Non ha scelto un giorno qualsiasi, Kimi Raikkonen, per tornare alla vittoria in Formula 1 e riportare i colori italiani sul tetto del mondo. Dopo 114 Gran Premi – il digiuno più lungo tra due distinte vittorie – il finlandese ha rimesso i piedi sul gradino più alto del podio, ad Austin, proprio nel giorno in cui, 11 anni prima, vinceva il suo titolo Mondiale con la Scuderia Ferrari.

Unico diploma iridato nella carriera di Raikkonen e ultimo successo per la Rossa di Maranello, in quel 21 ottobre del 2007, giornata che non può che collegare il giovanissimo ice man di allora al neo-trentanovenne di oggi. Proprio nella settimana del suo compleanno Kimi ha trovato la velocità e quel briciolo di coraggio in più per lottare al pari degli altri grandi, per guadagnarsi forse l’ultima vittoria prima di abbandonare la casa italiana che lo ha accolto e amato per otto anni. Quella casa che lascerà tra tre Gran Premi, alla fine della stagione 2018, per spostarsi in Sauber-Alfa Romeo, dove continuerà a competere in Formula 1 per altri due anni. Perché nonostante tutti lo chiamino ice man – uomo di ghiaccio – a Kimi correre piace ancora troppo, e la pensione non sembra affascinarlo.
Un digiuno lunghissimo quello che dovuto attendere il pilota che, dopo la vittoria al Gp di Australia nel 2013 con la Lotus, non ha più chiuso una gara al primo posto. Un dato che rende il suo successo americano ancora più romantico ma che, allo stesso tempo, fa ragionare sui problemi di costanza che il finlandese ha dovuto affrontare nel corso dei passati anni. Mentre la Ferrari sembra in difficoltà con la gestione del suo pupillo tedesco, il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel, è proprio Raikkonen a rimettere in ordine le cose e a dimostrare il valore della SF71H, la monoposto di quest’anno.
I rimpianti di un Mondiale che poteva essere conquistato proprio da Vettel, ora al centro di pesantissime critiche, si uniscono così a quelli per un pilota che poteva vincere più di quello che ha concretizzato. E mentre fuori dai paddock si riaccende il caso dello scambio di sedile del prossimo anno, tra il giovanissimo Charles Leclerc e il finalese, gli uomini di Maranello si sono goduti il successo del numero 7 prima di salutarlo. Un momento che ha unito tutti, avversari compresi, ma che non ha scalfino quel lato glaciale che ha reso Raikkonen tanto amato dai suoi tifosi. In fin dei conti non lo chiamano ice man mica niente e proprio quel suo essere anti-carismatico e anti-televisivo lo ha consacrato a mito dentro e fuori dai box. «Decisamente meglio vincere – ha detto il finlandese, intervistato subito dopo la vittoria americana – che arrivare secondi». Una gioia riassunta in poche parole, nascosta prima dal casco e poi, sul podio, dai consueti Ray-Ban scuri. Un’immagine che ha riacceso la passione nel cuore di tantissimi ferraristi, delusi da un anno da dimenticare, ma che ha soddisfatto anche molti dei non appassionati della Rossa, felici di poter salutare nel migliore dei modi il finlandese più amato del settore prima del suo passaggio a un team che, con ogni probabilità, non lo potrà portare in zona podio. Nonostante un Mondiale ormai deciso – ad Hamilton basterà infatti arrivare almeno settimo in uno dei prossimi tre Gran Premi – e un altro anno da dimenticare per il Cavallino, è proprio l’imperscrutabile Raikkonen a regalare la vittoria più romantica di tutto il campionato. Un’emozione condivisa ed espressa, da chiunque sappia andare oltre la tifoseria personale, in un applauso universale per l’ultimo Re di Maranello.