«Peccato sia assente, pronti ad accoglierla»

Ex enfant prodige della politica spagnola, 48 anni, Alejandro Agag è l’inventore della Formula E, ilcampionato “elettrico” che per la sua quarta edizione sbarca per la prima volta in Italia, a Roma. Lo abbiamo incontrato, per capire che il futuro è già qui.

Il tutto potrebbe cominciare stile racconto: “Metti una sera a cena tre amici”. Oppure come una barzelletta: “C’erano uno spagnolo, un francese e un italiano”. Come la girate, però, la storia è sempre la stessa: la nascita di un progetto che ha una nalità sportiva, ovviamente economica, ma soprattutto culturale.

Roma si fregia, dopo tante brutte narrazioni, di un alloro assai importante, quello di poter finalmente e nuovamente ospitare una corsa automobilistica nel suo cuore, sul suo manto cittadino. E, per non farsi mancare davvero nulla, non una gara qualsiasi; e nemmeno una corrida da dilettanti allo sbaraglio. No, si parte subito pigiando sull’acceleratore (ma senza inquinare): nella Capitale sbarca la Formula E, il campionato del mondo riservato alle vetture totalmente elettriche.

Alejandro Tarik Agag Longo, uomo d’affari spagnolo, ex politico, presidente dell’Addax Capital LLP e della stessa Formula E, spiega come è nata quest’idea: «Eravamo a cena io, il presidente della FIA Jean Todt e Antonio Tajani, che all’epoca era commissario europeo all’industria – racconta – il febbraio del 2011 e, parlando di elettrico e inquinamento, ci siamo trovati a discutere di questa possibilità. Di poter avere un Mondiale di auto elettriche, itinerante, che potesse sensibilizzare anche l’opinione pubblica sul tema. E fummo subito tutti d’accordo».

I problemi arrivarono, però, subito dopo: «Certo, perché era un’idea facile, ntanto che rimaneva un’idea. Maper metterla in pratica ci vollero anni, tanto che la prima gara è stata a settembre del 2014, a distanza quindidi oltre 36 mesi». Un circo da creare dal nulla: «Esattamente, circus è il termine corretto – prosegue Agag – perché si tratta di organizzare degli show in tutto il mondo, proprio come la Formula 1. La differenza è che qui si viaggia in elettrico».

Siamo alla quarta stagione, un suo giudizio no a que- sto momento dell’esperimento Formula E? «Ottimo, visto che siamo molto più avanti di quelli che erano i nostri obiettivi – puntualizza – pensavamo e sognavamo di poter avere almeno tre costruttori entro la quinta edizione del mondiale, siamo alla quarta e ne abbiamo già nove, con l’ingresso futuro di brand importanti come BMW, Mer- cedes, Porsche e Nissan. Il bicchiere è per forza di cose mezzo pieno».

Certo sarebbe stato bello avere una gara di Formula E, per le vie della città forse più bella del Mondo, Roma appunto, con al seguito magari un brand italiano: «Abbiamo pensato al coinvolgimento anche di Ferrari, ma loro sono molto concentrati sulla Formula 1 in questo momento – ammette il presidente – ci farebbe comunque molto piacere, è ovvio che l’accoglieremmo a braccia aperte.

In generale sarebbe bello poter avere anche altri brand italiani in gara. Un’ipotesi che non c’è nell’immediato, ma che in un futuro nemmeno troppo lontano potrebbe davvero realizzarsi».

Certo è che per una città come Roma, anche senza la presenza della Ferrari, ospitare una gara che o re punti per un Mondiale sarà un vanto di non poco conto. Visto che è dal 1972 che nella capitale non si gareggia per garedi alto spessore. Ma come si è arrivati a chiudere il cerchio e poter dare all’Italia il suo primo ePrix della storia? «E’ stato un processo decisionale lungo – puntualizza Alejandro Agag – il tutto partì con la giunta del sindaco Alemanno, che rimase colpito da quest’idea. Poi non abbiamo avuto nessun contatto con il suo successore, Marino. Ed è per qwuesto che il tutto è slittato e c’è stata quest’attesa. Con Virginia Raggi, invece, abbiamo ripreso subito il discorso e concluso nel breve. Per noi quella con la sindaca è stata un’esperienza politica buona».