Essere Francesco Toldo è arrivare sempre ad un passo dall’eternità senza riuscire ad afferrarla. Essere Francesco Toldo non è roba per deboli di cuore. Nel 2000 è stato eroe contro l’Olanda, ma non poteva durare. Chi è abituato ad essere un vincente impazzisce se scende negli inferi per colpa di uno sporco golden gol, la più aspra delle condanne del calcio.

“Tu sei chi scegli e credi di essere” (cit. Il Gigante di Ferro)

 

E quanti ne abbiamo visti di disperati precipitare in quella notte, in quella finale contro la Francia che sembrava nostra fin da subito. Tra tutta quella gente che partecipava al tracollo calcistico di una nazione c’era però chi, mentre scendeva, brillava: erano quelli con lo stesso cuore di Toldo, che in mezzo agli altri sembravano stelle. Un’ultima e immensa fiammata di dignità prima di spegnersi, forse per sempre, rischiando ogni cosa rimasta, in puro stile Francesco Toldo.
Credo che il vero amore sia ricordare col sorriso chi è caduto dando tutto, credo che il vero amore sia apprezzare quel tutto che non è bastato, e questo non significa accontentarsi, è qualcosa di più grande e solo chi ha cucita addosso la maglia di Toldo può capire questa stanchezza eterna ed inconsolabile, perché eterna è la lotta: un concetto per titani che dà senso alla vita intera.

Alla fine del film, pur avendo salvato il mondo intero, il Gigante di Ferro se ne va lasciando un enorme vuoto nel cuore di un bambino. Toldo ha fatto la stessa cosa, lasciando i guantoni appesi all’anima di quei pochi che oggi, se ci fai caso, quando li incontri per strada, li riconosci subito: sono quelli che hanno una lacrima d’orgoglio da trattenere, e un vuoto nel cuore da colmare. Gli eroi a volte inciampano, quando sono ad un passo dall’eternità.