Il rapporto tra Antonio Cassano e congiuntivi/condizionali non è mai stato idilliaco. Esattamente come il rapporto con i suoi allenatori. Con il pallone invece, Fantantonio ha sempre avuto un feeling magico. Eppure in questi giorni ci ritroviamo a parlare del suo divorzio annunciato con la Sampdoria, di un giocatore a fine carriera e purtroppo di un palmares quasi inesistente. Eppure il condizionale in questo articolo è d’obbligo, vi racconteremo un Cassano diverso.
In una intervista del 2011, un campione come Raul definiva Antonio Cassano come: “il giocatore più talentuoso con cui abbia mai lavorato”. E lui aveva giocato con fenomeni del calibro di Ronaldo, Beckham e Zidane.  In tanti, tantissimi, si sono chiesti dove sarebbe potuto arrivare Cassano se avesse avuto la testa sulle spalle, se avesse trovato la sua continuità, se avesse avuto la determinazione di diventare il migliore in assoluto. Senza ombra di dubbio sarebbe diventato una leggenda del calcio italiano, affiancando Baggio, Del Piero e Totti nell’olimpo dei migliori fantasisti italiani di quella fantastica era del calcio.
Immaginate per un momento un Antonio Cassano con la dedizione di Messi o Cristiano Ronaldo. Immaginate la coppia delle meraviglie Cassano-Totti giocare insieme per tante altre stagioni ancora, senza che fantantonio crei screzi con i suoi allenatori, ma si limiti a spaccare in due le difese (e non le bandierine) con le sue giocate da far girare la testa. Una Roma costantemente in lizza per lo scudetto, la chiamata della nazionale. Immaginate i ragazzini, allo stadio o davanti al televisore, innamorarsi del giuoco del pallone dopo aver visto un controllo di tacco al volo su un lancio di 30 metri, conseguente dribbling sul difensore e tiro sul primo palo. Tutto targato Antonio Cassano.

Eppure c’è un’altra storia ancora che mi balena in testa. Se in quel Gennaio del 2006, Cassano si fosse presentato senza orecchini e pelliccia davanti ai giornalisti spagnoli? Se fosse arrivato solo con una giacca e tanta voglia di diventare il numero uno? Quando arrivò nei galacticos lo soprannominarono “El Gordito”, guardacaso lo stesso soprannome di Ronaldo (“El Gordo”). Perchè un pò della giocata del “fenomeno”, Cassano l’aveva. Immagino un 2009 dove il Real Madrid ci pensa due volte prima di acquistare Cristiano Ronaldo, avendo un Cassano in rosa. O ancora meglio, immagino cosa avrebbero potuto combinare quei due insieme, in mezzo a una squadra stellare. Non fatico nemmeno a immaginare una rottura del duopolio Messi-Ronaldo per il Pallone d’Oro. Se credete che si stia esagerando, è perché non avete visto le giocate meravigliose che hanno costellato la carriera di  Antonio Cassano, “El Pibe de Bari Vecchia”.
Però alla fine lo sappiamo tutti, il genio è quasi sempre accompagnato dalla sregolatezza, specialmente nel calcio. E nessuno può costringere Cassano a non essere Cassano. Best, Gascoigne, Cantona, Maradona. Tutti giocatori marchiati dagli eccessi fuori dal campo, ma benedetti con del talento sopraffino. Nonostante siano stati “croce e delizia” per i propri club, sono tutti giocatori che sono entrati nella storia di questo sport grazie ai loro risultati. Cassano avrebbe potuto benissimo far parte del loro club e, nel cuore di molti amanti del calcio, è così. Nonostante il giocatore che sarebbe potuto essere, forse dobbiamo solo ringraziare Cassano per quello che ci ha mostrato, per quelle giocate che ancora adesso sono da stropicciarsi gli occhi. E se quello che rimane è solo una parte del repertorio che Fantantonio aveva da mostrare, ci accontenteremo così: d’altra parte, quel 2-1 all’Inter con la maglia del Bari è così bello che non ci si stanca mai di vederlo, se ci fossero state altre giocate così non avremmo avuto modo di imprimerle tutte inossidabilmente nella nostra memoria.