Monaco e Niki Lauda. La storia della Formula 1. In questo fine settimana di gara si è consumato un lunghissimo tributo per l’uomo che della F1 ha fatto la sua vita, che per la F1 è morto e che per la F1 è risorto quarantadue giorni dopo.

Un tributo portato tra le strade del Principato di Monaco, lì dove questo sport poggia le proprie più solide radici. Tutti amano il fine settimana del Gran Premio di Montecarlo proprio per questo motivo: per la storia, per i ricordi, per la passione. Ma sempre più spesso, negli ultimi anni, il circuito di Monaco – così stretto e insidioso per le nuove monoposto – si è trasformato nel palcoscenico di un trenino lungo settantotto giri.

In una stagione piatta come quella cominciata lo scorso marzo, Montecarlo sarebbe dovuto essere l’ennesimo inno alla supremazia Mercedes. La sesta doppietta consecutiva per un team che non sbaglia mai. Ma così non è stato. Proprio a Monaco, proprio nel fine settimana dedicato a Niki Lauda, la Formula 1 2019 sembra essersi svegliata.

Ha vinto Lewis Hamilton e fin qui niente sorprese, ma ha vinto dopo aver lottato per rimanere al primo posto, inseguito da uno squalo che non gli ha lasciato vita facile. Alle sue spalle infatti si è insidiato un Max Verstappen indemoniato e consapevole che, dopo aver ottenuto una penalità di cinque secondi per unsafe release su Valtteri Bottas, avrebbe dovuto dare il tutto per tutto per salire sul podio.

Il pupillo di casa Red Bull alla fine del Gran Premio si è dovuto fermare ai piedi di quel podio tanto desiderato, quarto in classifica ma secondo in gara. Nonostante la penalità abbia tolto valore alla sua azione Verstappen ha dimostrato ancora una volta la sua nuova maturità con un atteggiamento molto più attento rispetto a quello mostrato nelle passate stagioni.

Alle spalle dell’olandese, poi retrocesso, un duo molto più tranquillo ha completato il podio: Sebastian Vettel è salito in seconda posizione e uno sfortunato Valtteri Bottas ha chiuso in terza. Per loro una gara solida e senza errori ma niente scintille di eccezionalità.

A regalare enormi emozioni, anche solo per pochi giri, è stato invece l’idolo di casa Charles Leclerc che, dopo il disastro del muretto Ferrari in fase di qualifica, ha tentato una rimonta disperata sulle strade di casa sua.

Il monegasco è riuscito a riportarsi ai piedi della zona punti in pochissimi giri, facendo gridare i tifosi di tutto il mondo e mettendo la sua Rossa in angoli del Principato che solo lui può conoscere. “È un kamikaze” ha urlato in team radio Grosjean, sorpreso dal sorpasso del giovanissimo.

E proprio quel suo essere un po’ acerbo e un po’ sanguigno lo ha portato a un contatto con Hulkenberg e a una inevitabile foratura. Il fondo distrutto della sua Ferrari non gli ha consentito di poter ricominciare la sua disperata risalita, portandolo a un ritiro che ha chiuso il cerchio di questo weekend drammatico e sfortunato.

In Ferrari, nonostante il secondo posto di Vettel, continuano infatti le difficoltà: la monoposto mostra problemi di prestazioni che, ad ogni Gran Premio, prendono sempre di più la forma di errori strutturali difficilmente risolvibili.

E il muretto non aiuta il team, con errori di strategia dovuti a una sempre più evidente mancanza di fiducia nei propri mezzi. La strada in casa Ferrari è tutta in salita e non sembrano esserci prospettive molto rosee per il futuro di questa stagione.

“Questa macchina è una merda” disse Niki Lauda davanti al cospetto di Enzo Ferrari dopo aver guidato la sua monoposto. Non si poteva dire, ma lui lo disse. Era Niki Lauda.