C’era una gran coda ai seggi per le elezioni e una bella coda per comprare i biglietti per la partita tra Fiat Torino e Capo D’Orlando. C’era coda un po’ dappertutto. Il PalaRuffini era colorato interamente di giallo per via delle magliette che la società con gli sponsor avevano messo a disposizione dei tifosi per celebrare la prima e storica Coppa Italia della squadra piemontese. Quasi tutti perché qualche furbone ha deciso di rubare le magliette (regalate) con una velocità che non ha neanche Garrett quando palleggia. Il primo quarto sembra una festa, una partita scazzata tra amici che si divertono e provano a fare canestri impossibili e, incredibilmente, ci riescono. C’è una piacevole euforia che fa cantare alla curva: “Vinceremo il tricolore!”. Frase che qualche mese fa sarebbe stata pensabile solo da qualcuno sotto l’effetto di oppio tipo Robert De Niro in “C’era una volta in America.”
E, una volta, in America giocava anche Sasha Vujacic che dopo i due punti decisivi per la conquista del trofeo a Firenze durante la partita con Capo D’Orlando sfodera una prestazione maiuscola fatta di triple su triple, tiri da due, rimbalzi, incitamento al pubblico e piccole proteste con gli arbitri. Alla fine saranno 28 i punti del cestista sloveno che sorride con la squadra. Blue è in crescita anche se a volte sembra spaesato perché Torino non è Los Angeles e il campionato italiano non è quello americano, ma la strada è quella giusta e il talento c’è. Pelle debutta stoppando anche i tiri dei bambini a fine partita mettendo un cartello “Non si passa” a chiunque si avvicini a canestro. Colo è perfettamente integrato nel meccanismo e sembra giocare da anni con la squadra. Mbakwe sembra quello di inizio stagione, arcigno e duro come la pietra. Washington meno lucido del solito. E il coach Galbiati che passa dalle grida alle parole di conforto con una semplicità disarmante. È lui il motore si questa squadra disordinata e folle che riesce a creare spettacolo e attacchi di panico per la sottile linea in cui gioca in bilico tra la vittoria e la sconfitta. Tanto di cappello agli avversari che dopo un primo tempo disastroso non hanno mai mollato e hanno quasi portato a casa un risultato che sarebbe stato insperato. E una parola va spesa anche allo stoico tifoso che con un cappello più grande di lui incitava la squadra siciliana quasi da solo attaccato alla ringhiera. Il popolo giallo torna a sognare. Questa squadra può vincere e perdere con chiunque. E questa in fondo è la sua bellezza. Una sottile linea che divide la gioia dalla tristezza, l’incazzatura dalla felicità. Domenica dopo domenica.

 

FIAT TORINO – BETALAND CAPO D’ORLANDO 92-89 Torino Blue 8, Garrett 13, Pelle 9, Vujacic 28, Poeta 1, Colo 18, Washington 3, Mbakwe 14, Mazzola, Akoua ne, Mittica ne, Tourè ne; all. Galbiati Capo D’Orlando Galipo’ ne, Faust 11, Maynor 8, Atsur 9, Kulboka 8, Laganà ne, Woiciechowski 4, Likhodey 9, Campani 26, Stojanovic 14, Donda ne; all. Di Carlo