Roberto Lacorte è molto più di un pilota.
Freschi di anteprima del documentario “Back to 24h”, che racconta dell’
avventurosa seconda partecipazione del team Cetilar Villorba Corse alla leggendaria corsa francese, abbiamo fatto qualche domanda all’uomo che ha dato vita all’Italian Spirit of Le Mans.

Come siete usciti da questa seconda partecipazione alla 24h di Le Mans e cosa ha aggiunto al vostro bagaglio di esperienza?
«Diciamo che Le Mans ti fa capire quanto tu non debba mai smettere di credere nelle cose. Questa volta non pensavo che potessimo arrivare in fondo e invece, nonostante le tante problematiche che ci sono state e che erano legate principalmente all’incidente dell’incolpevole Giorgio Sernagiotto nelle prove, abbiamo addirittura chiuso in una buona posizione. I meccanici hanno fatto un capolavoro, direi quasi un miracolo, a riconsegnarci una macchina che durante la gara si è rivelata in gran forma, con un’affidabilità che ha confermato il buon lavoro del nostro team. Giorgio poi ha guidato molto bene nei suoi stint e sfido chiunque a fare altrettanto subito dopo un incidente così importante. Credo che il Motorsport sia uno degli sport più crudi al mondo, in un attimo può crollare tutto un progetto, ma tu non devi mai mollare. Noi durante la 24h siamo stati messi alla prova sia sul piano tecnico che psicologico e l’abbiamo superata. Poi nelle gare endurance non conta solo la prestazione ma anche una lunga serie di altri fattori e questo mi piace tantissimo, perché somiglia a tante altre cose che faccio come ad esempio il mio coinvolgimento in azienda. Qui, ancora più che in ogni altra categoria del Motorsport, contano il lavoro di squadra e tanti piccoli dettagli che alla fine fanno davvero la differenza».

Con Cetilar Villorba Corse avete investito tanto nella comunicazione, raccontando la vostra avventura attraverso tre documentari, un libro ma anche un’assidua presenza sui vostri canali social e molto altro: credi molto nell’importanza che queste attività hanno nella buona riuscita di un progetto?
«È molto semplice: è inutile creare valore se non lo condividi. Se crei valore, è tua responsabilità diffonderlo, che tu sia un imprenditore o a capo di un qualunque altro progetto. Questo per tante ragioni: per motivare tutti quelli che lavorano con te e gratificarli condividendo l’ammirazione che ricevi, per creare passione intorno a te che poi vai ad usare come ulteriore spinta per raggiungere gli obiettivi, per attirare e coinvolgere altre persone o aziende a cui offrire la possibilità di condividere un progetto che arricchisce tutti. Per fare questo devi farti conoscere, devi trasmettere le vibrazioni, le paure, i momenti di felicità, tutte le emozioni forti. È quello che i tifosi vogliono, ed è un qualcosa di positivo a cui le aziende vogliono associarsi. La comunicazione è fondamentale, se fai qualcosa che offre contenuti e ogni altro tipo di valore, devi usarla al massimo».


«La comunicazione è fondamentale, se fai qualcosa che offre contenuti e ogni altro tipo di valore, devi usarla al massimo».

 

Ora che la seconda 24 Ore di Le Mans e la stagione in European Le Mans Series sono concluse, quali sono i programmi del team per il 2019?
«Non posso pensare a un progetto del genere senza un rinnovamento, senza nuovi obiettivi. La prima 24h era un obiettivo fondamentale, la seconda era importante tanto quanto la prima perché è stata una conferma, la prova che non è stato un caso ma il risultato di un programma e di un modo di lavorare serio. Mi piacerebbe correre la terza, arrivandoci però attraverso una stagione differente. Credo che il luogo dove mostrare con più orgoglio e forza l’essere italiano sia l’America, quindi stiamo valutando l’idea molto stimolante di approdare nel WEC e di andare a correre in una classica statunitense come la 12 Ore di Sebring. È uno dei progetti che stiamo vagliando, ma in ogni caso c’è un programma che ci fa lavorare su nuovi obiettivi, anche perché per me è impossibile vivere senza averne».

«Quando li metti in una condizione veramente critica, anche con pochi mezzi e risorse a disposizione per venirne a capo, gli italiani insegnano a tutti».

Cos’è e cosa significa per te “Italian Spirit of Le Mans”?
«Tante cose. La cosa più bella degli italiani è che sono persone molto aperte, gioviali, passionali. Hanno caratteristiche che gli altri non hanno, e questo lo dico sia da imprenditore che da uomo di sport. Quando li metti in una condizione veramente critica, anche con pochi mezzi e risorse a disposizione per venirne a capo, gli italiani insegnano a tutti. In quelle situazioni veniamo fuori alla stragrande, riusciamo con poco a fare cose che altri raggiungono, quando ci riescono, con una potenza finanziaria e di gruppo che nemmeno immaginiamo. Con il progetto Cetilar Villorba Corse abbiamo portato avanti questo spirito perché è un bel valore: abbiamo delle eccellenze in ogni campo, quindi perché non prendere il meglio di casa nostra e farlo diventare un esempio? Noi ce l’abbiamo fatta, condividendo la passione che sappiamo creare e che ci contraddistingue, alimentando un circolo virtuoso che ha portato a farci riconoscere per le nostre particolarità e a ricevere gratificazioni in tutto il mondo. Essere apprezzati da chi gestisce la 24h di Le Mans ci ha fatto capire che abbiamo davvero fatto qualcosa di bello».