Tra le dune del deserto del Bahrain si è concluso il secondo appuntamento della Formula 1 2019, in cinquantasette giri di adrenalina pura.

A spuntarla è stato un Lewis Hamilton aggressivo e fortunato che ha saputo sfruttare tutte le occasioni di una giornata ai limiti dell’assurdo.

Dopo un intero weekend di supremazia Ferrari e una prima fila tutta Rossa, sembrava infatti che i problemi riscontrati in Australia si fossero finalmente risolti e che la coppia Leclerc-Vettel fosse pronta per il primo successo stagionale.

La bagarre iniziale tra i due piloti di Maranello, con Vettel scattato benissimo e poi subito ripreso dal giovane compagno di squadra, e le evidenti difficoltà della Mercedes a mantenere il passo della Ferrari, non sembravano lasciare dubbi su quale sarebbe stato il risultato del Gran Premio.

Ma la fortuna è cieca e le leggi del motorsport non guardano in faccia nessuno – nemmeno un ventunenne con un talento da predestinato e una sensibilità fuori dal comune – e le dune del Bahrain, questa volta, ne sono state la prova più amara.

Quella che sarebbe dovuto essere la gioia più grande, la doppietta Ferrari e la prima vittoria di Leclerc in Formula 1, si è trasformata in un incubo surreale.

Prima le difficoltà di Vettel che per cercare di mantenere la posizione su Hamilton, nel corso del trentottesimo giro, si gira – in quello che sembra essere un deja-vu degli errori della scorsa stagione – e poi perde l’ala anteriore per le vibrazioni derivanti dal testacoda.

Sfuma così la doppietta ma il profondo rosso in casa Ferrari arriva quando mancano solo dieci giri alla fine, quando il giovane monegasco comincia a urlare, disperato, in una serie di Team Radio che non lasciano presagire niente di buono. Domanda, si dispera, scalpita, ma il problema alle componenti elettriche del motore ibrido non è risolvibile dal muretto e la sua è una vittoria che gli scivola così, tra le mani.

La doppietta si trasforma così in un terzo e un quinto posto, un risultato amarissimo per Ferrari, che allo stesso tempo è una dolce soddisfazione nei paddock Mercedes, con Hamilton vincitore del suo primo Gp in stagione e Bottas sul secondo gradino del podio.

«Un gran culo» commenta il Team Principal Toto Wolff, e non c’è altro modo per commentare questo assurdo finale.

La fortuna però non basta per spiegare i problemi della Scuderia di Maranello che smaltito il dolore e la delusione dovrà fare i conti con i propri errori.

Perché in questo Gran Premio la Ferrari non è stata all’altezza di Leclerc, brillante e coraggioso, e Vettel non è stato all’altezza della sua Ferrari, imperfetto e carente.

Fuori dal caos delle prime quattro posizioni il secondo Gp della stagione si è comunque giocato sul filo del rasoio, con tantissimi altri colpi di scena che lo hanno reso divertente da seguire.

Tra questi spicca il terribile finale della Renault, con Hulkemberg e Ricciardo costretti al ritiro a tre giri dalla fine nello stesso punto della pista, in una coincidenza che, nella sua drammaticità, ha dell’incredibile.

Weekend discredo per le Red Bull, con Max Verstappen ai piedi del podio e Pierre Gasly all’ottavo posto, finalmente in zona punti e graziato dal ritiro dei due Renault.

Per un giovane che non sembra riuscire a ingranare con la nuova monoposto ce n’è uno che invece sta tirando fuori gli artigli: Lando Norris. Il diciannovenne di McLaren ha dato spettacolo, costruendosi una rimonta che lo ha portato fino alla sesta posizione. Nel corso dei cinquantasette giri ha più volte duellato con il trentanovenne Raikkonen, che ha chiuso alle sue spalle, in una bagarre divertente con, a dividerli, ben vent’anni di differenza d’età.

Dopo due ore di adrenalina, tra colpi di scena, giovani scoperte e spettri del passato, la sfida è rimandata al Gp di Cina il prossimo 14 aprile, per festeggiare la storia di uno sport sempre sorprendente con il millesimo Gran Premio della storia della Formula 1.