La Formula E approda a Marrakesh, in Marocco, per la seconda prova stagionale dopo l’E-Prix inaugurale svoltosi nel circuito di Riyadh, in Arabia Saudita. Proprio in questo primo appuntamento abbiamo potuto assistere a tantissime sorprese, novità, curiosità e colpi di scena: la BMW ha dominato, conquistando pole position e vittoria nonostante la grande competitività del team DS guidato dal campione in carica Jean-Eric Vergne, mentre hanno faticato le altre compagini tedesche Audi e HWA (futuro team ufficiale Mercedes).

In questo 2019 sono state numerose le novità introdotte a livello regolamentare.

In primis la vettura è cambiata radicalmente rispetto alla prima generazione di Formula E: la nuova monoposto ha un aspetto totalmente futuristico (con l’implemento dell’Halo) e possiede batterie molto più potenti, che partono da una base di 200 Kw. Questo aumento significativo di potenza ha reso possibile l’eliminazione del cambio vettura a metà gara, procedimento abbastanza macchinoso e controverso per il mondo del Motorsport. Le gare dureranno quindi 45 minuti più un giro, rendendo lo show più godibile e immediato.

La critica più importante rivolta verso la categoria elettrica è quella che riguarda l’introduzione dell’Attack Mode.

Quella che i più scettici hanno già soprannominato “Mario Kart Mode”, porterà un ulteriore boost di potenza per le vetture dei piloti, che passeranno per alcuni secondi da 200 a 225 Kw.

Per attivarla i piloti dovranno passare sopra 3 sensori posti fuori dalla traiettoria ideale, perdendo inizialmente del tempo salvo poi guadagnarne molto di più grazie all’aumento di potenza. Le vetture potranno quindi raggiungere potenzialmente i 250 Kw, se consideriamo anche i 25 Kw aggiuntivi del Fan Boost (potenza extra concessa ai piloti in base alla votazione del pubblico).

Il campionato non è nuovo né ad esperimenti così rischiosi né a critiche pesanti: negli anni passati proprio il Fan Boost era diventato il capro espiatorio soggetto a tutti i commenti negativi, che ora si sono invece spostati sulla nuova modalità. La categoria stessa è sempre stata oggetto di discussione da parte dei puristi del Motorsport, che si domandano ancora se la competizione possa rientrare in questo termine. Insomma, per gli amanti dei motori vecchia scuola ogni pretesto sembra buono per denigrare la Formula E e trovarle dei difetti.

Lo sperimentalismo dell’Attack Mode è forse esagerato ed eccessivo, ma di fatto aumenta lo spettacolo in pista, andando anche ad influenzare pesantemente le strategie e le gestioni di gara.

La Formula 1 stessa si è spinta verso una direzione simile, ormai 8 anni fa, con l’introduzione del DRS, che fa ora parte della competizione in pianta stabile.

Non ce ne vogliano i puristi, ma è anche grazie a questi esperimenti regolamentari che la nuova Formula E si sta già rivelando un campionato molto valido sotto tanti punti di vista: le novità, le strategie, le gare e l’ottimo livello del parco piloti infatti la rendono indubbiamente una delle categorie più interessanti dell’attuale panorama motoristico.