La colorazione della PG3 si ispira al centro di ricerca della NASA situato nella città natale di Paul George, Palmdale, in California.

Grazie alle nove stagioni di NBA e agli ulteriori anni di formazione a Palmdale, California, Paul George ha consolidato la sua posizione di grande campione. Diventa quindi piuttosto difficile immaginare George che si fa strada faticosamente verso il fondo di una piscina piena, tenendo dei pesi in mano e controllando ogni tanto la frequenza delle sue pulsazioni, per poi spingersi ancora più in profondità.

«Sento che sto invecchiando per questo campionato e la domanda che mi pongo è: ‘Come posso migliorare le mie performance atletiche?’ Le mie prestazioni devono raggiungere il livello di eccellenza a cui so di poter arrivare, senza però sprecare una quantità eccessiva di energia. Alla fine dell’ultima stagione ho capito di dover controllare meglio la respirazione durante il gioco, quindi ho aggiunto delle sessioni di immersione al mio allenamento fuori stagione». (Paul George, Oklahoma City Thunder)

Partendo dalla PG-1 e passando per la PG-2, che si è perfezionata a sua volta nella PG-2.5, la linea firmata Paul George racconta sotto molti aspetti la storia di questa crescente consapevolezza di sé e di questo impegno a migliorarsi. La collezione racconta un processo di rifinitura, che ha portato George ad avere una sensibilità matura, fiducia in sé stesso e consapevolezza dei traguardi che vuole ancora raggiungere come giocatore.

I tre principi cardine che PG e il Nike Basketball Footwear Designer Tony Hardman hanno seguito nel creare la scarpa di George.

Eliminare il superfluo

La PG3 pesa circa 30 grammi in meno rispetto alla PG2.5. Il merito è della schiuma più leggera posizionata nell’intersuola e del colletto completamente ripensato. Questa la richiesta principale fatta da George a Hardman per la PG3: «Rendila più veloce».
La velocità di questa scarpa doveva essere all’altezza di quella che caratterizza attualmente il gioco e delle dinamiche più rapide dei compagni di squadra dell’Oklahoma City Thunder. La strategia di Hardman? Eliminare l’eccesso, mantenendo nella PG3 solamente quelle caratteristiche fondamentali ed essenziali per il gioco di George.

«Questa riduzione del peso si adatta perfettamente al suo stile di gioco. George si prepara e stacca sull’avampiede per tirare da tre, esegue molti tagli e cambiamenti di direzione facendo leva sulla pianta del piede, sia in attacco che in difesa. La schiuma più soffice nell’intersuola e lo Zoom Bag dell’avampiede lo aiutano a generare più velocità». (Tony Hardman, designer)

Con la riduzione del materiale superfluo (ad esempio il materiale TPU in eccesso), l’integrazione della linguetta all’interno del colletto, l’utilizzo nell’intersuola di una schiuma più soffice e leggera – George afferma di ottenere più risposta dallo Zoom Bag dell’avampiede, merito della capacità dello Zoom di comprimersi all’interno della schiuma più leggera – e l’impiego di mesh per la realizzazione della tomaia, è stato possibile ridurre di circa 30 grammi il peso della PG-2.5.

Dare importanza ad ogni singolo passo

George conferma che si sta muovendo più adesso che in altri momenti della sua carriera. Ciò è in parte dovuto al ruolo dinamico che ricopre all’interno della sua squadra OKC. Stoppate, blocchi e falli su tiro: in fase di attacco George deve saper affrontare efficacemente i movimenti dei giocatori e utilizzare lo spazio. In difesa deve pressare il miglior tiratore avversario, di solito il two-way player. Per 48 minuti deve rispondere attivamente su entrambi i lati del campo per avere una resa ottimale in ogni partita.

«Quando non hai bisogno di fondere o laminare questi elementi di sostegno, puoi mantenere la tomaia più morbida, simile a una calza. Le ali dell’avampiede fanno proprio questo. La tomaia può lavorare sotto, ma le ali mantengono il piede fermo». (Tony Hardman, designer)

Per rendere possibile questo movimento, la PG3 è dotata di una struttura circolare di trazione che aiuta George a effettuare tagli precisi, inchiodare dopo uno sprint e fermarsi di colpo. Il piede di George viene maggiormente bloccato dalle ali sintetiche che fluttuano attorno all’avampiede, caratteristica ripresa dalla PG2.

Ricordarsi da dove si proviene

L’ascesa di George tra le stelle del campionato non gli ha fatto dimenticare le sue origini. Sia la PG1 che la PG2 fanno trasparire la passione di George per i videogiochi. La PG3 richiama Palmdale, la sua città natale, con una tonalità di colore ispirata alla NASA, presa dal sito del centro di ricerca del luogo. L’immagine dell’esplorazione lunare rievoca una delle citazioni preferite di George, riportata sul tallone della scarpa: «Non ditemi che il cielo è il limite quando ci sono impronte sulla luna».

Impronte sulla luna

«Io e Tony abbiamo costruito un rapporto tale per cui lui sa esattamente cosa è meglio per me. Per tutta la fase dello sviluppo della linea ho potuto avere molta voce in capitolo, perché lui mi ha tenuto sempre aggiornato e mi ha anche messo a mio agio, dandomi la possibilità di intervenire sull’intero processo di design». (Paul, George, Oklahoma City Thunder)

Questi riferimenti personali sono profondamente radicati nel DNA della scarpa. All’interno della struttura di trazione circolare ci sono dei numeri che indicano momenti significativi della vita di George, come la data del suo compleanno, i diversi numeri di maglia indossati nell’arco della sua carriera e il numero dei suoi tatuaggi. L’inclusione di dettagli personali significativi suggella il profondo legame tra Hardman e George, un’intimità destinata a diventare sempre più forte.

La PG3 è il risultato di quanto si è appreso nel corso degli anni sul percorso di carriera di George, incluse le valutazioni di quelle caratteristiche della scarpa che hanno permesso a George di ottenere le sue performance migliori, serata dopo serata, in nove stagioni di gioco, e che gli garantiscono la possibilità di migliorare ancora.

«Ho sempre pensato di poter raggiungere un livello più alto» dice George. «Ho sempre sognato di giocare nell’NBA, ma questo non mi bastava. Mi sono sempre prefissato grandi obiettivi. Voglio essere un campione. Questo è il mio sogno. Ho sempre creduto di poter arrivare più in alto».

A volte, la strada per puntare più in alto porta sul fondo di una piscina.