Gli appassionati di Motorsport conoscono da molti anni il nome di Giorgio Terruzzi, penna inconfondibile del giornalismo sportivo in Italia. La sua scrittura veloce e la voce caratteristica sono da tempo un punto fermo nel panorama della Formula 1 nel nostro paese. Negli ultimi anni, però, Terruzzi ha fatto conoscere le diverse sfaccettature di un personaggio complesso, lasciando che i suoi sostenitori ne scoprissero il carattere e il talento a trecentosessanta gradi.
Il primo di questi lati è emerso grazie a Semplice, il romanzo edito da Rizzoli nel 2017, un’esaltazione dell’amicizia, dei valori, degli inciampi dell’adolescenza e della vera passione che ha guidato la vita del giornalista milanese classe 1957, il Rugby.
Cresciuto sotto la guida magistrale di Beppe Viola, con un amore sconfinato per lo sport, che ha inseguito con dedizione per tanti anni nel suo lavoro, Terruzzi è tornato in libreria, sempre con Rizzoli, questa volta con una storia che dallo sport si allontana completamente.

Quando ridi ha lo stile inconfondibile del giornalista ma si stacca dal mondo feroce e crudo dei motori, raccontando con dolcezza impacciata la favola di un amore diverso da tutti gli altri.

Quando ridi è un inno ai padri e alle figlie, un inno a quel legame complicato ma indissolubile. É un inno alla difficoltà di non sapere cosa dire quando invece si vorrebbe dire tutto.

Quando ridi racconta, con la sua semplice verità, la paternità, senza il bisogno di dare lezioni o consigli, senza la necessità manualistica di dover spiegare qualcosa, ma con tutta l’ironica drammaticità che solo la vita riesce a rappresentare. Giorgio Terruzzi, in questo, è maestro assoluto. Cammina, proprio lui che per primo si è sempre definito maldestro e impacciato, in punta di piedi lungo una strada piena di intemperie.

Sono le difficoltà di essere padre quelle che Terruzzi non nasconde mai nelle pagine del suo libro. Le esalta e le rinforza senza nascondere le «parole sussurrate a una figlia» che un padre normale non riesce a dire ad alta voce.

Il giornalista sottolinea, nella pagina dei ringraziamenti, che il libro non è una biografia. Giulia – la protagonista –, infatti, deve qualcosa di sé stessa a ognuna delle sue tre figlie. Come per Giulia, anche gli angoli della personalità un po’ burbera del padre, il personaggio narrante, appaiono smussati dall’esperienza e dall’amore vissuto da Terruzzi.
Ci sarebbero molti modi per cercare di definire questo libro, ingabbiandolo a metà tra un romanzo e una falsa biografia, ma Quando ridi è semplicemente una lettera d’amore, quella più vera che un padre possa scrivere a una figlia.