E insomma, ho visto questo nuovo logo della Juve. Queste due J una vicina all’altra, che formano in mezzo una specie di tubetto. Beh, in effetti potrebbe essere il logo di un dentifricio. O di un detersivo. O di un nuovo stilista armeno. Lo ha realizzato la Interbrand, agenzia di comunicazione. Che poi, già il fatto che lo abbia fatto un’agenzia che comincia con “Inter” mi fa sentire come se avessi ingoiato una brioche ripiena di wasabi.
Ooook, lo so, va bene applicare le leggi del marketing al calcio; ma è anche una vecchia legge del marketing che un brand, se è conosciuto e (soprattutto) riconosciuto, beh, ci pensi un bel po’ prima di cambiarlo. Anzi, in genere non lo cambi.
Ma io sono qui, a scrivere, sulle vecchie tribune del Forza e Coraggio, a Milano, costruite negli anni ’20, e guardo gli allenamenti della categoria Giovanissimi. Nel bar ci sono i gagliardetti delle squadre, con gli stemmi, gli scudetti, i simboli antichi. Gli odori. I suoni, come quello che fanno i ragazzi quando escono dallo spogliatoio, senti quel tatatac tatac dei tacchetti sul cemento, e si aprono i ricordi di stadi meravigliosi come di cadenti campetti di periferia, ma sempre sacri, perché templi del Calcio.

Che poi il calcio questo è. I simboli, gli scudetti, i trofei, i gagliardetti. “Passionate fans. Multiple UEFA Cup wins. Huge potential for growing an international audience”. Così commenta l’agenzia. “multiple UEFA Cup wins”. ma che vuol dire? Molteplici vittorie UEFA? Che è, un Oscar? Ma come parli? Si vede che l’ha scritto qualcuno che non ha idea di cosa sia il calcio. Non usa il nostro codice: “un alto potenziale per far crescere un audience internazionale”. Seh, con un segnetto nero. Al posto di quel simbolo, praticamente lo stesso dal 1905. Quello portato sul petto da Combi, Orsi, Charles, Boniperti, Sivori, Bettega, Tardelli, Scirea, Platini, Zoff, Nedved, Zidane, Cannavaro, Cabrini, Del Piero, Trezeguet. Quello non va più bene. Non va bene per vendere il merchandising in Cina e Malesia (certo, lì tutta roba originale, comprano…)
Dice: così vendiamo più magliette. Seh, sicuro. Infatti il Real Madrid ha lo stesso logo identico dal 1941, e di magliette non ne vende, nooooo. E idem il Barça, o il Man Utd.
Nel calcio funziona il senso d’appartenenza, che ti costruisci con la storia e le storie, le leggende, le bandiere, ancora prima che con le vittorie. E poi – appunto – le vittorie. Le maglie in più le vendiamo se vinciamo ‘sta benedetta Coppa. Altro che ‘sto segnetto, seh…