Dominato, dall’inizio alla fine, da una Mercedes inarrivabile. Non c’è altro modo per descrivere il Gran Premio di Cina, terzo appuntamento con la Formula 1 2019.

Il millesimo Gp della storia della F1 avrebbe dovuto regalare qualche emozione in più rispetto a quanto si è visto nel corso dei cinquantasei giri di gara ma purtroppo così non è stato.
Per la terza volta in tre match, la Mercedes ha portato a casa una doppietta e, proprio come successo nel Gp di Melbourne, lo ha fatto con estrema facilità.

Dopo la partenza perfetta di Lewis Hamilton, che ha bruciato il pole man di sabato e compagno di squadra Valtteri Bottas, l’intera gara si è consumata nell’attesa di un colpo di scena che però non è mai arrivato.

Al contrario rispetto a quanto successo due settimane fa in Bahrain, il millesimo appuntamento della storia della classe regina dei motori non è stato niente di indimenticabile.
Anzi, è stato un campanello d’allarme. Una sirena su una stagione che è appena cominciata ma che sembra vedere di nuovo la Mercedes in una fase di supremazia assoluta e una Ferrari che insegue, disperata, e che fatica addirittura a mantenere il secondo posto come costruttore.

I due ferraristi sono infatti stati separati, all’arrivo, dalla figura ingombrante di Max Verstappen che traina la sua Red Bull ancora una volta ai piedi del podio. Dopo un terzo posto in Australia e un doppio quarto posto in Bahrain e in Cina, l’olandese continua la sua striscia positiva dimostrando di possedere una monoposto che può lottare per buoni risultati.

A Maranello invece ci sarà da discutere per la questione delle strategie e per le decisioni comunicate ai piloti dal muretto. Unico movimento del Gp di Cina è infatti sembrato essere quello dei team radio in Ferrari, con un Leclerc che ne è uscito decisamente svantaggiato.

Il monegasco, dopo la batosta del Bahrain, si è dovuto sacrificare per il bene della sua squadra, cedendo prima la posizione su un Vettel più veloce, e poi dovendosi confrontare con una strategia sbagliata, che lo ha fatto chiudere la gara alle spalle di Verstappen.

Visto il bel risultato dell’olandese i problemi in casa Red Bull si spostano però sull’altro pilota, Pierre Gasly. Dopo un ottimo anno in Toro Rosso il francese sta infatti soffrendo il passaggio nella casa madre, dove non riesce mai a reggere il confronto con il suo collega.

È vero che quando si parla di Verstappen si ha a che fare con talento puro e aggressività unica ma il sesto posto di Gasly, lontanissimo dai tempi di Max, ha tutta l’aria di essere un vero e proprio problema in Red Bull.

Il francese si può consolare con il punto extra assegnato da quest’anno per il giro veloce, portato a casa grazie a un pit stop negli ultimissimi giri, ma per poter rimanere nella scuderia del Toro si sa, bisogna dimostrare sempre il proprio talento. Helmut Marko le decisioni le prende di pancia, da sempre, e per Gasly serve trovare la competitività per non rischiare di dover abbandonare quel sedile da sogno.

Risultato dolce amaro anche per la Renault che finalmente porta Ricciardo a chiudere una gara, settimo e “primo degli altri” ma continuano i problemi di affidabilità, con Hulkemberg costretto al ritiro.

A uscire bene da questo weekend un po’ insipido è sicuramente il giovane Alexander Albon che dopo l’incidente spaventoso nelle FP3 di venerdì, e la conseguente qualifica mancata, ha realizzato una scalata eccezionale, portandosi in decima posizione.

Albon è uno dei tanti volti nuovi di questa Formula 1 che sta cercando di cambiare ma che, si è visto proprio in questo millesimo appuntamento, ha bisogno di un po’ coraggio per non cadere nella noia di cinquantasei giri senz’anima.