Ci sono regali che passate le feste natalizie si mettono in un cassetto e, verso Pasqua – se non portano impresse immagini di renne o Santa Claus – vengono bellamente riciclati ad amici e parenti, se non addirittura cestinati. E altri dei quali, invece, si scopre l’utilità solo un po’ più avanti come nel caso di Deulofeu.

Gerard Deulofeu, ex baby fenomeno catalano che ha trasformato l’ansia da prestazione del Milan in eccitazione orgasmica per la vittoria in nove contro il Bologna. Il biondino con il cognome più invidiato da Zlatan Ibrahimovic (Deulofeu in catalano significa “Creato da Dio”), a 9 anni era già nel paese dei balocchi della cantera blaugrana, a 12 sotto contratto Nike e a 14 firmava per una sponsorizzazione da 150mila euro l’anno.

Deulofeu e Babbo Natale
Deulofeu e Babbo Natale

Deulofeu: il nuovo Messi, dicevano

Una precocità che non lasciò indifferente la stampa, che infatti iniziò a titolare: “Il Barça ha in casa il nuovo Messi?”. Lui, almeno all’inizio, non sembrò risentirne. Giocava, appunto, come se fosse “creato da Dio”. Una spanna sopra tutti gli altri, tanto da arrivare ad esordire facilmente nel 2011 con il Barcellona B, all’epoca allenato da Luis Enrique.
L’anno dopo, il 2012, viene inserito nella lista dei 101 calciatori più interessanti nati dopo il ‘91, stilata dalla rivista spagnola ‘Don Balon’. Nella classifica, giocatori del calibro di Pogba, Hazard, Verratti, Griezmann, o promesse mantenute a metà come Niang e Suso, oppure veri e propri flop alla Mastour o Castaignos.
Ma siccome di Messi e Maradona ne nascono uno ogni cento anni – e per gli ultimi due secoli il posto di “Genio” è visibilmente occupato -, il destino inizia a far pagare a Gerard il suo conto. Nel 2013 segna 18 gol in 33 partite con il Barcellona B ma la stagione successiva, chiuso proprio da “la Pulga”, viene girato in prestito all’Everton: 25 presenze e 4 segnature sembrano far ben sperare.

Gerard Deulofeu al Barcellona
Gerard Deulofeu al Barcellona

La carriera di Deulofeu

Qualcosa pero’ si è rotto. L’Inghilterra non è la Spagna, soprattutto la Catalogna, e il predestinato comincia a intristirsi. La sua rapidità non accompagnata dall’esaltazione di essere al centro del progetto lo fa ben presto etichettare come “bravo ma inconcludente”. Torna in un Barça che ha appena acquistato Suarez e Neymar e così, in accordo con il club, si accasa al Siviglia.
La parabola non accenna a rialzarsi: 17 presenze e la vittoria dell’Europa League ma non da protagonista. Basta guardare i video su YouTube, di quando un Deulofeu in miniatura dribblava tutti come fossero birilli e poi segnava con l’indifferenza dei campioni. Aveva la fascia al braccio. Era già il capitano. E se la riassettava ad ogni rete, perché ancora troppo larga intorno al suo braccino da niño. Questo mancava al 22enne (23 a marzo), proveniente da Riudarenes: essere il leader della squadra.

La maglia numero 7 passa allo spagnolo dopo Donadoni, Shevchenko e Pato.

Un ruolo che ha trovato, arrivato nel mercato di gennaio, in un Milan in costruzione. Il numero 7 sulla schiena, come sempre. Quello preferito. Secondo una interpretazione esoterica rappresenta l’equilibrio perfetto. Lo indossa dalle giovanili e la partenza di Luis Adriano, che lo ha occupato indegnamente per un anno e mezzo, sembrava scritto.
Così come l’infortunio di Bonaventura. Mentre guardavo al bar Bologna-Milan l’altra sera, sconsolato per le espulsioni di Paletta e Kucka oltre all’infortunio di Romagnoli, è entrato un amico milanista che dopo essersi intrattenuto al bancone si è girato di scatto e brandendo un bicchiere di amaro ha dichiarato: “La vinciamo”.

Potete immaginare le reazioni. In nove contro undici, fuoricasa, con sole sconfitte e un pareggio nel 2017. E’ mancata solo una sonora pernacchia, mentre il ventaglio di sfottò juventini e interisti si apriva come la coda di un pavone. All’ennesima presa per il culo, spintasi fino alla società e agli unici “cinesi senza soldi” che dovrebbero acquistare il Milan.

Bologna-Milan: Deulofeu cambia la partita con una magia

siamo al minuto’88. Deulofeu recupera un pallone nei pressi del calcio d’angolo, salta secco Maietta, punta l’area di rigore, vede Pasalic al centro e gliela passa facendo scorrere la palla sotto le gambe di Krafth. Gol: uno a zero. La gioia dei milanisti esplode, così come il bicchiere di amaro, che finisce completamente a terra, al pari del morale di Donadoni. Deulofeu si è ripreso le luci della ribalta. “E’ una vittoria che vale sei punti”, dichiarerà a fine gara.
No, Gerard, è un assist che vale una carriera. La tua. E un regalo al Milan che potrebbe significare Europa. Un dono arrivato ben fuori dalle festività e ancora più gradito. D’altronde, come diceva Renato Pozzetto in un vecchio spot del panettone Motta: “Il Natale, quando arriva arriva”.