[Parole di Redazione Sport Mediaset]

Con l’arrivo della nuova generazione di Formula E, che vedremo gareggiare per i circuiti cittadini di tutto il mondo a partire dal prossimo 15 dicembre, entreranno in gioco nuovi costruttori: Nissan sostituirà Renault (solo come brand, essendo parte dello stesso gruppo), mentre BMW arriverà in veste ufficiale dopo una collaborazio avviata con il Team Andretti già dalla stagione 3. Rimangono invece Audi, DS, Jaguar, Mahindra, Nio, Dragon, Te-cheetah e Venturi. Non solo: lo spazio risparmiato in pitlane (grazie alla riduzione del numero delle monoposto) consentirà l’arrivo di due nuovi team. La prima azienda che si inserirà nel nuovo progetto per la stagione 2018/2019 è Hwa (azienda che produce veicoli e componenti da corsa), che getterà le basi per l’arrivo di Mercedes nella stagione successiva, la sesta.

La seconda formazione che vedremo a partire da fine 2018 sarà quella di BMW, che entrerà appunto nelle vesti di costruttore del team Andretti. Porsche ha invece già annunciato ufficialmente che prenderà parte alla sesta stagione, mentre FCA ha già espresso interesse per la serie 100% elettrica senza riuscire a nascondere del tutto una monoposto dentro un capannone a Balocco, sotto l’egida Maserati.
La Formula E ha concluso solo la sua quarta stagione, ma l’evoluzione di questo campionato e delle sue monoposto corre veloce. Le vetture che vediamo sfrecciare sulle strade delle città più belle del mondo sono la massima evoluzione della “generation one”, nate come tante identiche sorelle, dotate di cambio a 5 rapporti, dello stesso motore e degli stessi organi.
Guardandosi indietro di tre anni sembrano dieci, tanto sono cambiate. Le vetture attuali sono più veloci, più efficienti, più precise. Nella stagione 2017/18, ancora più che nella passata stagione, si è vista la differenza in termini di software, in particolare di quello che si occupa della gestione del “regen”: se il rigeneratore è più efficiente significa che riesce a recuperare meglio l’energia, scaldando meno le batterie. Batterie che lavorano bene in un range che va dai 22 ai 48 gradi, prima di smettere di rigenerare, e che già dai 35 fanno fatica: a Santiago del Cile non solo hanno superato la prova “caldo”, ma hanno addirittura permesso ai piloti di tenersi una carica extra per la battaglia finale. Le vetture che vedremo in pista a Roma sono più stabili e composte rispetto alla prima generazione, non “scodinzolano” nemmeno quando si entra in curva con il piede ancora sul freno e sono molto più precise, e questo sempre grazie all’evoluzione dei software. Tecnologia, questa, che sarà totalmente trasferibile sulle vetture elettriche stradali.

In soli quattro anni i team sono riusciti a sfruttare al meglio la tecnologia dell’elettrico senza mai intervenire sulle batterie che, nel campionato vinto da Jean-Eric Vergne, sono fornite dalla Williams mentre a partire dal 15 dicembre subentrerà la McLaren. Già, perché anche se ora assomigliano a delle vetture tradizionali, non hanno nulla a che vedere con queste ultime.
Innanzitutto hanno quasi zero downforce, pochissima convergenza e poca campanatura, inoltre richiedono ai piloti tantissime correzioni – a causa delle gomme quasi stradali – e possono anche essere guidate in modo un po’ più sporco. Se le gomme slittano in uscita di curva non c’è problema: il degrado è quasi inesistente. Infine saranno anche più resistenti a urti e sportellate, che non sono mai mancate in questa serie.

Il futuro è già qui con le auto della nuova generazione che gareggeranno nel Mondiale 2018/2019 svelate dal presidente FIA Jean Todt e del CEO della Formula E Alejandro Agag. Quella che inizierà presto con il Gran Premio di Riad non sarà solo una rivoluzione di stile, non solo perché saranno più potenti, veloci e avranno un pacco batterie che permetterà loro di coprire l’intera gara senza cambio auto, ma perché finalmente avranno un abito adeguato alla loro natura di auto aerodinamicamente efficienti. La potenza massima delle auto è stata aumentata e raggiungeranno picchi di velocità di 280 km/h, ed è stato introdotto anche l’Halo (con una striscia di Led), il sistema di protezione per i piloti che stiamo iniziando a conoscere in Formula1.
Jean Todt, ha spiegato: «La Gen2 è stato un progetto enorme che ha dato come risultato una macchina della quale tutti parleranno. A livello tecnico la Formula E è una missione affascinante, ci dà l’opportunità di creare qualcosa completamente differente da quello che si vede nel panorama dei motori. Sviluppiamo tecnologie uniche». E se lo dice Jean Todt.