Arrivano le Finals!

Giugno sta per arrivare e con lui anche l’estate. Giugno però è anche il mese più amato dagli appassionati di Basket. I Playoff NBA entrano nel vivo, mettendo di fronte le due franchigie più forti della stagione delle categorie di Est e Ovest. Iniziano le NBA Finals, probabilmente il livello di Basket d’oltreoceano più alto dell’anno. A contendersi l’anello ci saranno i soliti Golden State Warriors che dovranno vedersela con i Toronto Raptors di Kawhi Leonard. L’esito della contesa è apparentemente scontato, con i gialloblù favoritissimi. La notizia clamorosa di quest’anno riguarda però LeBron James: per la prima volta dal 2010 il #23 non prenderà parte alle Finals, dato che i suoi Lakers non sono nemmeno riusciti a qualificarsi ai Playoff. Dopo aver lasciato i Cleveland Cavaliers non è riuscito ad imporsi a Ovest, che pullula di squadre molto competitive.

Di questa situazione ne hanno approfittato le franchigie più promettenti ad Est quali Philadelphia, Milwaukee e Toronto. E proprio i canadesi (che hanno battuto in finale di Conference i Bucks di Antetokounmpo) proveranno l’ardua impresa di strappare l’anello agli Warriors. I ragazzi della baia dovranno rinunciare per le prime partite della serie a Kevin Durant, finora mattatore assoluto di questi Playoff. Tra la totale assenza di LeBron e l’incerta presenza di Durant, Steph Curry e Kawhi Leonard sono destinati ad essere protagonisti di queste Finals. Sono gli uomini chiave, e probabilmente anche i due con più motivazioni rispetto a tutti gli altri.

Le rivincite di Steph Curry

Steph Curry è da svariati anni a questa parte una delle migliori Point Guard della Lega (se non la migliore). E’ stato il primo MVP della storia dell’NBA ad essere eletto all’unanimità e le sue giocate sono pura magia. Il suo talento non è in discussione, ma gli eventi delle ultime stagioni hanno fatto barcollare l’importanza della sua figura all’interno dei GSW. Prima il titolo perso nel 2016 contro i Cavs gettando all’aria un vantaggio di 3-1. Poi l’arrivo di Durant che ha preso in mano la squadra, monopolizzando il ruolo di MVP alle finali nei due anni successivi. Nonostante il record di Golden State sia nettamente migliore senza Durant rispetto che senza Curry, innumerevoli persone hanno iniziato ad accusare Curry di scarsa leadership e poca incisività. La serie contro Portland (finita 4-0) giocata senza KD non è stata altro che la cartina da tornasole per tutti coloro che hanno sempre creduto in lui. E’ un leader silenzioso, forse in secondo piano rispetto a Durant, ma sicuramente cruciale ed essenziale per il gioco degli Warriors. Ha dominato in lungo e in largo e ha dimostrato che Golden State non ha bisogno di Durant per essere comunque la miglior franchigia dell’era contemporanea e una delle squadre più forti di sempre.

La missione di Kawhi Leonard

Diciamo le cose come stanno: Kawhi Leonard non voleva assolutamente giocare per i Toronto Raptors. Il suo sogno era raggiungere LeBron in California, ma è stato spedito come un pacco ai Raptors dai suoi San Antonio Spurs in cambio dell’offerta migliore: Toronto ha infatti dovuto rinunciare a DeMar DeRozan (uomo-franchigia attaccassimo alla maglia) per assicurarsi Leonard. Insomma, a inizio stagione c’erano tutti i presupposti per un flop totale. Tuttavia, nessuno avrebbe dovuto mettere in dubbio il fiore all’occhiello di Kawhi Leonard: la sua professionalità. Si è impegnato duramente in questa nuova avventura dal giorno zero, trascinando i Raptors alle finali per la prima volta nella storia della franchigia. Mai uno screzio, mai una dichiarazione scomoda, mai un intervento fuori posto. Ha demolito Antetokounmpo nelle finali ad Est, ed è pronto a sfidare i campioni in carica. Probabilmente vincerà Golden State, probabilmente nella off-season Leonard se ne andrà, ma ha dimostrato di non dover mai dubitare della sua persona e della sua professionalità (oltre che del suo talento) a prescindere dal contesto, dalle situazioni e dai rumors.