La finale di Coppa d’Africa è una finale tra due tipi di Africa differenti: Egitto contro Camerun, il diario di una rivincita

Egitto-Camerun: il giorno prima della Finale

La storia è spesso fatta di corsi e ricorsi storici e per la Coppa d’Africa la partita che è, è stata e molto probabilmente continuerà ad essere un classico è senza dubbio Egitto-Camerun, una rivalità che si è imposta costantemente nel corso delle precedenti edizioni e che ha visto l’Egitto scippare per ben 2 volte il titolo alla formazione subsahariana, portando i faraoni in paradiso. Sono molte le tematiche che a questa sfida sono legate: l’ennesima confronto fra 2 tipi di Africa, quella araba e mediterranea contro quella nera ed equatoriale, la rivincita per l’eterno secondo e infine, ma sopratutto, sarà uno scontro di storie, fra quella di una nazionale, l’Egitto, che vive ancora alla luce di grandi stelle del passato ma con un futuro ancora tutto da scrivere, e una invece giovane e con tante promesse che oggi più che mai cercano conferma.
Sarà la partita di Essam El-Hadary, portiere che ha visto nella semifinale contro il Burkina Faso la possibilità di far vedere ancora una volta al mondo che anche a 44 è ancora in grado di dire la sua, dopo una carriera che l’ha visto risplendere per anni nel calcio egiziano, ma senza riuscire mai a lasciare il segno nei più ambiti panorami europei, tanto da far dichiarare a Drogba nel 2012 « È il miglior avversario che abbia mai affrontato».
Portiere per anni della formazione Al-Ahly, la squadra più vincente nel panorama mondiale, scenderà di sicuro in campo con la voglia di entrare nella storia e diventare il primo calciatore a vincere ben 5 edizioni della Coppa d’Africa, a provare ad ostacolare questo suo sogno ci sarà Nicolas N’Nkoulou, capitano della nazionale camerunese e stella del campionato francese nel quale è riuscito persino a vincere una coppa di Francia e la successiva supercoppa con il suo Olympique Marsiglia. Sarà anche un duello fra 2 allenatori che, per motivi diversi, hanno davanti a loro la possibilità di entrare di diritto nel calcio che conta. Da una parte Hector Cuper, storico allenatore argentino di Malaga, Valencia e Inter al quale non è mai mancata la capacità di portare le proprie squadre in finale, ma che tanto ha faticato a vincerne, arrivando alla veneranda età di 62 anni con appena due supercoppe di Spagna in bacheca; dall’altra Hugo Broos, allenatore belga celeberrimo nel proprio paese e che ha fatto le fortune delle squadre da lui allenate, senza però riuscire ad avere altrettanto successo in altri palcoscenici. E allora ecco a voi Egitto-Camerun un duello senza esclusione di colpi e che vedrà eleggere la nuova regina d’Africa.
Coppa d'Africa, Egitto-Camerun

Coppa d’Africa, tra Egitto e Camerun la spuntano i Leoni Indomabili

“La gente non vuole parole. Vuole il suono della battaglia, la battaglia del destino.” Gamal Abdel Nasser non poteva immaginare che molti anni dopo aver pronunciato questa fra essa si realizzasse proprio contro il suo Egitto, nella partita che ha visto infine soccombere proprio la formazione araba contro il destino che ieri aveva il volto del Camerun. È stata la vittoria del Destino, in un paese che forse più di tutti gli altri vive ancora appieno il vero senso di questa parola che ieri si è fatta viva, incarnando tutti i più grandi terrori degli egiziani e in particolare dell’allenatore che con il tempo si è cucito addosso il titolo di “Bello ma incompiuto”. “Cuper ha perso ancora” potrebbe essere anche solo questa la notizia ma così non è, è stata la vittoria della determinazione e della volontà di stupire contro la paura di perdere un titolo che avrebbe ancor di più portato nella storia campioni come El-Hadary e Ahmed Fathy, storico difensore dell’Ahly del quale prima non si è parlato, ma che meriterebbe un capitolo a parte solo per quanto è riuscito a vincere e per cosa ha rappresentato in Egitto assieme ai suoi più noti colleghi come il portiere sopracitato e forse il più grande giocatore arabo di tutti i tempi: Mohamed Aboutrika.
Da una parte quindi il rimpianto per un titolo sfuggito all’88 minuto, dall’altra la gioia per un digiuno interrotto dopo 15 anni e proprio contro la rivale che per ben 2 volte aveva interrotto il sogno di una nazione e un popolo che rappresenta tutta l’Africa a sud dell’equatore e che è riuscita a mandare in goal le due stelle più attese ma anche più improbabili. Ossia N’koulou e Vincent Aboubakar, grande promessa fin dalla più tenera età ma che non si è mai riuscito ad imporre definitivamente sui grandi palcoscenici del calcio europeo, tanto da essere schierato in campo d’allenatore Hugo Broos, solo all’inizio del secondo tempo, mai scelta più azzeccata. Entra e ribalta il risultato, trasformandosi da promessa a stella definitiva del calcio africano e prendendosi anche gli applausi di un’altro grande, Samuel Eto’o che non riesce a fare a meno di battere le mani e applaudire alla sua nazione che, guidata dal destino, entra di diritto nella storia di questa competizione.
Coppa d'Africa, Egitto-Camerun