Per Sebastian Vettel, ex bambino prodigio e quattro volte campione del mondo di Formula 1, il 2018 è stato un anno da dimenticare.
Ha perso l’occasione per conquistare il quinto titolo iridato. È stato al centro di dure polemiche e di cambiamenti nella Scuderia di Maranello. Ha sofferto la competizione con il rivale Lewis Hamilton. Ha sbagliato ma, più di ogni altra cosa, ha perso la testa.
La Ferrari, desiderio e punto di arrivo di una vita intera, sembra aver messo a dura prova i nervi di ferro del giovane talento di casa Red Bull.
Perché il Vettel un po’ tedesco e un po’ italiano, sanguigno e arrabbiato, assomiglia sempre meno alla macchina perfetta che i tifosi avevano imparato a conoscere negli anni di supremazia del Toro austriaco.

Il destino ha giocato un brutto scherzo al giovane prescelto di Michael Schumacher.

La Rossa, sogno di tutti i grandi piloti, per Vettel avrebbe dovuto rappresentata la consacrazione assoluta dopo tutti i record abbattuti e i risultati ottenuti prima del compimento dei trent’anni. Una scommessa anche per la Scuderia di Maranello, che in Vettel cercava il punto di rinascita dopo anni difficili. Sebastian doveva essere per la Ferrari quello che Schumacher era stato prima di lui. Campione assoluto. Salvatore. Mostro di precisione e sicurezza.
Era un sentimento condiviso, una necessità che si è concretizzata con il contratto al tedesco nel 2015 e che è proseguita fino ad oggi, nel tentativo continuo di abbattere la supremazia Mercedes.

Gli errori

Il 2018 sarebbe dovuto essere l’anno del cambiamento. L’anno di una monoposto finalmente davvero competitiva: la SF71H rinominata da Vettel Loia. In caso di vittoria, aveva annunciato il pilota, ci avrebbe aggiunto una G facendola diventare Gloria. Ma la gloria per lui e per la Rossa, dopo un inizio di campionato perfetto, non è arrivata.
Il gioiellino di casa Ferrari ha sbagliato tanto, troppo, ha regalato punti al suo avversario sempre perfetto e ha deluso gli esigenti tifosi. A Baku, in quel sorpasso azzardato su Valtteri Bottas. Nella rimonta disperata dopo un errore in prima curva a Le Castellet. Nelle qualifiche maledette del Red Bull Ring. Sotto la pioggia di casa sua, a Hockenheim. E in Italia. La delusione totale, mista alla consapevolezza di aver davvero perso il Mondiale, in Ferrari è arrivata proprio durante il Gran Premio di casa.
La gioia del sabato, con Raikkonen in Pole e Vettel subito dietro, seguita dalla rabbia della domenica in quell’errore alla Roggia nella confusione dell’attacco di Lewis Hamilton. Poi la Russia, Suzuka, gli Stati Uniti. Il triste finale di un anno da dimenticare.

L’acclamato e idolatrato quattro volte campione del mondo lascia definitivamente il posto al ritratto del pilota schiacciato dal peso della sua tuta Rossa.

In Ferrari infatti la star non è il pilota, non lo è mai. In Ferrari la star è la Ferrari. È un sentimento difficile, un macigno non indifferente che ha pesato sulla schiena di tanti grandi prima di Vettel. Su tutti, il recente Alonso. Così, nel tentativo di rimettere insieme i pezzi, in questa pausa invernale a Maranello cambia tutto.

Il cambiamento

Arriva Leclerc, giovane promessa rampante fortemente voluta da Sergio Marchionne. Porta con sé una ventata di aria fresca, un po’ di grinta, e porta via l’ultimo Re della Rossa: Kimi Raikkonen.
Parte Arrivabene, capro espiatorio di un Ferrari che non vince. Squadra che non vince si cambia e così arriva Binotto che dopo due anni da direttore tecnico sale al ruolo di Team Principal. Si mantiene la continuità per non stravolgere un lavoro che in questi anni ha comunque dimostrato il suo valore.
“Lerclerc sarà un’ottima sveglia per Vettel” ha commentato il pilota Alex Zanardi, dando voce a un sentimento condiviso da molti. Il monegasco rampante potrebbe davvero essere lo scossone per far tornare a splendere il talento del tedesco quattro volte campione del mondo.
Sembra quindi cambiare tutto intorno a Vettel, dai vertici della scuderia al compagno di squadra, mentre al tedesco resta il compito più importante: rimettere a posto la testa.