L’aria a Montmelò è leggera. I test invernali di Formula 1 proseguono tranquilli, i piloti tra una sessione e l’altra chiacchierano con tifosi e giornalisti, gli ingegneri lavorano sereni.

L’unica ombra in questa prima fase di preparazione alla stagione 2019, che scatterà il 17 marzo a Melbourne, è quella che aleggia intorno al Motorhome della scuderia Williams.

Il ritorno in Formula 1 di Robert Kubica, l’arrivo del giovane talento George Russell e la presentazione del nuovo title sponsor ROKiT, impresa californiana che si occupa di telefonia e telecomunicazioni, sembravano solide basi per sperare in un 2019 più positivo e competitivo rispetto ad un 2018 difficile.

Per la casa inglese nove volte campione del mondo sembravano quindi esserci tutti i presupposti per cominciare l’anno nel migliore dei modi. L’inizio dei Test ha però subito disegnato un quadro ben diverso da quello sperato.

La Williams ha prima cancellato il suo filming day, programmato sul circuito catalano per il 17 febbraio, poi ha annunciato che non avrebbe preso parte al primo giorno in pista e, alla fine, ha piovuto sul bagnato.

«Non scenderemo in pista prima di mercoledì – aveva dichiarato con delusione Claire Williams – la macchina non è ancora pronta».

Annullate tutte le conferenze stampa con i piloti, garage chiusi, solo visi preoccupati in giro per i paddock. Un momento critico per una scuderia già affaticata dopo anni di insuccessi e situazioni economiche non facili.

Mercoledì pomeriggio, mentre il giovane campione uscente di Formula 2 George Russell stava finalmente accendendo il motore della nuova monoposto, Claire Williams ha provato a tirare le somme di quanto successo a Montmelò e di quello che vedremo durante il campionato.

«Sarebbe un eufemismo dire che gli ultimi giorni sono stati orribili – ha ammesso la figlia di Sir Frank – quello della FW42 è stato un parto difficile. Prima di far salire i nostri piloti a bordo dovevamo assicurarci di avere la migliore auto possibile».

La squadra ha dovuto affrontare un momento difficile e nei box si respira un’atmosfera che la Williams definisce strana. Studia la parola, prima di usarla. Come se stesse cercando di capire anche lei il caos esploso all’interno del suo garage. «Ho aperto gli occhi su determinate situazioni ma le nostre energie in questo momento non si concentreranno sul cercare colpevoli a quanto successo».


Claire ha quindi messo le mani avanti, non volendo commentare il ruolo avuto da Paddy Lowe, direttore tecnico della scuderia inglese,  questo imbarazzante ritardo.

Nel frattempo la conferenza stampa dell’ingegnere con la stampa è stata annullata e i commenti velati della vice Team Principal lasciano intuire che c’è aria di cambiamento all’interno del paddock.

«Sappiamo i motivi principali che hanno portato a questo ritardo. Ora dobbiamo lavorare per recuperare il tempo perso ma non laveremo i nostri panni sporchi in pubblico».

Le dichiarazioni, cariche di delusione, sommate ai soli 23 giri collezionati da George Russell nel corso del pomeriggio di mercoledì, ritraggono il quadro malinconico di una scuderia dalla grande storia che appare oggi più in difficoltà che mai.