Argentina-Camerun ha fatto una cosa pazzesca. Aveva due bestioni di anco quando Caniggia gli ha passato la palla. L’ha stoppata e con un sombrero se ne è andato. Come persona, invece, lo paragono a un politico serio, a un uomo del popolo. Con Pelè non c’è paragone. È come Che Guevara».

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