Le parole contano zero davanti a Wayne Rooney. Ogni cosa risulterebbe superflua. Arrivato nel 2004 al Manchester United come un predestinato, ai piedi di sua maestà Sir Alex Ferguson, è diventato il calciatore più rappresentativo della storia moderna del club inglese e con il 250° gol è diventato il miglior marcatore di sempre nella storia dei Red Devils superando Bobby Charlton, fino a ieri chiamato anche Dio e invece dio, con la d minuscolo, è caduto sotto i colpi, i gol, le bombe e come ieri, le punizioni, di un ragazzo di 31 anni che ha dato tutto per la maglia rossa. Alle spalle il numero 10 con lo spirito del numero 8 e i numeri del numero 9. Una combo, un miscuglio di caratteristiche che hanno reso Wayne Rooney un calciatore totale.
Ma poi parliamoci chiaro, la storia non si ricorderà dei gol, non di tutti almeno, non si ricorderà dei colpi di tacco, degli assist, dei cartellini, delle sfuriate. Nel tempo non rimarrà nulla di tutto questo. La memoria, però, bloccherà, fermerà, ghiaccerà nel tempo e nei ricordi un nome che verrà marchiato a vita nello stadio dei sogni. A Old Trafford e nel mondo rimarrà un nome solo e non sarà Manchester United. No. D’ora in avanti si dirà Wayne Rooney per intendere i Red Devils. Rooney ha conquistato un posticino al caldo nella storia del calcio e chissà perché è forse stato uno dei giocatori più sottovalutati negli ultimi anni. Forse la sfortuna è aver fatto la storia nell’epoca di Messi e Ronaldo. Forse. Ma io di Rooney mi ricorderò sempre.
Grazie Wayne, grazie.