Lo Sport italiano, da anni ormai, non si trova in un buon momento di salute. Alcune nuove leve, però, cominciano finalmente a sbocciare, spesso grazie a preparazioni più complete, innovative, olistiche. La speranza è che anche in Italia stia cominciando a cambiare la cultura sportiva, che si stia iniziando a intendere l’educazione fisica come base fondamentale per l’equilibrio della persona: mens sana in corpore sano, scriveva già Giovenale.

Oggi, come per anni, in Italia, le ore di ginnastica sono interpretate come ore di ricreazione, così negli altri Paesi si sono evoluti, mentre noi abbiamo sempre più tardato il rinnovamento culturale, ritrovandoci a toccare il fondo anche dove abbiamo sempre primeggiato, calcio compreso. Molti professionisti, fortunatamente, stanno introducendo importanti novità in tal senso, educando gli individui e gli atleti all’armonia tra mente e corpo. Un esempio su tutti è Tortu…

Alessandro Maniero per SANGA Milano

«Ho sentito che lo hanno definito il nuovo Mennea per il tipo di fisicità.

Ecco, questo è il primo errore che si commette ogni volta: paragonare. Ogni atleta, ogni singolo individuo, è un essere a sé, con le proprie caratteristiche. Prima capiremo questo, prima ci occuperemo degli atleti in modo personalizzato, non standardizzato.

Il fatto che Tortu sia allenato dal padre, che evidentemente ha delle idee moderne e conosce il figlio, gli evita il primo problema che si pone sempre: chi allena gli atleti? Il vecchio retaggio, creato da una mentalità vetusta, da ogni punto di vista, a causa della quale noi non otteniamo i risultati sportivi che potremmo raggiungere, a meno che il talento sia superiore a qualsiasi ostacolo e danno procurato. Abbiamo fatto di tutto per soffocare il talento sportivo sin dai primi anni di scuola».

Interrompe la mia introduzione un Alessandro Maniero carico e sorridente come appare nei suoi video quotidiani sui social network.

Dr. in scienze chiropratiche negli Stati Uniti, specializzato in terapia manuale osteopatica, MCB, ho incontrato Alessandro Maniero nel suo studio, proprio al termine della cura che mi ha guarito da un’ernia del disco molto dolorosa.

Alessandro Maniero è l’inventore della Terapia Inversione Metodo Maniero – prossima alla pubblicazione scientifica in equipe con il Dottor Daniel Levi, neurochirurgo svizzero – attraverso cui cura il mal di schiena con un metodo semplice ed efficace usato da moltissimi atleti professionisti e personaggi del mondo dello spettacolo. La Terapia in questione sfrutta la forza di gravità e agisce sul corpo umano riportandolo in perfetto equilibrio.

La Terapia Inversione Metodo Maniero si basa sull’utilizzo della panca anti-gravitazionale, attraverso la quale la persona viene portata a testa in giù gradualmente per porre la colonna vertebrale in completa decompressione.

«Ho incontrato Daniel in uno studio medico in Svizzera. Aveva sentito parlare della mia metodologia. Lui sosteneva di consigliare la panca anti-gravitazionale dal 2004, io dal 2005, anno in cui ho risolto il mio problema alla schiena proprio grazie alla panca. Ho pensato mi prendesse in giro. Sembrava fatto apposta, invece era tutto vero. Era il 2017, ci siamo trovati subito e abbiamo elaborato un protocollo di lavoro. A breve verrà pubblicato il lavoro fatto su 10 pazienti, tra cui ci sei tu, appunto. La pubblicazione sancirà un lavoro fatto a livello medico scientifico. Sono stato appeso per 50 minuti a testa in giù in risonanza magnetica per attestare cosa vuol dire l’inversione anti-gravitazionale a livello medico-scientifico, quindi sono stato già pubblicato, ma questo è un lavoro completo che testimonia il riequilibrio postulare muscolo-scheletrico a carico naturale che avviene attraverso angoli di assestamento metabolico precisi, che in un dato tempo riequilibrano il corpo che, non andando in stress, si rilassa e va in decompressione spontanea. Questo permette di prevenire, non solo di curare, e bastano 10 minuti al giorno. Tutti i giorni».

Tornando a quando parlavi di Tortu e dell’attuale situazione: l’hai toccata piano.

«Sì, perché era il 1985, circa, quando frequentavo l’ISEF e chiedevamo di introdurre l’educazione motoria anche all’asilo, sono quelli gli anni più importanti per educare un corpo e una mente. Sono pepite che vanno portate a luce propria da tutti i punti di vista. Non tutti diventeranno atleti, ma tutti quei bambini diventeranno persone più equilibrate. Dopo 30 anni questo cambiamento non è ancora avvenuto e poi ci chiediamo perché abbiamo sempre meno atleti performanti, perché è in crescita l’obesità e tutti i problemi motori e alimentari di cui siamo circondati».

Non hai migliorato il quadro, eppure alcune discipline, vedi la scherma ad esempio o il nuoto, producono risultati con continuità.

«Sì, sono casi singoli non dovuti a un movimento strutturato. Io ormai mi sono spostato in Svizzera e uso loro come esempio. Avete visto che risultati stanno avendo nel calcio? Avete visto come sono cresciuti? Non mi dite che la Svizzera è un Paese grande, eppure…».

…prendono un sacco di elementi dall’estero, però.

«Sì, ma sono cresciuti in Svizzera. Sono iI frutto di una politica e di un lavoro pregresso di integrazione ed educazione che hanno compiuto in anni. La Cina, ad esempio, una volta che il Golf è diventato disciplina olimpica, ha messo i bambini a giocare a Golf, hanno portato l’Asian Tour a diventare il terzo polo al mondo, tra 8 anni al massimo raccoglieranno i frutti di un investimento lungimirante, sia a livello sportivo che economico. Sono solo esempi, certo, ma dimostrano come sia fondamentale la programmazione. In Italia dobbiamo tornare ad avere attaccamento per quelle che sono le istituzioni che devono educare i nostri figli sin dall’infanzia, offrendo programmi scolastici moderni, che sviluppino il corpo e la mente. Se non riusciamo a formare delle persone evolute rispetto alle generazioni precedenti, in grado di migliorare il Paese, continueremo a retrocedere».

Come hai formato questo pensiero?

«Guardandomi intorno. Guardando come funziona dalle altre parti. Mi scontro, mi confronto con tutti e ho capito che non mi piacciono le persone che si focalizzavano su un unico modo che reputano giusto. Ci sono tante cose corrette, bisogna conoscerle e sfruttarle nel modo migliore. La multi esperienza è fondamentale. Se ti reputi arrivato è finita. Guardare quello che succede intorno significa essere intelligenti. Questo vale sia per noi e che per gli atleti: se non si trovano con chi li prepara devono provare a cambiare, a provare altro. Tutti si devono sempre mettere nelle condizioni di crescere, di arricchirsi!».

Consigli ai giovani atleti?

«Se esci dal tuo, sicuramente una cosa buona almeno la impari e cresci. Compi dei passi avanti nel tuo percorso di atletismo naturale che passa da vari aspetti. Se vuoi performare devi migliorare di centimetri, decimi di secondo, devi curare il dettaglio sempre più minuziosamente, devi lavorare sul corpo, sulla mente. Devi avere un buon allenatore per le prestazioni, devi trovare chi ti mette a posto, devi lavorare sull’alimentazione».

L’alimentazione è fondamentale per avere carburante e tenere il corpo in forma, ma tu parli spesso del ruolo della mente. Parli di volersi bene.

«É un problema della Società odierna. Non ci aiuta a volerci bene. Ci dà meno tempo di ascoltarci, da dedicarci. É stata coniata la parola ansia: ansia di cosa? Respira e vai avanti. Non c’è impegno. Non ci si applica. Io mi metto sempre in prima persona perché cerco di dare l’esempio e, in questo, i social network mi danno una grossa mano. Ho un appuntamento fisso la mattina, in continua crescita, con persone che si esercitano con me per cominciare la giornata in equilibrio, volendosi bene. Le nuove tecnologie possono aiutare molto il mio lavoro, posso aiutare i pazienti attraverso il cellulare, mostrando loro gli esercizi. Il mio scopo è quello di mostrare la strada e far sì che le persone si prendano cura di loro stesse, da sole. Non possono dipendere da chi le cura. Devono imparare ad ascoltarsi, ad ascoltare dolori, ansie, devono imparare a capirsi. Questo fa paura, ma se non ti metti in gioco non puoi guarire, non puoi trovare il tuo equilibrio».

Questa è una malattia del nostro tempo: ci mostriamo sempre forti, perfetti, invece…

«Invece c’è la vita di tutti i giorni. Io potrei mettere online dei video pre-prodotti, invece mi metto in gioco e faccio i tibetani con chi mi segue. Cerco di mostrare che volersi bene è importante, richiede sforzo, ma poi dà i risultati giusti. Dobbiamo puntare a una Società che ci prende per mano nel nostro nascere e nel nostro crescere, a cominciare dalla prima infanzia. Dobbiamo formare figure professionali che abbiano all’interno del loro percorso anche degli studi e delle esperienze estere, con un’occhio sempre attento a tutto quello che c’è di nuovo, che amplino sempre più la propria ottica. Questo ci permetterebbe di crescere individui più sani, pronti per migliorare la Società e non per fossilizzarsi come avviene ora. Dobbiamo costruire figure professionali che possano davvero aiutare gli individui, non figure protocollate e standardizzate, sorde a tutto quello che avviene intorno a loro».