Non lo chiamano RollingStoner mica per niente. Casey Stoner, il talento australiano due volte campione del mondo in MotoGP, è sempre stato una rockstar dei paddock. Ritirato all’apice della sua carriera, a soli ventisette anni, l’orgoglio della Ducati non smette di stupire e far discutere.

In occasione del sedicesimo anniversario di collaborazione con il Gruppo Nolan, il pilota dei record ha incontrato la stampa nella sede dell’azienda, a Brembate di Sopra, per parlare di lealtà, rispetto e talento.

«Nella sua biografia Casey racconta che con noi ha capito che doveva seguire le persone e non i soldi – ha detto Alberto Vergani, presidente del Nolangroup – e questa è un’altra delle cose che lo rendono un personaggio unico».

Perché Stoner, da sempre il più diretto dei paddock, sa bene cosa significa la parola rispetto. Quando gli viene chiesto se la lealtà esiste ancora nel mondo delle corse, infatti, l’australiano storce il naso: «Secondo me sta diventando sempre meno comune anche nella vita. La lealtà è qualcosa in cui io ripongo grande valore: ricambio le persone che la dimostrano nei miei confronti. Nelle corse è sempre meno presente, anche se in certe aziende e in certe persone fortunatamente esiste ancora».

Su queste fondamenta Casey ha costruito il successo della carriera, il rapporto con i compagni, la felicità della famiglia. E nello strano mondo delle corse, dove la competizione spesso sgretola ogni rapporto, per lui è difficile scegliere un solo pilota stimato: «Credo che la lotta sarebbe tra Lorenzo e Pedrosa. Jorge è stato per anni un grande avversario mentre per Dani ho sempre nutrito un grande rispetto. Abbiamo avuto tanti bei duelli, tutti molto corretti, e devo dire che non ho mai visto nessuno veloce quanto lui».

Quello di Pedrosa, agli occhi di Stoner, è ancora oggi un magico mistero della MotoGP: un fisico esile come il suo, con una altezza decisamente ridotta, in grado di sostenere il peso di 160 chili di moto e di raggiungere velocità fuori dal comune. Dalla descrizione acuta dell’ex campione del mondo emerge quindi il ritratto atipico di Pedrosa, disegnato intorno al talento puro di un uomo corretto, quasi d’altri tempi.

Sul futuro del pilota spagnolo però anche Stoner sembra perplesso: «Ancora non sappiamo niente sul futuro di Dani, che purtroppo non ha ottenuto dei buoni risultati ultimamente, quindi credo sia abbastanza difficile per lui riuscire a rimanere per la prossima stagione».

Se si parla del suo, di ritiro, il trentatreenne di Southport si affretta a disegnare uno zero con le dita. Zero come le possibilità di tornare in pista a competere, zero come l’interesse che gli è rimasto nei confronti di un mondo che ha vissuto intensamente da quando aveva soli quattro anni.

«Oggi mi piace quello che faccio, come collaudatore in Ducati, anche se mi piacerebbe avere un po’ più potere decisionale – ha spiegato Casey – ma se dovessi trovare un pilota interessante mi piacerebbe aiutarlo come posso».

Un futuro da scopritore di talenti è qualcosa che Stoner non sembra rifiutare ma, come sempre nella sua vita, gli piacerebbe tentare con qualcosa di diverso rispetto agli altri. Perché mentre sorgono tante realtà importanti per i giovani, come l’Academy di Valentino, a Casey piacerebbe puntare su uno o due piloti al massimo, qualcuno da far crescere con determinazione e costanza: «Non cerco solo talento, quello è fondamentale certo, ma non è importante solo guardare la velocità dei piloti sulla pista. Mi piace guardare i giovani piloti e capire come si comportano con gli altri, l’atteggiamento che hanno, il loro potenziale».

E mentre rifiuta ogni offerta (e gliene arrivano continuamente) per un fantomatico ritorno in pista, il RollingStoner pensa a un futuro che possa unire la sua passione all’amata quotidianità in Australia. Intanto sorride, guardando il casco speciale disegnato da Nolan per l’occasione, e in quel sorriso è la stessa rockstar di sempre.