Scrivere qualcosa su Michael Schumacher oggi, nel giorno del suo 50esimo compleanno, non è cosa da prendere alla leggera. L’ultima cosa che vuoi fare è unirti al coro stonato di chi ancora specula goffamente sul disgraziato incidente di 5 anni fa, facendo leva sul sensazionalismo spicciolo e aggrappandosi al poco e niente che si riesce a raccimolare. Quando non addirittura inventando di sana pianta.

Si potrebbe, al contrario, decidere di criticare aspramente tutto il tam tam mediatico sulle sue condizioni, ma peggio ancora sarebbe un inutile parlarsi addosso. Basta digitare “Michael Schumacher” nella homepage di Google per vedere quali sono i primi suggerimenti basati sulle ricerche più popolari e capire che l’attenzione che ancora è rivolta da parte della stampa generalista alle condizioni del Kaiser è figlia di un’interesse pubblico tanto giustificato dall’affetto e dal tifo quanto reso malsano dalla morbosità generale che drammi di questa portata generano quando colpiscono persone molto conosciute.

Hai parecchie remore anche nel decidere di prendere la terza strada, quella del ricordo della leggenda sportiva intriso di romantica nostalgia, evocato attraverso le imprese del pilota più vincente di sempre. Ecco, personalmente quello preferirei lasciarlo a chi ha avuto la fortuna e l’onore di viverle in prima persona e in prima linea, quelle imprese. A chi ha avuto il privilegio di conoscerlo e, perciò, conserva un autentico pezzetto di Michael da condividere con chi, suo malgrado, lo ha vissuto da un divano o da una tribuna dei tantissimi autodromi dove ha corso.

Preferirei ma, in un giorno come oggi, non onorare l’importanza e il valore di un Campione della sua grandezza costituirebbe atto irrispettoso difficilmente giustificabile.

Perciò, semplicemente, auguri Michael. E grazie.

Grazie per tutto quello che ci hai lasciato. Un’eredità preziosa. Per una storia che ancora merita di essere celebrata, esplosa proprio quando tu stesso hai raccolto un’altra eredità, pesantissima, colmando il vuoto lasciato improvvisamente da Ayrton Senna e dalla rivalità che doveva essere e mai fu. Per un’era in rosso fatta di vittorie talmente schiaccianti da ammazzare talvolta le corse ma figlie di un purgatorio durante il quale hai dato prova del tuo essere leader. Cannibale in pista quanto umano nel box. Per aver regalato agli appassionati di Formula 1, di motori, di sport, momenti per cui emozionarsi ancora oggi. Come solo i veri grandi sanno fare.

Buon compleanno, Campione.