“Old heart”.
È così che si definisce Casey Stoner raccontando la sua visione, molto romantica, di quel mondo che sei anni fa ha abbandonato da Re, uscendo dal portone principale per rientrare poi, solo se e quando gli va, in punta di piedi, da una porticina sul retro.

L’occasione è la sua recente visita al quartier generale di Nolan, che per celebrare i 16 anni dall’inizio della partnership tecnica con il due volte Campione del Mondo MotoGP, ora test rider Ducati, ha preparato una speciale livrea del modello X-803 Ultra Carbon.

Casey, oggi, ha ancora la stessa aria da ragazzino timido che lo caratterizzava negli anni in cui si è guadagnato di diritto un posto speciale nella Hall of Fame del motociclismo mondiale. Ma c’è un qualcosa in più. Qualcosa che emerge in modo discreto man mano che la chiacchierata con la stampa prende piede e gli argomenti si infittiscono, un qualcosa che lo ha sempre differenziato dalla gran parte dei suoi colleghi e che adesso vive di una consapevolezza e maturità non comune.
Non è un provocatore Stoner, tantomeno uno che cerca frasi ad effetto e uscite pirotecniche per finire sulle prime pagine: semplicemente, dice quello che pensa, lo ha sempre fatto. Oggi, però, lo fa con un’assertività che solo chi ha davvero trovato un suo equilibrio e una sua serenità nella vita, privata e professionale, può permettersi.

Un esempio? Rispondendo a una domanda sulla futura convivenza tra Marc Marquez e Jorge Lorenzo all’interno del box Honda HRC, si fa scappare un mezzo sorriso e liquida la faccenda in una frase: “Prendiamo dei popcorn e stiamo a vedere che succede”.

Casey pesa attentamente le parole, le misura e quasi sembra le custodisca gelosamente per utilizzarle solo quando ha davvero qualcosa da dire. Attraverso le sue risposte, emerge chiaramente la sua visione dell’attuale situazione della MotoGP, quella di uno sport che rischia di perdere in diversi modi la sua anima originale, permettendo ad esempio ai piloti di violare una sorta di codice d’onore non scritto che è alla base dello spirito del motociclismo e del Motorsport in generale: Non capisco come la FIM possa permettere che certe cose accadano ancora, non solo in MotoGP ma anche in altre categorie come il Motocross. Prima li chiamavano “block pass”, ora li chiamano contatti ma per me questo non è uno sport di contatto. È una cosa che può capitare, ma adesso sembra che sia ok per i piloti farlo deliberatamente in ogni momento. Credo questa sia una cosa che vada sistemata e che, con un regolamento più restrittivo, i piloti tornerebbero a gareggiare davvero, senza provare a prendere scorciatoie. Per me questo non è correre in modo corretto, c’è bisogno di regole più ferree per tornare ad avere uno stile di guida creativo, con i piloti che cercano modi per sorpassare che non siano semplicemente andare addosso a chi ti sta davanti. Sono un pilota all’antica, mi sarebbe piaciuto correre negli anni ’80 e ’90 con le vecchie 500, ma questa è la realtà in cui viviamo oggi”.

Stoner allarga il discorso anche alla parte tecnica, spiegando come le moto attuali siano meno selettive di quelle del passato e come questo si rifletta in modo negativo sullo sport: “Prendiamo il paragone tra le Moto2 e le vecchie 250: tutti possono andare forte oggi con queste moto e i distacchi, così come in MotoGP, sono molto ridotti, soprattutto in qualifica. A causa dell’elettronica e di come sono progettate le moto, nessuno può davvero fare la differenza, anche a livello di setup, è tutta una questione di staccata e inserimento in curva. Con le vecchie 125 e 250 dovevi essere un po’ artista e un po’ ingegnere, dovevi sapere come regolare l’assetto e come sentire la moto in pista, e questo si è perso. Stesso discorso per la MotoGP, vedo piloti salire di categoria dalla Moto2 e fin da subito uscire dalle curve con il gas spalancato senza che la moto si scomponga o si impenni. Questo è anche il motivo per cui non vediamo più tanti errori, quasi tutti ormai cadono per una chiusura dell’anteriore ma non vedi più errori nelle cambiate o cose del genere, che permetterebbero di tornare a sorpassi come quelli del 2006. Quella è stata una stagione fantastica, l’elettronica non giocava un ruolo importante, le moto scivolavano tanto e c’erano molti sorpassi. Per me dovremmo un po’ tornare indietro in quella direzione, per riportare un po’ di unicità nelle gare”.

In un mondo veloce e complesso come quello del Motorsport, a volte serve un animo semplice e romantico da “old heart” come quello di Casey per capire che, in fondo, ancora oggi è sempre il rapporto tra uomo e macchina che alla fine fa la differenza.
Nel bene e nel male.