Claudia Cretti non si è arresa al terribile incidente di due anni fa: è tornata in sella e ha ricominciato a vincere. Campionessa italiana di paraciclismo a cronometro e individuale, ora punta decisa verso Tokyo 2020.

Intervista di SIMONE STENTI

È il 6 luglio 2017, tappa Isernia-Baronissi del Giro d’Italia femminile. Claudia Cretti, ventunenne bergamasca della Valcar-PBM, prende la discesa Zingara Morta, nel beneventano, a 90 all’ora. Ghiaietta, un’indecisione: non si sa. Quel che è certo è che Claudia si schianta contro il guardrail e il caschetto non può farci nulla. È corsa disperata all’ospedale di Benevento.
Due operazioni alla testa e tre mesi di coma dopo, riapre gli occhi e dice: «mamma», la persona più importante anche nella sua seconda fase della vita, quella da campionessa paralimpica.

Claudia non si nasconde nulla, neanche quello che non può ricordarsi

«Ho solo qualche flash dei parenti che venivano a trovarmi in ospedale, quando mi hanno trasferito all’ospedale di Brescia». Con lucidità racconta il suo calvario ospedaliero: «Dicevano che sarei morta, sono caduta sulla parte destra: clavicola rotta e un grosso ematoma cerebrale. Per toglierlo, hanno dovuto tagliare un pezzo di cranio. Solo che poi si è spostato a sinistra e quindi mi hanno dovuto operare pure lì: per tanti mesi sono stata senza calotta cranica. Ora mi hanno innestato un pezzo di plastica».
Poi la riabilitazione, un progresso alla volta: «allenamenti specifici, che non erano niente rispetto a quando ero pro, però mi dicevano di saltare nei cerchi e sbagliavo.
Finché ho chiesto e ottenuto di avere un rullo e la mia bici per fare riscaldamento. Già nel 2018 il mio desiderio era tornare a fare le gare».
Per questo nel luglio dello scorso anno va a Darfo Boario Terme a vedere i campionati italiani.

Lì ritrova il suo ambiente che la stava aspettando: «Vieni con noi, mi hanno detto subito. Io non ci avevo per niente pensato al paraciclismo, perché volevo tornare professionista. “Claudia, guarda che le altre fanno i 42 all’ora”. Così mi hanno convinto, va bene proviamo».
Per Claudia Cretti, ciclista professionista al Giro d’Italia, è l’inizio di una nuova avventura sportiva che la porta velocemente a diventare doppio tricolore agli assoluti di paraciclismo 2019: cronometro e individuale, categoria C4. A cronometro rifila tre minuti alla seconda e sei alla terza, nell’individuale addirittura le lascia a un giro: «Non ero abituata alle crono, da pro c’erano le prologo, ma lì faccio riscaldamento e pronti, partenza, via e parto a bomba. Arrivata a 35 all’ora, ho tenuto la media, a parte le curve. Al traguardo neanche mi ero resa conto di essere andata così forte rispetto alle altre. La prima maglia tricolore l’ho messa nel 2010 e rimetterla dopo nove anni è un’emozione incredibile».

L’Italia è solo il primo passo, perché Claudia ha nel mirino le corse internazionali

«Qui in Italia corriamo tutte le categorie insieme. Non vanno a tutta e mi diverto tanto. All’estero è tutta un’altra cosa. A Ostenda, l’unica gara di Coppa del Mondo che ho disputato finora, c’era una partenza con tutte le curve del mondo e subito si sono lanciate a 48 all’ora. È stato impressionante. Mi sembrava di tornare al Giro, visto che le pro vanno così. Non ho fatto punti speciali, ma le prime dieci prendono punti per le Olimpiadi. Il prossimo anno ci sono anche i Campionati del Mondo».

Due sogni, anzi due obiettivi, con in cima i cinque cerchi: «Ricordo che da piccola, quando ho iniziato ad andare in bici, guardando le stelle cadenti avevo espresso tre desideri: una serie Tv di Harry Potter, andare all’università e partecipare alle Olimpiadi». Sulla serie Tv non ci si può fare più di tanto, l’università non è più un sogno ma realtà, le Olimpiadi sono dietro l’angolo: «Speriamo che le mie gare rimangano al top».

Sperando che non sia un tracciato per scalatori: «sono una velocista, che ama i tracciati mossi. Dammi gli ultimi tre o quattro chilometri in pianura, che io scatto e se non mi supera nessuno, alzo le mani».
Salita niente? «Quando mi alleno, ma poi guardo lo splendido panorama dai colli bergamaschi e mi distraggo. Però mi piace e saluto quelli che incrocio, beati loro, in discesa».
Oltre alle Olimpiadi, c’è un altro desiderio assai realizzabile: «Incontrare ancora Alex Zanardi. Ha subito un incidente assurdo in auto e ora vince qualsiasi cosa con il suo corpo. È un esempio grande per tutti. Nel 2016, a Roma, mi hanno premiata per il secondo posto ai Mondiali cronosquadre in pista e c’era anche lui. Gli avrò portato fortuna?»