“Io vorrei rispondere alla gente che critica tanto il calcio italiano, e spero che questa gente venga a giocare qua. In Italia sono pronti tatticamente. Io anche a 34 anni sto imparando alla grande. In Inghilterra è più uno show. Come due boxer che se le danno e il primo che è stanco cade. Mentre in Italia è più un gioco di chess (scacchi ndr), se tatticamente non sei bravo qui non puoi giocare.”
Queste le parole di Evra che più ci rimarranno in mente di questa sua avventura italiana con la maglia della Juventus durata quasi tre stagioni e con cui ha arricchito il suo palmares di ben 5 trofei.
Ma Patrice Evra, dall’alto delle sue 35 primavere non ha solo imparato dal calcio italiano, anzi. In pochi si aspettavano che un giocatore della sua caratura, pilastro del Manchester United di Sir Alex nonchè capitano della nazionale francese, potesse arrivare alla Juventus con così tanta umiltà e altrettanto carisma. Un giocatore a cui Allegri si è sempre affidato durante le partite di Champions e che ha spesso aiutato il proprio reparto grazie alla sua grande esperienza internazionale. Lo stesso giocatore che non ha mai detto una parola quando invece è stato relegato in panchina, e che invece ci ha sempre messo la faccia nei momenti difficili, presentandosi davanti ai microfoni difendendo a spada tratta la squadra come un vero veterano subito dopo aver finito di rimproverare i suoi compagni nello spogliatoio, come solo i leader naturali riescono a fare. Patrice Evra si è in poco tempo guadagnato la stima di compagni, tifosi e addetti ai lavori proprio per queste sue caratteristiche: l’umiltà e la semplicità con cui riusciva a mettere a disposizione dei compagni tutta la sua esperienza e la sua leadership.

Detto questo, non c’è da stupirsi che un’altra leggenda come Buffon sia arrivato alle lacrime apprendendo della cessione di Evra, come lo stesso francese ha dichiarato durante la sua presentazione con la maglia dell’OM. Perchè Patrice Evra non mancherà solo al portiere bianconero ma a tutta la Juventus. Non solo per le sue prestazioni in campo, ma per la sua capacità di risollevare, svegliare e tenere unito un gruppo che, ora più che mai, ha bisogno di trovare solidità e compattezza in vista della Champions League.
Ora che Evra è però a tutti gli effetti un giocatore del Marsiglia, non posso che ringraziarlo per quello che mi ha dato e che ha regalato ai tifosi della Juventus e al calcio nostrano. Il grande attestato di stima per il calcio italiano, la sua breve esperienza con il Monza quando non era nemmeno ventenne, la giusta dose di “ignoranza” e spensieratezza sui suoi profili social (la sua reazione alla notizia dell’acquisto di Higuain la ricordiamo tutti) e infine ci ha dato modo di capire che non sempre un campione si contraddistingue dal talento sul campo e dalla boria fuori. A volte si può (e si deve) essere campioni innanzitutto nello spogliatoio. Per questo e per tutto il resto:
Merci, Patrice