Fino a poche settimane fa si parlava di Profondo Rosso: un inizio difficile per Scuderia di Maranello che rischiava di minare anche questa stagione di Formula 1.

Ora invece in Ferrari, dopo i risultati ottenuti nei cinque appuntamenti della F1 2019, il disastro è definitivamente annunciato e si parla ormai di crisi nera.

Una depressione generale e dilagante che ricorda molto quella del recente 2016, con le Mercedes talmente superiori a tutti gli altri da potersi permettere il lusso di fare gara tra di loro, senza il bisogno di cercare compromessi od ordini dal muretto.


Se infatti la scorsa stagione è stata segnata da un Lewis Hamilton agevolato in fase di strategia, ai danni del povero Bottas da tutti ritenuto il “maggiordomo” del campionissimo britannico, quest’anno Mercedes guarda con soddisfazione la rivalità crescente tra i due, convinta di poter gestire le personalità in pista di entrambi.

Così come nel 2016, anno in cui si accese la sfida tra Hamilton e Nico Rosberg, la Ferrari rimane alle spalle dei campioni in grigio, inerme.

Il periodo peggiore degli ultimi anni per la Rossa di Maranello sembrava finalmente finito dopo gli ottimi risultati conquistati nel 2018, minati in parte degli errori dei piloti e in parte dall’affidabilità della monoposto.

Il 2019 doveva quindi essere l’anno della redenzione totale, del ritorno agli splendori del passato, l’occasione giusta per festeggiare i 90 anni di attività e per dare il benvenuto al giovanissimo Charles Leclerc.

Ma in Spagna si è capito, fuori da ogni dubbio, che questo sogno si sta rapidamente spostando verso una verità ben più concreta. In Ferrari la crisi c’è, ed è profonda.

A Maranello durante l’inverno si è osato tanto, si è tentato il tutto per tutto, e su questo non c’è certo da recriminare: squadra che non vince, cambia.

Ma i risultati tardano ad arrivare e le ombre dei vecchi problemi al muretto non sembrano, nel frattempo, scomparse.

Qualche errore del quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel, problemi con le strategie da usare in gara, due piloti da gestire con team radio spesso motivo di discussione e l’arrivo di un giovane che ha voglia di dimostrare il suo talento ma che, come tutti i giovani, ha il diritto di sbagliare.

In Ferrari si continua a lavorare e il Team Principal Mattia Binotto non perde le speranze guardando il calendario di una stagione ancora lunghissima e probabilmente piena di colpi di scena.

Tutto può succedere e la storia di questo sport insegna che tutto è sempre successo ma è innegabile parlare di un clima difficile e di una situazione che, così come quella del 2016, sembra sorridere a tutti fuorché alla Ferrari.

A migliorare le sue prestazioni è infatti la Red Bull, unica scuderia tra le Top al momento in cui è chiara la differenza di talento e prestazione tra i piloti ai paddock.

Se Pierre Gasly barcolla, incostante e un po’ sottotono sempre dietro le Rosse, Max Verstappen sta spingendo al massimo in questo inizio di campionato, mostrando il vero potenziale della sua monoposto.

Il giovane Max sembra aver definitivamente messo da parte gli errori di gioventù, quel narcisismo un po’ prepotente che negli anni lo aveva reso il buletto della Formula 1.

Gli incidenti e gli scontri gli sono serviti per crescere e la costanza di questi primi Gran Premi lo ha dimostrato.

Così, mentre le Mercedes prendono il largo con cinque doppiette su cinque appuntamenti e le Ferrari gareggiano tra di loro tra diatribe interne e problemi alla macchina, la Red Bull alza la testa.

Gli ultimi anni di supremazia Mercedes hanno forse messo in secondo piano il lavoro della scuderia di Chris Horner che nella storia recente di questo sport ha portato il giovane Vettel a vincere quattro titoli mondiali.

Così, mentre in Mercedes Hamilton e Bottas si scatenano in pista, la Ferrari fatica a rimanere in seconda posizione, ad oggi protagonista soltanto di una crisi nera.