Articolo di Jacopo Bianchi

Il baseball è lo sport americano per eccellenza, magari ora la situazione sta lentamente cambiando, ma sicuramente lo è stato per tutto il secolo scorso. Ha portato allo stadio, e continua a portare, oltre 70 milioni di persone all’anno. Negli Stati Uniti è diventato parte integrante della tradizione famigliare. Parte del proprio fascino lo deve sicuramente a quest’aurea di romanticismo che avvolge ogni aspetto del gioco, dentro e fuori dal campo. Come il fatto che per oltre 20 anni la MLB abbia affidato la stesura del calendario stagionale a Henry Stephenson e a sua moglie Holly. 

Il calendario stagionale del baseball americano

Nei primi anni 80 erano stati creati programmi informatici in grado di calcolare l’80% del calendario, ma il problema era proprio quel restante 20%. Si proposero proprio i due coniugi, lui architetto e lei appassionata di informatica e cruciverba.

Guardando i calendari delle stagioni precedenti si accorsero che nessuno di questi rispecchiava tutti parametri richiesti dalla Lega. Capirono che la chiave era riuscire ad aggirarli utilizzando la sensibilità umana. Le 30 squadre che compongono la MLB disputavano, e disputano ancora oggi, complessivamente 2430 partite nell’arco di 6 mesi. Parliamo di 162 gare per squadra, non proprio un compito semplice da svolgere a penna su un quaderno.

Senza dimenticare che le trasferte da una costa all’altra prevedono poi un giorno di riposo e che alcune città hanno due squadre. Ogni squadra ha le proprie richieste speciali (aprire la stagione in casa o viaggiare in trasferta durante grandi eventi cittadini). Ma gli Stephenson ci riuscirono alla perfezione combinando la mente da architetto e la passione per il baseball di Henry con le capacità matematiche/logiche di Holly, in grado di vedere le squadre soltanto come numeri e caselle.

La Stephenson System

Il lavoro però ogni anno divenne sempre più complesso con i nuovi meccanismi e soprattutto con le crescenti necessità televisive. Le squadre si lamentavano sempre di più del calendario e come pretesto utilizzavano proprio il fatto che fosse stilato da un marito e una moglie sul tavolo della cucina. La MLB nel frattempo ogni stagione lasciava aperta a tutte le società l’opportunità di proporsi e così ci provarono Stanford, il celeberrimo MIT e le più grandi compagnie informatiche.

Nessuna di loro però riuscì mai a presentare un lavoro migliore di quello fatto a mano da Herny e Molly che, per fugare ogni dubbio, crearono anche la Stephenson System. Dal 1982 al 2004 l’azienda creata dai due coniugi ha gestito il calendario MLB senza nessun software per ottimizzare gare e spostamenti, soltanto con un quaderno, delle penne e degli evidenziatori.

L’arrivo del sistema computerizzato

Alla fine soltanto dal 2005 sono stati rimpiazzati da un sistema computerizzato, lo stesso in uso ancora oggi, che crea il calendario utilizzando l’ottimizzazione combinatoria. Ma chiaramente trattandosi di un computer, per quanto avanzato, la sensibilità umana scompare come accadde nel 2013 alla leggenda assoluta del baseball Mariano Rivera. Il 13 volte All-Star e 5 volte campione del mondo dopo 19 stagioni con la maglia degli Yankees non poté giocare l’ultima gara della propria carriera di fronte al suo pubblico, ma lo dovette fare a Houston (a quasi 2800Km dallo Yankee Stadium). Con Henry e Holly non sarebbe mai successo.

Per leggere le ultime news di Soccer Illustrated Magazine, clicca qui.